Ok dal ministero al trattamento “salva basilico”

TRATTAMENTO STRAORDINARIO PER CONTRASTARE LA PERONOSPORA

 CONFAGRICOLTURA LIGURIA: “UNA DECISIONE ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE OTTENUTA GRAZIE ALLA FERMA AZIONE DI CONFAGRICOLTURA NAZIONALE SUL MINISTERO”

 UNA CONCRETA RISPOSTA AD UN SETTORE CHE PRODUCE OGNI ANNO 170 TONNELLATE DI BASILICO

 serra2Il Ministero della Salute ha approvato l’uso eccezionale del formulato Maestro WG advance (Fosetil Alluminio) sul basilico sia in pieno campo SIA in serra per contrastare la Peronospora belbahrii. Si potrà utilizzare per centoventi giorni giorni e, quindi, fino al 8 settembre 2015. Il decreto sarà presto pubblicato sul sito del Ministero, intanto se ne può richiedere copia al CeRSAA di Albenga, al CSF – Regione Liguria di Sanremo ed al Distretto Florovivaistico della Liguria.

“La decisione del Ministero – commenta Renato Oldoini – presidente di Confagricoltura Liguria – va nella direzione da noi auspicata. Si tratta di un passaggio fondamentale e fortemente voluto da Confagricoltura che, a livello nazionale, si era attivata facendosi promotrice di un’ interrogazione parlamentare nel merito, a firma di molti parlamentari, consegnata al Ministro Martina in data 29 aprile”.
 Una concreta risposta – secondo Confagricoltura Liguria – per un settore fortemente caratterizzante l’agricoltura ligure.
 “Stiamo parlando – prosegue il presidente ligure di Confagricoltura – di una produzione di oltre 170 tonnellate/anno di cui 120 in serra. In Liguria questa coltivazione ricopre circa 40 ettari dei 100 complessivi nel panorama nazionale. Oltre un milione di mazzi – precisa Renato Oldoini – per una produzione di alta qualità, ancorchè di nicchia in una frammentazione aziendale che vede coltivare basilico in più di 100 aziende in tutta la Regione, con una superficie media di mezzo ettaro ad azienda per otto addetti ad ettaro”.
 “Un comparto – sottolinea Confagricoltura Liguria – assolutamente primario nel panorama ligure, capace attraverso la DOP riconosciuta giusto 10 anni fa, di esportare il ‘made in Liguria’ in tutto il mondo, laddove il pesto genovese è sinonimo di Liguria ed Italia. Spiace constatare, stante questi numeri, che ad Expo non sia stato possibile permettere la degustazione ed il consumo diretto del pesto genovese, il che, secondo noi, rappresenta non solo un discrimine rispetto ad altri prodotti d’eccellenza dell’agroalimentare italiano, ma, soprattutto, un’occasione persa di allietare i palati dei milioni di turisti in arrivo in Italia e a Milano in particolar modo”.
La coltura del basilico era un tempo circoscritta alla Liguria, dove rappresentava la specie orticola più coltivata in ambiente protetto e vantava il primato assoluto in Italia (170 tonnellate all’anno, di cui 120 in serra). Indagini statistiche svolte dalla Regione in anni recenti indicano che il basilico è coltivato nelle quattro province liguri su una superficie totale di circa quaranta ettari. La coltivazione in ambiente protetto interessa 17 ettari, mentre 23 sono quelli di pieno campo. La coltura all’aperto interessa in particolare la provincia di La Spezia, con 15 ettari, segue Savona con 6,5 ettari. In serra si coltivano nove ettari a Savona e 6,5 tra Genova e Imperia. Le aziende interessate alla produzione sono stimate tra 85 e 100. La superficie media aziendale regionale è poco meno di 0,5 ettari, con oscillazioni tra 0,45 a Savona e 0,17 a Genova. Le aziende di più lunga tradizione si concentrano nella provincia di Genova: la maggior parte ha iniziato l’attività tra gli anni ’20 e ’60 (e il basilico vi è prodotto soprattutto in serra), ad Imperia e La Spezia negli anni `70 e ’80, a Savona negli anni ’90. Nel settore sono impegnate una media regionale ad ettaro di 8 incaricati e con una netta prevalenza di manodopera femminile. La forma di commercializzazione (mazzetti o sfuso) influisce enormemente sulla manodopera: la maggior parte delle aziende genovesi, infatti, commercializza il prodotto a mazzetti (bouquet) per il mercato del fresco e ciò giustifica un numero elevato di addetti per unità di superficie.
 Le denominazioni di qualità

