Bonaccini avverte il centrosinistra: «Basta puzza sotto il naso. Se ignora periferie e sicurezza non tornerà al Governo»

Alla Festa dell’Unità in piazza Caricamento il presidente del Partito Democratico chiede di ricostruire il rapporto con lavoratori e fasce più fragili. Prima vengono programmi e problemi concreti, poi primarie e candidature. Segnali positivi dall’apertura di Carlo Calenda a un fronte democratico comune

Il percorso per riportare il centrosinistra alla guida del Paese non può cominciare dai nomi dei candidati. Deve partire dalle periferie, dai territori interni e dalle persone che non si sentono più rappresentate dalla sinistra. È questa la linea indicata da Stefano Bonaccini durante l’intervista pubblica alla Festa dell’Unità in piazza Caricamento. Il tendone degli appuntamenti politici era stracolmo: molti i genovesi che hanno voluto ascoltare dal vivo il presidente del PD.

Bonaccini ha descritto una frattura politica che non riguarda soltanto l’Italia. In molti Paesi occidentali, ha osservato, lavoratori, famiglie con redditi modesti e cittadini con una minore scolarizzazione scelgono ormai prevalentemente la destra. Non si tratta di dividere gli elettori in categorie rigide, ma di riconoscere una tendenza che i risultati delle urne e le analisi dei flussi elettorali mostrano da tempo. «Non ho voluto offendere nessuno, ci mancherebbe altro – ha detto -. Ho solo voluto fare una fotografia, ahimè per la sinistra, della realtà quando si è votato in Italia e in Occidente in questi anni. E cioè che le classi popolari hanno votato più per la destra che per la sinistra. Il mio, ad Albenga, è stato un monito alla sinistra perché la sinistra è nata proprio per rappresentare chi ha meno o chi ha avuto meno opportunità».

Da qui il richiamo più diretto rivolto all’intero campo progressista: «La sinistra deve smettere di avere la puzza sotto il naso, non deve diventare mai populista, ma più popolare». Per Bonaccini, recuperare credibilità significa uscire dagli ambienti più rassicuranti e tornare anche nei luoghi dove il confronto può diventare scomodo e arrivare sotto forma di contestazioni e fischi.
L’Emilia-Romagna, secondo l’ex presidente regionale, continua a essere competitiva proprio perché il centrosinistra conserva un rapporto con una parte importante dell’elettorato popolare. Un legame che il Partito Democratico, negli anni passati, avrebbe invece indebolito in altri territori, dando l’impressione di preferire appuntamenti protetti al dialogo diretto con chi vive maggiormente le conseguenze della precarietà e dell’impoverimento.
Lo stesso ragionamento vale per la sicurezza. Bonaccini ha invitato la sinistra a non consegnare questo argomento al centrodestra, perché la possibilità di vivere liberamente il proprio quartiere riguarda soprattutto chi non dispone di risorse sufficienti per sottrarsi alle situazioni di degrado. Richiamando una riflessione di Walter Veltroni, ha collegato la sicurezza alla libertà personale e alla qualità della vita quotidiana.
Prima di scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio, la coalizione dovrebbe dunque chiarire quale idea di Paese intenda proporre. Per questo Bonaccini ha suggerito di mettere temporaneamente da parte il confronto sulle primarie. Non ne contesta l’utilità come strumento di selezione, ma considera prematuro aprire adesso una competizione tra personalità.
«Al cittadino normale non interessa il nostro destino, interessa cosa faremo per risolvere i problemi», ha osservato. Insistere su ambizioni e carriere, a suo giudizio, sottrae spazio alla discussione su salari, sanità, lavoro, sicurezza e servizi pubblici. Soltanto dopo avere definito un progetto comune sarà opportuno affrontare la scelta della guida della coalizione.
Quanto a Giuseppe Conte e al M5S, ha detto che, a parte il tema Ucraina, non ci sono divergenze.
Le condizioni per contendere il Governo al centrodestra, secondo l’europarlamentare, potrebbero maturare già alle prossime elezioni. Una parte consistente degli italiani, sostiene, potrebbe arrivare alla fine della legislatura con la percezione di vivere peggio rispetto a cinque anni prima. Il malcontento, tuttavia, non si trasformerebbe automaticamente in un voto per l’opposizione: serviranno proposte comprensibili e una coalizione capace di presentarsi unita.
In questo quadro si collocano le parole di Carlo Calenda, accolte con interesse da Bonaccini. Il leader di Azione ha ipotizzato la costruzione di un grande fronte democratico qualora Roberto Vannacci partecipasse alle elezioni all’interno dello schieramento di centrodestra. Il presidente del Partito Democratico non ha tratto conclusioni operative, ma ha rilevato come un’apertura così esplicita non fosse mai arrivata prima.
La ricerca dell’unità viene considerata ancora più urgente alla luce degli equilibri internazionali. Bonaccini ha richiamato la crescita delle formazioni di estrema destra in diversi Paesi europei e ha espresso giudizi molto duri su alcuni protagonisti della politica mondiale, tra i quali Donald Trump, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu. Ha inoltre citato l’avanzata di Alternative für Deutschland in Germania, il consenso raccolto da Marine Le Pen in Francia e la presenza politica di Roberto Vannacci in Italia.
Durante l’incontro genovese, Bonaccini è tornato anche sulle polemiche che lo hanno coinvolto negli ultimi giorni. Ha accusato la destra di avere scatenato contro di lui una campagna mediatica particolarmente aggressiva, paragonandola al clima vissuto durante le elezioni regionali in Emilia-Romagna tra il 2019 e il 2020.
La tensione non gli impedirà di partecipare alla scuola estiva di Fratelli d’Italia, dove è atteso per un confronto. Ha spiegato di voler rispettare l’impegno assunto, pur aspettandosi maggiore correttezza da chi ricopre responsabilità nazionali.
L’ex presidente dell’Emilia-Romagna ha ricordato che, durante il proprio mandato, garantiva pari attenzione ai sindaci indipendentemente dal loro schieramento. Essere scelti da una parte dell’elettorato, ha concluso, non autorizza a governare soltanto per quella parte: le istituzioni devono rappresentare anche chi non ha votato e probabilmente non voterà mai chi le guida.
Altro tema, quello della necessità di formare gli Stati Uniti d’Europa. Ha ribadito quello che sostiene da mesi: «Ci troviamo davanti a un bivio: costruire un’Unione europea capace di essere un grande attore politico, in grado di competere con Stati Uniti e Cina, oppure accettare di esserne vassalli».
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