Al Gaslini la cardiochirurgia pediatrico del futuro: unico centro italiano per la tecnica Ross-PEARs

L’ospedale pediatrico è il terzo centro europeo per esperienza nella procedura destinata alle valvulopatie aortiche congenite. Undici pazienti operati dal 2023, con risultati definiti molto promettenti

Una valvola del paziente utilizzata per sostituire quella malata e protetta da un supporto esterno costruito su misura, con l’obiettivo di rendere più stabile il risultato dell’intervento e ridurre il rischio di nuove operazioni nel corso della vita. È la tecnica Ross-PEARs, nuova frontiera della cardiochirurgia per il trattamento delle forme più complesse di valvulopatia aortica congenita.
L’Istituto Giannina Gaslini di Genova è attualmente l’unico centro italiano autorizzato a eseguire questa procedura e il terzo in Europa per esperienza maturata. Dal luglio 2023 la Cardiochirurgia dell’ospedale pediatrico ha realizzato undici interventi su pazienti con un’età media di 18 anni, compresa tra gli 11 e i 41 anni.

I primi risultati del controllo clinico, che in alcuni casi raggiunge ormai i tre anni dall’operazione, vengono descritti dall’Istituto come molto promettenti. Nei pazienti trattati sono state osservate una buona funzionalità della nuova valvola aortica e la stabilità della radice aortica ricostruita e dell’aorta ascendente. Nei prossimi due anni sono già previsti altri dodici interventi.
Tra i casi presentati dal Gaslini c’è quello di Pietro, seguito dall’ospedale fin dalla nascita e operato a 17 anni. Insieme ai genitori, il ragazzo ha valutato le diverse possibilità terapeutiche e scelto la Ross-PEARs, privilegiando una soluzione più complessa dal punto di vista chirurgico, ma capace di offrire prospettive favorevoli nel lungo periodo.
Le valvulopatie aortiche congenite sono anomalie della valvola aortica presenti fin dalla nascita. La forma più diffusa è la valvola aortica bicuspide, riscontrata in circa il 2 per cento della popolazione. In questi pazienti la valvola è formata da due lembi anziché dai tre normalmente presenti.
Con il trascorrere degli anni, questa conformazione può compromettere progressivamente il funzionamento della valvola e dell’aorta. In alcuni casi diventa quindi necessario un intervento chirurgico per evitare complicazioni e preservare la capacità del cuore di pompare correttamente il sangue nell’organismo.
Una delle possibilità disponibili per i quadri più complessi è l’intervento di Ross. Si tratta di una procedura altamente specialistica nella quale la valvola polmonare del paziente viene trasferita in posizione aortica e utilizzata per sostituire la valvola malata.
La valvola polmonare viene poi rimpiazzata con un condotto valvolato, così da ripristinare il normale passaggio del sangue dal cuore verso i polmoni. Il principale vantaggio è l’impiego di tessuto appartenente allo stesso paziente, che offre una migliore integrazione biologica ed evita l’impianto di una protesi meccanica.
La Ross-PEARs rappresenta un’evoluzione di questo intervento. La sigla indica il “supporto esterno personalizzato della radice aortica”. Alla valvola polmonare trasferita viene infatti aggiunta una struttura esterna costruita sulla specifica anatomia del paziente.
Il dispositivo viene progettato partendo da una ricostruzione tridimensionale ottenuta attraverso un’angiotomografia computerizzata. È realizzato con un materiale poroso e biocompatibile e, durante l’operazione, viene posizionato attorno alla nuova radice aortica, all’anello valvolare e all’aorta ascendente.
La funzione del supporto è impedire che la radice polmonare, sottoposta alla maggiore pressione presente nell’aorta, si dilati progressivamente con il trascorrere degli anni. Questo fenomeno può infatti determinare la formazione di aneurismi, compromettere il funzionamento della nuova valvola e rendere necessario un ulteriore intervento.
