Venticinque anni dopo, Silvia Salis in piazza Alimonda: «Il G8 non fu soltanto violenza, quelle domande oggi sono ancora più urgenti»

La sindaca ha partecipato alla manifestazione “Per non dimentiCarlo” nel luogo in cui, alle 17.36 del 20 luglio 2001, venne ucciso Carlo Giuliani. Nel suo intervento ha ricordato le istanze sociali e ambientali del movimento e definito la gestione dell’ordine pubblico durante il vertice «un pugno allo stomaco»

Alle 17.36 piazza Alimonda torna a fermarsi. È l’ora impressa nella memoria di Genova, quella in cui il 20 luglio 2001 Carlo Giuliani venne ucciso durante gli scontri del G8. Venticinque anni dopo, nello stesso luogo, cittadini, attivisti e rappresentanti delle istituzioni si sono riuniti per la manifestazione “Per non dimentiCarlo”.

Tra i presenti anche la sindaca di Genova Silvia Salis, intervenuta nel pomeriggio agli appuntamenti organizzati per il venticinquesimo anniversario del vertice. Una partecipazione che la prima cittadina ha definito necessaria, tanto per il valore della memoria quanto per le questioni politiche e sociali sollevate allora.

«Da sindaca credo sia importante, necessario e opportuno essere presente qui oggi», ha dichiarato Salis. Per la sindaca, confinare il racconto del G8 alle immagini degli scontri, delle devastazioni e delle violenze significherebbe cancellare ciò che aveva portato migliaia di persone a raggiungere Genova da ogni parte del mondo.
«Ridurre il G8 agli scontri e alla violenza di quei giorni sarebbe un errore clamoroso», ha affermato. Quel movimento, secondo Silvia Salis, rappresentò un momento di consapevolezza collettiva e mise al centro temi che già allora richiedevano risposte immediate.
Le manifestazioni del 2001 interrogavano il modello della globalizzazione, le diseguaglianze economiche, la tutela dell’ambiente, la pace, i diritti e il peso delle grandi potenze nelle decisioni che riguardavano milioni di persone. Questioni che, a distanza di un quarto di secolo, non sono state superate.
«Erano istanze già allora urgenti e oggi non più rimandabili», ha sottolineato la sindaca. «Le preoccupazioni da cui nasceva quel movimento si sono tragicamente rivelate fondate e i giorni che viviamo ce lo confermano».
La memoria di piazza Alimonda resta però inevitabilmente legata anche alla gestione dell’ordine pubblico. Il 20 luglio 2001 la città fu attraversata da scontri, cariche e devastazioni, mentre la morte di Carlo Giuliani, a soli 23 anni, trasformò quella giornata in una ferita destinata a rimanere aperta.
Salis ha espresso un giudizio netto su quanto accadde: «L’ordine pubblico dovrebbe avere lo scopo di non alimentare la violenza, ma di contenerla». A Genova, ha aggiunto, il modo in cui venne gestito «fu un pugno allo stomaco», tanto più grave perché in quelle ore gli occhi del mondo erano puntati sulla città.
Secondo la sindaca, le violenze finirono per occupare completamente il racconto del G8, facendo passare in secondo piano le ragioni delle mobilitazioni. «Il risultato è stato che le violenze hanno distolto l’attenzione dalle istanze portate avanti da quel movimento».
La manifestazione in piazza Alimonda si inserisce nel programma di iniziative organizzate per ricordare il G8 del luglio 2001, la morte di Carlo Giuliani, l’irruzione nella scuola Diaz e le violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto.
A venticinque anni di distanza, Genova continua così a confrontarsi con una memoria complessa, nella quale convivono il dolore di una famiglia, le responsabilità istituzionali, le battaglie giudiziarie e le domande poste da una generazione che chiedeva un mondo diverso.
La presenza della sindaca nel luogo simbolo di quella tragedia segna anche un riconoscimento istituzionale del valore di quelle domande. Non per cancellare le contraddizioni o proporre una lettura unica dei fatti, ma per ribadire che il G8 non può essere archiviato come un semplice problema di ordine pubblico.
In piazza Alimonda, alle 17.36, il tempo torna ogni anno a quel pomeriggio. Ma il ricordo di Carlo Giuliani e delle mobilitazioni del 2001 continua a parlare anche del presente: delle guerre, delle diseguaglianze, della crisi ambientale e del diritto di manifestare senza che il dissenso venga travolto dalla violenza.
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