Standing zone al Ferraris, Salis apre ai tifosi: «Genova può farsi capofila per cambiare le regole»

Dopo lo striscione esposto in Consiglio comunale, la sindaca propone un tavolo con i ministeri competenti. L’obiettivo è aumentare la capienza delle gradinate e salvaguardare il tifo durante i lavori

La proposta delle “standing zone” entra ufficialmente nel dibattito sul futuro dello stadio Luigi Ferraris. A rilanciarla sono state le tifoserie, che durante la seduta del Consiglio comunale hanno esposto uno striscione dal settore del pubblico per chiedere che il progetto di riqualificazione tenga conto della possibilità di realizzare aree in cui assistere alle partite in piedi, ma in condizioni regolamentate e sicure.

La questione nasce dal rischio che la capienza dell’impianto scenda dagli attuali 33.205 posti a circa 32 mila spettatori. La riduzione sarebbe collegata ai lavori previsti per il restyling del Ferraris, destinati a durare circa quattro anni. Un’ipotesi che preoccupa soprattutto le tifoserie, considerando che il Genoa ha superato quota 26 mila abbonamenti nelle ultime tre stagioni e ha raggiunto il record di 28.101 tessere nel campionato 2025-2026. Avevamo illustrato in questo articolo le richieste dell’Associazione Club Genoani.
La “standing zone” è un modello già adottato in diversi stadi europei, soprattutto in Germania, dove le gradinate possono essere dotate di strutture di sicurezza e sedute ribaltabili o a ringhiera. In questo modo, durante le competizioni, gli spettatori possono seguire la partita in piedi mantenendo un posto assegnato e garantendo i necessari standard di sicurezza. Per i tifosi genovesi, la soluzione potrebbe consentire di recuperare posti nelle gradinate senza rinunciare alle prescrizioni previste per gli impianti sportivi.
Il problema, tuttavia, non può essere risolto soltanto a livello comunale. L’Associazione Club Genoani ha ricordato che l’articolo 6 del decreto ministeriale del 18 marzo 1996, che disciplina i posti in piedi negli stadi italiani, non contempla gli impianti calcistici tra quelli autorizzati a utilizzare questo modello. Per modificare il quadro normativo servirebbe quindi un confronto con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, il Ministero dell’Interno, il Ministero dello Sport e gli altri organismi responsabili della sicurezza degli impianti.
La sindaca Silvia Salis ha accolto la proposta e ha annunciato l’intenzione di promuovere un tavolo istituzionale. «Accolgo volentieri questo stimolo e chiederemo ai ministeri competenti un tavolo», ha detto in aula, spiegando che la riqualificazione del Ferraris potrebbe rappresentare l’occasione per aprire una discussione nazionale sull’aggiornamento delle regole relative ai posti in piedi negli stadi.
Secondo Salis, Genova potrebbe assumere un ruolo guida proprio perché si trova davanti a un intervento di grande portata sul proprio impianto storico. «Potremmo farci capofila di una richiesta di aggiornamento della normativa nazionale in materia di posti in piedi e di sicurezza, le cosiddette “standing zone”, nei nostri stadi», ha aggiunto.
La sindaca ha sottolineato che altri Paesi europei hanno già introdotto sistemi analoghi e che una revisione delle norme potrebbe essere utile non soltanto per il Ferraris, ma per tutti gli stadi italiani interessati da interventi di ristrutturazione. L’obiettivo sarebbe trovare un equilibrio tra capienza, sicurezza, modernizzazione degli impianti e identità delle tifoserie.
Il tema assume un peso particolare nel caso del Ferraris, che non è soltanto un impianto sportivo, ma uno dei luoghi simbolo della città e della sua storia calcistica. La Gradinata Nord del Genoa e la Gradinata Sud della Sampdoria rappresentano infatti spazi centrali nella cultura sportiva genovese, con modalità di partecipazione e sostegno alle squadre profondamente legate alla presenza in piedi e al tifo collettivo.
Il confronto sulla capienza dovrà quindi intrecciarsi con quello più generale sulla riqualificazione dello stadio, sul diritto di superficie e sulle condizioni economiche e gestionali dell’operazione. Per le tifoserie, la richiesta è chiara: prima di rinunciare a migliaia di posti, occorre verificare tutte le soluzioni tecniche e normative disponibili.
L’apertura della sindaca non equivale ancora all’introduzione delle standing zone, che richiederebbe una modifica delle regole nazionali e un successivo adeguamento progettuale e autorizzativo. Ma il tema, dopo essere stato portato in aula dai tifosi, entra ora ufficialmente nell’agenda istituzionale. «Credo sia il momento e anche un’ottima occasione per chiedere un ragionamento nazionale», ha concluso Silvia Salis.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.