Furto nella sede di Music for Peace, Genova si stringe ai volontari: «Non si spegne una comunità rubando»

Tentativo di furto e danni nella notte nella sede dell’associazione. La sindaca Silvia Salis e l’eurodeputato Brando Benifei esprimono solidarietà: colpito uno dei luoghi simbolo dell’aiuto e dell’impegno civile in città

Qualcuno è entrato nella sede di Music for Peace nella notte tra domenica e lunedì, ha danneggiato materiali, frugato tra gli spazi dell’associazione e tentato di portare via qualcosa. Ma il messaggio arrivato dai volontari è netto: il danno materiale si ripara, la comunità no. E anzi, davanti a un gesto vissuto come una ferita, la risposta è quella di sempre: restare aperti, continuare ad aiutare, non arretrare.

A denunciare l’accaduto è stata la stessa realtà genovese, che da anni rappresenta uno dei presidi più riconoscibili della solidarietà cittadina. Non solo una sede, non solo un magazzino, ma un luogo in cui si raccolgono materiali, si organizzano spedizioni, si ascoltano persone in difficoltà, si costruiscono reti di aiuto. Per questo, nel comunicato diffuso dopo l’episodio, Music for Peace parla di un’amarezza che va oltre l’inventario dei danni: chi è entrato avrebbe visto in quel luogo un bersaglio e un possibile bottino, senza comprenderne il significato profondo.

Il passaggio più forte è quello dedicato al senso stesso della sede: «Questa non è solo la sede di Music for Peace: è la casa di tutti». Una casa, spiegano i volontari, dove chi ha bussato con una richiesta di aiuto o anche soltanto con il bisogno di essere ascoltato ha sempre trovato una porta aperta. E quella porta, assicurano, continuerà a restare aperta.
La solidarietà dell’amministrazione comunale è arrivata dalla sindaca Silvia Salis, che ha definito Music for Peace «il cuore pulsante di una comunità» e «un porto sicuro dove chiunque abbia bisogno trova sempre una porta aperta e una mano tesa». Per la sindaca, la violazione della sede colpisce un simbolo di generosità e solidarietà, ma non intacca la forza dell’associazione. «I danni materiali si riparano, ma la forza di questa comunità è indistruttibile», ha scritto Silvia Salis, esprimendo vicinanza personale e quella della città: «Siamo con voi, oggi più di ieri. Andiamo avanti, insieme».
Sul tentativo di furto è intervenuto anche l’eurodeputato del Partito Democratico Brando Benifei, che ha parlato di un gesto «meschino e vile» contro un patrimonio collettivo. Benifei ha espresso vicinanza alle volontarie e ai volontari che ogni giorno dedicano tempo ed energie alla solidarietà, all’inclusione e alla costruzione di spazi sicuri per la comunità. Secondo l’eurodeputato del PD, colpire chi pratica l’aiuto non indebolisce quei valori, ma rafforza la responsabilità di sostenerli.
Per Brando Benifei, Music for Peace rappresenta «uno dei volti migliori di Genova», una città solidale e impegnata, capace di riconoscere nel volontariato, nell’accoglienza e nell’impegno civile valori da difendere. Il tentativo di furto, nella sua lettura, non mortifica chi lo ha subito, ma chi lo ha compiuto.
Alla condanna si aggiunge anche quella del segretario del Partito Democratico Liguria Davide Natale e del segretario metropolitano del PD di Genova Francesco Tognoni, che parlano di un gesto vile da respingere con forza. «Esprimiamo la nostra vicinanza a Music for Peace e a tutte le volontarie e i volontari che ogni giorno fanno di quella sede una casa aperta a chiunque abbia bisogno di aiuto, ascolto, vicinanza», affermano. Per Davide Natale e Francesco Tognoni, il furto colpisce uno spazio che da anni è punto di riferimento per migliaia di persone e simbolo concreto di solidarietà. I due esponenti dem assicurano il sostegno all’associazione e ai suoi progetti, sottolineando che quanto accaduto non fermerà l’attività dei volontari.
L’associazione, intanto, rivendica la propria risposta: andare avanti. «Non si spegne una comunità rubando», scrivono i volontari, sottolineando che quando si prova a spezzare qualcosa tenuto insieme dalle persone, quelle stesse persone finiscono per stringersi ancora di più. Un messaggio che trasforma l’episodio da cronaca di un’irruzione notturna a chiamata collettiva: difendere un luogo non perché contiene cose, ma perché custodisce relazioni, aiuti, memoria e futuro.
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