L’architettura ligure guarda oltre il centro: ai premi regionali vince la “periferia”

Ottanta progetti candidati, sei premi e sei menzioni alla cerimonia Tra i riconoscimenti speciali, il Premio alla Carriera a Marco Ciarlo Associati e il “Bruno Zevi” al progetto “Maledetti Architetti” coordinato da Jacopo Baccani

La qualità architettonica non si misura soltanto nei luoghi più celebrati delle città. È questo uno dei messaggi emersi venerdì 9 ottobre al Salone di Rappresentanza BPER di Genova, durante la cerimonia dei Premi IN/ARCHITETTURA 2026 per la Liguria. L’edizione regionale ha raccolto 80 progetti e ha assegnato sei premi e sei menzioni a opere di nuova costruzione e interventi di recupero, restauro, ristrutturazione e rigenerazione. La giuria ha inoltre conferito due riconoscimenti speciali: il Premio alla Carriera a Marco Ciarlo Associati e il Premio alla Cultura Bruno Zevi a “Maledetti Architetti” e al coordinatore scientifico Jacopo Baccani.

A riassumere la geografia di questa edizione è stato Emanuele Piccardo, critico di architettura e membro della giuria, con l’espressione «la periferia al centro». Molti dei progetti premiati, secondo la sua analisi, arrivano da contesti periferici e soprattutto dal Ponente ligure; dal Levante, invece, non sono arrivate candidature. Un dato che, ha osservato, invita a interrogarsi su come si distribuiscano sul territorio le occasioni e la capacità di promuovere progetti architettonici.
I riconoscimenti regionali guardano all’opera come risultato di un lavoro condiviso. Per ciascun progetto premiato vengono valorizzati i principali protagonisti del processo: chi ha commissionato l’intervento, chi lo ha progettato e l’impresa che lo ha realizzato. È una scelta che mette in evidenza una filiera più ampia del singolo gesto progettuale e il ruolo delle diverse competenze nel definire la qualità degli spazi costruiti.
Il Premio alla Carriera è stato assegnato a Marco Ciarlo Associati per oltre quarant’anni di attività, ricerca e attenzione ai luoghi. La motivazione valorizza, tra gli altri aspetti, gli interventi di recupero e restauro e la trasformazione di aree costiere dismesse in moli, passeggiate e piazze affacciate sul mare. Nel lavoro dello studio architettura e arte contemporanea dialogano attraverso l’uso di materiali, luce e superfici. La giuria ha sottolineato anche l’impegno nella formazione: a San Sebastiano di Altare, lo studio-atelier coinvolge giovani progettisti nell’esperienza pratica del progetto.
La serata ha riservato un altro riconoscimento alla diffusione della cultura architettonica. Il Premio Bruno Zevi è andato a “Maledetti Architetti”, iniziativa dedicata all’architettura moderna genovese, organizzata dal Comune di Genova e dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Genova. Visite, incontri e approfondimenti hanno portato il pubblico alla scoperta di edifici spesso poco conosciuti o discussi, facendo dialogare archivi, istituzioni, professionisti e cittadini. Il premio riconosce il lavoro di Jacopo Baccani e del gruppo di architetti e studiosi coinvolti nel progetto.
La rigenerazione urbana è stata uno dei temi centrali del confronto tra professionisti e rappresentanti del settore delle costruzioni. Giulio Musso, presidente di ANCE Genova, ha indicato nel recupero della città esistente una strada necessaria per migliorare la qualità dell’abitare, favorire la sostenibilità e rendere gli spazi più inclusivi. Con la conclusione del ciclo di interventi legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha aggiunto, una delle nuove sfide sarà il Piano Casa: la domanda di abitazioni accessibili riguarda anche giovani e ceto medio e potrebbe richiedere forme di collaborazione tra pubblico e privato. Musso ha ricordato, in questo quadro, il protocollo d’intesa siglato da ANCE Genova con il Comune per la rigenerazione del centro storico e delle periferie.
Francesca Salvarani, presidente dell’Ordine degli Architetti di Genova, ha richiamato il dibattito legislativo sulla qualità dell’architettura. Tra i temi indicati figurano il rapporto con il paesaggio, il benessere abitativo, le opportunità per i giovani progettisti e il ricorso ai concorsi di progettazione. La qualità, ha sostenuto, dovrebbe trovare spazio nelle regole che guidano la progettazione e gli appalti pubblici.
Piccardo ha collegato la discussione anche all’urgenza climatica: gli effetti del cambiamento, ha osservato, sono già presenti e devono incidere sulle scelte progettuali. Ha inoltre sollecitato una maggiore diffusione dei concorsi, strumento che può favorire il confronto tra idee e ampliare le occasioni di accesso alla professione.
Il dialogo tra architettura, arte e memoria urbana è tornato nella tavola rotonda “Comunicare l’architettura”, dedicata al Premio Bruno Zevi. Giacomo Montanari, assessore alla Cultura del Comune di Genova, ha invitato a leggere insieme le architetture del passato e quelle contemporanee, riconoscendo la stratificazione della città. Ha anche richiamato il valore del tempo e del confronto nelle trasformazioni urbane: fare presto, ha avvertito, non coincide sempre con il fare bene. Per Alfonso Femia, presidente della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Genova, i premi sono invece una lente per osservare le diverse geografie dell’architettura e il rapporto tra progettisti, committenti e imprese.
A chiudere la cerimonia è stata Beatrice Fumarola, coordinatrice nazionale dei Premi IN/ARCHITETTURA, che ha ricordato le 1.390 autocandidature raccolte a livello italiano. I premi, promossi dall’Istituto Nazionale di Architettura e dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili in collaborazione con Archilovers, sono nati nel 1961 e intendono valorizzare la qualità del progetto e il contributo di tutti i soggetti che rendono possibile un’opera. Le iniziative regionali confluiranno nella selezione nazionale, la cui cerimonia è prevista il 13 novembre a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia.
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