Cultura 

Genova ritrova una “tessera mancante”: un manoscritto regalato alla città racconta la costruzione delle Mura Nuove

Il volume del 1790, donato all’Archivio Storico comunale, riproduce un’opera perduta di Sebastiano Ponzello e documenta la planimetria delle fortificazioni e i terreni acquisiti per realizzarle. La sua storia riporta alla grande impresa difensiva avviata dopo il tentativo d’invasione del 1625

Un manoscritto settecentesco restituisce alla storia di Genova una testimonianza preziosa sulle mura seicentesche e sui terreni che la Repubblica acquistò per costruirle. La Giunta comunale ha accettato la donazione del volume di Giacomo Brusco, datato 1790, che entra così nelle collezioni dell’Archivio Storico del Comune.

L’opera, intitolata Delineazione delle nuove mura di Genova in cui sono distinti tutti li terreni comprati dal Governo per la fabbrica delle medesime mura nell’anno 1631 in 1632, riproduce un documento più antico che oggi non è conosciuto. Brusco dichiara infatti di aver ricopiato l’originale di Sebastiano Ponzello: una planimetria delle fortificazioni accompagnata dall’elenco delle proprietà acquisite per la loro costruzione tra il 1626 e il 1633. L’assenza del testo secentesco rende questa copia una fonte insostituibile per ricostruire il cantiere e le trasformazioni urbanistiche della città.

Le cosiddette Mura Nuove nacquero da una necessità militare. Nel 1625 la Repubblica di Genova aveva respinto un tentativo d’invasione franco-piemontese, ma la crisi aveva mostrato i limiti delle fortificazioni esistenti: l’evoluzione dell’artiglieria rendeva vulnerabili le cinte precedenti e le alture circostanti potevano offrire a un esercito nemico una posizione dominante sulla città. Nel 1626 il governo decise quindi di realizzare un tracciato molto più ampio, capace di seguire i crinali che separano la Val Polcevera dalla Val Bisagno e di proteggere Genova anche sul fronte collinare.

Il progetto trasformò il paesaggio in un sistema difensivo di dimensioni eccezionali. Le mura correvano lungo le dorsali e racchiudevano la città in una grande figura triangolare, con il Monte Peralto come vertice più alto. La cinta raggiungeva circa 20 chilometri: la parte principale fu realizzata tra il 1626 e il 1633, mentre negli anni successivi il sistema venne completato e ulteriormente modificato. Ancora oggi ne rimangono ampi tratti, integrati nel paesaggio collinare genovese.

Per costruire un’opera di tale portata fu necessario acquisire terreni e coordinare un imponente cantiere pubblico. È proprio su questi aspetti che il manoscritto di Brusco aggiunge informazioni di particolare interesse: oltre a mostrare il tracciato delle mura, registra le proprietà coinvolte negli acquisti effettuati dal Governo. Un documento che consente dunque di osservare la fortificazione non soltanto come architettura militare, ma anche come intervento che ridisegnò i rapporti tra città, campagne e proprietari.

Il volume, riconosciuto di straordinario rilievo storico e scientifico dal Ministero della Cultura, è in ottimo stato di conservazione. La donazione proviene da un cittadino genovese che ha scelto di rimanere anonimo ed è stata accettata dalla Giunta su proposta dell’assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari.

«Questo manoscritto non è soltanto un’opera di rara bellezza e valore documentale, ma rappresenta una vera e propria tessera mancante per la ricostruzione della storia urbanistica di Genova», ha commentato Montanari, ringraziando il donatore. Il suo ingresso nell’Archivio Storico, istituito nel 1906 per conservare la memoria amministrativa e storica cittadina, avviene nell’anno in cui ricorrono i quattrocento anni dalla posa della prima pietra delle Mura Nuove.

L’amministrazione prevede di esporre il manoscritto al pubblico, compatibilmente con le necessità conservative. La donazione permetterà così di rendere accessibile una fonte rara sulla Genova del Seicento e su una delle opere che più hanno segnato la forma della città.


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