Società terrorismo 

Due genovesi nell’inferno di Parigi, il racconto di una notte di terrore

Christian De Lorenzo, genovese, lavora come ricercatore in storia della medicina e della letteratura presso l’Université Paris-Est Marne-la-Vallée. Ieri sera insieme alla sua compagna Barbara Fiorio, scrittrice, anche lei di Genova, che lo aveva raggiunto per il week end, si trovavano nella zona di Belleville, nel centro della capitale francese in un ristorante per festeggiare il compleanno del ricercatore.

Erano insieme ad altri italiani a due passi dal “Bataclan” uno degli obiettivi dei terroristi dell’Isis che la scorsa notte a Parigi hanno massacrato 128 persone e ferite 250 secondo un bilancio che purtroppo è ancora provvisorio

Quando avete saputo degli attentati?

Christian: “Siamo arrivati al ristorante “Vieux” verso le 20.20 20.30… La prima notizia l’ho avuta attraverso “Whatsapp” intorno alle 22.30. Un mio amico dall’Italia mi chiedeva se stavo bene… Poi a quel punto è cominciato il rimbalzo frenetico sui social…”

Barbara: “C’erano molti italiani con noi in questa piccola trattoria, e insieme ai francesi si era creato un bel clima, cantavamo e ridevamo… Noi italiani, avevamo qualche smartphone in più rispetto ai francesi e quindi abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave. Siamo stati subissati dai messaggi di chi dall’Italia ci chiedeva se eravamo al sicuro. I francesi, magari, erano meno informati ma ostentavano anche una certa tranquillità ed erano protettivi nei nostri confronti.”

Quando sono arrivate delle indicazioni da parte delle forze dell’ordine?

Christian: “Quando la notizia ha iniziato a serpeggiare in sala il titolare del locale tra internet e telefono è stato raggiunto dalle forze dell’ordine e ha detto ai clienti di non uscire. Ci ha detto che “I terroristi stanno girando per strada e la polizia ha detto di non uscire… “Non eravamo molto distanti da “Bataclan” che si trova solo poche centinaia di metri più in là rispetto a dove eravamo noi… Quinti il titolare ha tirato giù le serrande alle finestre e ha messo gli scuri alla porta…

Ad un certo punto ho avuto molta paura ma non ho critiche da fare rispetto alla procedure di sicurezza, mi è sembrato che tutto si sia mosso con tempestività e noi a nostra volta ci siamo comportati secondo le indicazioni della polizia che arrivavano da Internet…

Barbara: “ La differenza tra noi e i francesi è che loro hanno continuato a cantare e a mangiare, giusto una telefonata a casa. Mentre gli italiani erano più apprensivi e sommersi dai messaggi che arrivavano sui “social network”… Si capiva che anche loro erano spaventati ma non lo davano a vedere, c’è stata da parte dei francesi una reazione unanime per cercare di minimizzare., come dire “Non ci avrete” Io ero terrorizzata… Poi ad un certo punto i francesi, finito di mangiare, sono usciti nonostante gli avvisi e nel ristorante erano rimasti solo gli italiani. Non c’era la televisione e le uniche informazioni arrivavano dai cellulari che si stavano scaricando. I padroni del locale nel loro tentativo di metterci a nostro agio e di non farci preoccupare ad un certo punto si sono scusati per quello che era successo…”

Christian:”La paura reale era che potesse succedere anche a noi… Incontrare solo per caso qualcuno che potesse spararti oppure che ci fosse un’irruzione nel locale”

Avete visto qualcosa?

Christian: “Non abbiamo visto niente. C’era un grande spiegamento di forze dell’ordine… Molti lampeggianti e le strade erano controllate con dei posti di blocco, con il taxi abbiamo dovuto girare a lungo per poter rientrare nel mio appartamento… Siamo usciti dopo mezzanotte dopo essere stati chiusi dentro per circa due ore, i taxi non circolavano ma abbiamo avuto la fortuna di incontrarne uno che ha deciso di portarci a casa. Al di fuori delle zone interessate c’era un’irreale tranquillità ma si percepiva la tensione del taxista e per strada, ogni tanto, capitava di vedere qualche francese passeggiare tranquillamente un po’ come nel ristorante… Un’ostentata tranquillità quasi come una sfida verso i terroristi.“

A che ora siete rientrati?

Christian: “Dopo tre quarti d’ora… io non abito molto distante. In genere ci metto dieci minuti da quella zona ad arrivare a casa mia.”

Ora com’è la situazione?

Barbara: “Noi siamo relativamente distanti dal centro e dalle zone degli attentati. Qui un centro commerciale è chiuso e la situazione è irrealmente tranquilla. Abbiamo camminato per mezz’ora ma non c’è niente di particolare. Apprendiamo le notizie dalla tv. Il centro della città è presidiato da tantissima polizia e molte strada sono ancora chiuse al traffico quindi è praticamente impossibile raggiungerlo.”

Il ritorno?

Christian: “Air France garantisce i voli in andata e ritorno con più controlli. A noi italiani non sono arrivate comunicazioni particolari mentre sui pannelli luminosi per le strade c’erano dei numeri di telefono da chiamare per i tedeschi..”

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