#iosonoarduino – Il Comune conferma i suoi progetti

arduinopanLa grande campagna a seguito dello sfratto inviato dal Comune alla bottega storica Arduino, avviato dall’Associazione delle botteghe storiche e da Alessandro Cavo, dirigente Ascom, insieme a tutta l’associazione, ha avuto il suo primo effetto. Quello di far uscire allo scoperto il Comune. Le decine di foto con lo slogan #iosonoarduino, iniziativa alla quale ha collaborato anche GenovaQuotidiana, ha spinto l’amministrazione a “precisare” i termini del procedimento. Di fatto, quanto anticipato da QenovaQuotidiana e da tutti i media genovesi.
Lettera
La lettera impone l’autaut: o si accetta il trasferimento (a titolo oneroso per l’azienda, perché non diversamente indicato) o si rischia di perdere l'”occasione”.

Ecco la precisazione dell’Amministrazione comunale a proposito degli interrogativi che sono stati sollevati circa un’ipotesi di ricollocazione della bottega storica Arduino 1870.

La lettera che il Comune di Genova ha inviato alla ditta “Arduino 1870” per una diversa collocazione della “bottega” non è uno sfratto né un atto di imperio ma soltanto la formalizzazione di una richiesta da parte dell’Amministrazione nell’ambito di una consultazione che era già in corso da tempo con tutti i soggetti interessati.

L’intento è quello di valutare la fattibilità di una migliore utilizzazione del patrimonio immobiliare in una strada che riveste enorme valore storico e turistico. Il proposito è valorizzarne due elementi essenziali: le botteghe storiche e i musei. Una seria pianificazione degli interventi, per l’immediato e per il futuro, richiede che si valuti quali soluzioni tecniche offrano i migliori vantaggi su entrambi i versanti.

Ovviamente non avrebbe senso allontanare da via Garibaldi le sue botteghe storiche e, infatti, anche nel formulare ipotesi di ricollocazione, l’Amministrazione ha tenuto ferma la condizione del loro mantenimento in strada “nuova” nello stesso contesto storico architettonico e con la medesima appetibilità commerciale.

Il principio-guida del Comune di Genova è la promozione delle botteghe storiche – come dimostrato anche in occasione del Giro d’ Italia e delle numerose visite della stampa e degli operatori turistici italiani ed esteri – e l’ulteriore potenziamento del polo museale di Strada Nuova, complesso che rappresenta il cuore del “Sistema delle Strade nuove e dei Palazzi dei Rolli”, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’ umanità.

Ciò comporta un’adeguata programmazione degli interventi anche a lunga scadenza tenendo conto della previsione di un auspicato ulteriore incremento della presenza turistica, senza con questo assumere provvedimenti unilaterali e fuori da un disegno complessivo.

L’Amministrazione resta perciò impegnata a proseguire il confronto con tutti i soggetti interessati.

Di fatto, il Comune, in burocratese, vagheggia di ipotetici progetti senza, per altro, precisarli. I “progetti” sono gli stessi di cui si parla da anni e per i quali già altri negozi storici hanno chiuso. Dal contenzioso con l’antiquario Durbiano è stato ottenuto solo un negozio fuoto, per anni usato come area di cantiere. Dalle vetrine, a lungo polverose, si vedevano i secchi degli operai invece dei trumò settecenteschi e dei quadri dei secoli passati. Un forte danno di immagine per la città proprio nella “via Aurea” che non coincide con le promesse di valorizzazione della “precisazione” comunale. La questione legale è lunga e complessa e torti e ragioni non possono che essere decisi dal tribunale, ma, di certo c’è che una proposta fatta da Davide Durbiano per la trasformazione dell’attività di un centro di eccellenza enogastronomica era rimasta lettera morta. Da qui, è nato, appunto, il contenzioso.
Continua, intanto, la campagna sui social network a difesa della bottega Arduino, la cui preziosa mobilia, risalente presumibilmente alla fine dell’Ottocento (quando nel locale c’era un caffè) e adattata alla nuova attività nel 1907, è stata disegnata su misura.
L’obiettivo è quello di chiedere alla Soprintendenza di vincolare gli arredi ai “muri”, come già accadde anni fa per l'”Antica vedova Romanengo”, in via Orefici.

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