La Denominazione di Origine Protetta (DOP) è il riconoscimento europeo che designa un prodotto agroalimentare il cui intero ciclo produttivo, dalla materia prima al prodotto finito, si svolge in un’area geografica ben delimitata, non riproducibile altrove. Il basilico è il prodotto orticolo fresco per eccellenza, simbolo inconfondibile, sia a livello nazionale che internazionale, della realtà produttiva agricola di Genova e della Liguria.

 

La Dop in Liguria

Il riconoscimento europeo della Dop  “basilico genovese” è avvenuto nel 2005 con il Regolamento (CE) n. 1623/2005 della Commissione Europea, pubblicato sulla GUCE L 259/15 del 5.10.2005. Nel 2006 il Ministero delle politiche agricole e forestali, con D.M. 14 febbraio 2006, ha designato in qualità di Autorità pubbliche ad effettuare i controlli sulla DOP “Basilico Genovese” le Camere di Commercio della Liguria, coordinate dall’Unioncamere Liguria. La   zona   di produzione del “Basilico genovese” D.O.P. è delimitata al solo versante tirrenico del territorio amministrativo della  regione  Liguria  con delimitazione individuabile nello spartiacque.

 

Basilico in commercio: Dop e non  

Non tutti i tipi di basilico che troviamo in commercio a Genova e in Liguria rientrano nella Dop. E anche nel caso del basilico Dop ci sono diverse modalità colturali, in particolare relative alla raccolta, da cui dipende il prezzo finale al consumatore. Per fare un po’ più di chiarezza rispetto al prodotto commercializzato, elenchiamo i principali tipi di basilico in vendita, anche a prezzi molto diversi tra loro.

 

Non si possono fregiare della Denominazione di Origine Protetta i seguenti tipi di basilico:

  1. Basilico coltivato al di fuori del versante tirrenico della Liguria,
  2. Basilico confezionato in bouquet ma utilizzando non le piantine intere ma porzioni di piante sfalciate, presentate similarmente al bouquet attorcigliando i gambi più corposi e coprendo il tutto con terriccio e carta.
  3. Basilico coltivato su bancali e in alveoli con terriccio artificiale o in fuori suolo,
  4. Basilico trapiantato, ossia generato da un innesto erbaceo applicato sulla plantula.

 

Il pesto

 

Il pesto probabilmente deriva da una salsa agliata medioevale. Solo nell’Ottocento la ricetta viene codificata pressa poco come la conosciamo: ingrediente base il basilico, quello più rinomato si dice si coltivi nel Ponente genovese, aglio, pinoli, fiore sardo, parmigiano reggiano, olio extravergine d’oliva e sale marino grosso. Non stupiscono i due formaggi estranei alle produzioni locali liguri, il parmigiano reggiano e il fiore sardo si commercializzano da secoli su e giù per l’Italia, e una delle abilità culinarie dei Genovesi consiste nell’aver fatto proprie pietanze, ingredienti e prodotti che giungevano grazie ai traffici del porto e alle attività mercantili praticate dagli abitanti della città della Lanterna.

Oggi il Pesto è uno dei prodotti agroalimentari tradizionali della Liguria censiti dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF) e nella sua versione più blasonata è un prodotto ricco di tipicità titolate: contiene due Dop liguri (Denominazione di Origine Protetta): il Basilico genovese e l’olio Riviera Ligure; un Presidio Slow Food, l’aglio di Vessalico (Imperia); una Dop sarda, il Fiore, una Dop emiliana, il Parmigiano, e infine sale rigorosamente marino.

 

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