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Crack a Genova, è scontro totale. Regione: «Basta rimpalli», Comune: «Ci avete lasciati soli»

Scontro sulla gestione delle nuove dipendenze. Massimo Nicolò accusa Palazzo Tursi di non usare le risorse disponibili, Cristina Lodi replica: «Da giugno affrontiamo l’emergenza senza il supporto della Regione». Al centro anche la richiesta di una task force con esperti sanitari e sociali

La diffusione del crack e delle nuove droghe accende uno scontro sempre più duro tra Regione Liguria e Comune di Genova. Dopo la richiesta avanzata da Palazzo Tursi di istituire una task force dedicata all’emergenza, l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò chiama direttamente in causa l’amministrazione comunale, mentre l’assessora comunale al Welfare Cristina Lodi ribalta le accuse sostenendo che Genova sia stata lasciata sola per tutta l’estate nell’affrontare un fenomeno in rapida crescita.

Secondo Massimo Nicolò, la Regione è pronta a collaborare, ma il Comune dovrebbe passare dalle richieste agli interventi concreti. L’assessore regionale cita lo stanziamento appena approvato da 100 mila euro destinato alla creazione di 14 posti per l’accoglienza notturna di persone in condizioni di grave marginalità e con dipendenze patologiche, sostenendo che Palazzo Tursi non avrebbe previsto risorse proprie per quel servizio.

«Il Comune continua a chiamare in causa la Regione», afferma Nicolò, secondo il quale è arrivato il momento che l’amministrazione genovese «si assuma le proprie responsabilità» utilizzando anche i finanziamenti già disponibili. L’assessore regionale mette poi nel mirino la scelta politica del Comune di opporsi al Piano sociosanitario integrato regionale, ricordando che proprio quel documento dovrebbe definire programmazione e strumenti per contrastare fenomeni come le dipendenze.

La Regione sostiene inoltre di avere trasferito al Comune, anche attraverso fondi ministeriali, circa 32 milioni di euro per le politiche sociali, mentre oltre 15 milioni sarebbero stati destinati complessivamente alle dipendenze sul territorio ligure. Da qui la richiesta di conoscere nel dettaglio quanto Palazzo Tursi abbia impiegato nel 2025 per dipendenze e grave marginalità. «Sull’emergenza crack non servono polemiche né rimpalli di responsabilità: servono risorse, servizi e soprattutto atti concreti», conclude Nicolò.

La risposta di Cristina Lodi arriva a stretto giro ed è altrettanto netta. L’assessora comunale al Welfare contesta innanzitutto che il nuovo Piano sociosanitario regionale possa essere indicato come una risposta adeguata alle nuove dipendenze. A suo giudizio, il documento dedica maggiore attenzione ai problemi legati all’alcol e al gioco d’azzardo, senza affrontare con sufficiente profondità il consumo delle nuove sostanze che sta mettendo sotto pressione Genova e le altre grandi città.

Lodi richiama anche gli oltre 7 milioni di euro del Fondo nazionale per le dipendenze ricevuti dalla Regione, sottolineando che queste risorse non verrebbero trasferite agli enti locali. Ricorda inoltre che prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze rientrano nelle competenze regionali e respinge l’accusa secondo cui il Comune sarebbe rimasto inattivo.

Per il 2026, sostiene l’assessora, Palazzo Tursi ha investito più di 4 milioni di euro nel sistema rivolto alle persone più fragili, tra gestione di due stazioni di posta, rinnovamento del Massoero e rilancio di Villa San Teodoro. Interventi che rientrano nella riorganizzazione dei servizi sociali a bassa soglia e che il Comune vuole rendere utilizzabili anche dalle persone con dipendenze.

Sul finanziamento regionale dei 14 posti notturni, Lodi osserva che i 100 mila euro consentirebbero di garantire il servizio soltanto per circa due mesi e che l’attività non dovrebbe partire prima di settembre. Una soluzione che, secondo Palazzo Tursi, arriva in ritardo rispetto alla richiesta formulata già nei mesi scorsi dalla Prefettura, che avrebbe auspicato l’attivazione del servizio all’inizio dell’estate.

«Da giugno a oggi il Comune di Genova è stato lasciato da solo nella gestione delle enormi problematiche legate alle nuove dipendenze», sostiene Lodi, spiegando che l’amministrazione ha dovuto fare affidamento sui servizi comunali a bassa soglia in attesa di un supporto regionale destinato, secondo la sua ricostruzione, ad arrivare soltanto in autunno.

Resta quindi sul tavolo la proposta di una task force congiunta. Cristina Lodi assicura che il Comune sarebbe disponibile ad aderire immediatamente a un gruppo formato da esperti sanitari e sociali, con il compito di affrontare il fenomeno delle nuove droghe attraverso prevenzione, sensibilizzazione e nuovi servizi. «Siamo pronti già oggi», ribadisce l’assessora, tornando a chiedere alla Regione di assumere il coordinamento dell’iniziativa nell’ambito delle proprie competenze sociosanitarie.

Il risultato, per ora, è un muro contro muro: Regione e Comune concordano sull’esistenza di un’emergenza legata alle nuove dipendenze, ma si accusano reciprocamente sui ritardi, sulla destinazione delle risorse e sulle responsabilità nella costruzione della risposta sanitaria e sociale.


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