Il rinforzo personalizzato punta quindi ad aumentare la durata della correzione chirurgica e a ridurre le complicazioni. Un altro beneficio rilevante è l’assenza della necessità di assumere per tutta la vita una terapia anticoagulante, normalmente richiesta dopo l’impianto di alcune protesi valvolari.
«Con la Ross-PEARs non stiamo semplicemente sostituendo una valvola cardiaca: stiamo offrendo ai nostri pazienti, spesso bambini, adolescenti e giovani adulti, la possibilità di vivere una vita il più possibile normale», spiega il direttore della Cardiochirurgia del Gaslini Guido Michielon.
Secondo Guido Michielon, il supporto esterno protegge nel tempo la nuova radice aortica e può garantire una maggiore stabilità dell’intervento, con un rischio più basso di complicazioni e nuove operazioni. «Significa non solo curare una malformazione cardiaca, ma offrire ai nostri pazienti una prospettiva di vita più lunga, più sicura e più libera», sottolinea il cardiochirurgo.
Il risultato è legato al lavoro congiunto di numerose professionalità. Cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti, rianimatori, perfusionisti, infermieri della sala operatoria e della terapia intensiva collaborano lungo tutto il percorso, dalla diagnosi ai controlli successivi all’intervento.
«È proprio questa capacità di lavorare insieme, condividendo competenze, responsabilità e innovazione, che consente al Gaslini di essere un punto di riferimento internazionale e di trasformare i progressi della ricerca in benefici concreti per i pazienti e le loro famiglie», afferma il direttore sanitario Raffaele Spiazzi.
Anche il controllo cardiologico successivo all’operazione rappresenta una parte essenziale del percorso. La maggiore stabilità della radice aortica permette di seguire i pazienti con prospettive considerate favorevoli e con una probabilità inferiore di assistere a una nuova dilatazione.
Nei casi in cui le condizioni cliniche lo consentono, la tecnica può inoltre favorire il ritorno all’attività sportiva. Un’opportunità particolarmente significativa, considerando che molti dei pazienti sottoposti all’intervento sono adolescenti e giovani adulti.
«Il valore di questa tecnica non si esaurisce in sala operatoria», osserva il cardiologo Gianluca Trocchio. «Significa garantire ai ragazzi e ai giovani adulti una migliore qualità di vita e un percorso di controllo più sereno, con l’obiettivo di preservare nel tempo il risultato ottenuto dalla chirurgia».
Il riconoscimento raggiunto dal Gaslini viene indicato dalla Regione come un risultato di rilievo per la sanità ligure e nazionale. L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò sottolinea la possibilità di offrire una procedura avanzata a bambini, ragazzi e giovani adulti con patologie cardiache congenite particolarmente complesse.
«Investire nell’innovazione, nella ricerca e nelle professionalità significa offrire ai pazienti le migliori opportunità di cura», dichiara Massimo Nicolò, annunciando la volontà della Regione di continuare a sostenere l’attività dell’ospedale pediatrico genovese.
La scelta della famiglia di Pietro è maturata dopo un confronto approfondito con l’équipe. Le alternative avrebbero potuto comportare controlli più frequenti e il rischio di dover affrontare ulteriori interventi nel corso della vita.
«Pietro ha scelto questa strada perché voleva avere la possibilità di vivere il più possibile una vita normale», raccontano i genitori Piergino Bo e Laura Scanavino, che ringraziano i medici e tutto il personale coinvolto nel percorso assistenziale.
La famiglia ricorda in particolare il lavoro di Guido Michielon, Gianluca Trocchio, Alfredo Virgone e Giuseppe Ferro, insieme a quello degli anestesisti, degli infermieri, degli operatori sociosanitari, dei fisioterapisti e del personale amministrativo.
«Ognuno, con il proprio lavoro, ci ha aiutato a scalare questa montagna un passo alla volta», affermano Piergino Bo e Laura Scanavino. Una montagna che, grazie a una tecnica costruita letteralmente sulla misura del cuore del paziente, può ora aprire a Pietro e agli altri giovani operati una prospettiva di vita più libera.
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