Contro violenza e razzismo, l’appello della 3 Febbraio: «Genova scelga accoglienza e convivenza»

L’associazione antirazzista interviene dopo gli episodi denunciati in città e sostiene la petizione “Genova città dell’accoglienza”, chiedendo alla società civile di reagire alla paura con solidarietà e presenza quotidiana

L’Associazione Antirazzista ed Interetnica “3 Febbraio” di Genova interviene con una lettera aperta dopo i gravi episodi di violenza denunciati in alcuni quartieri cittadini e descritti come aggressioni razziste ai danni di giovani immigrati. Il testo rilancia la necessità di una risposta civile ampia, capace di unire realtà associative, cittadini e persone impegnate contro razzismo, paura e sopraffazione.

L’associazione esprime sostegno alla petizione pubblica “Genova città dell’accoglienza”, promossa da Tutor Riuniti Liguria e Defence for Children Italia, riconoscendole il merito di avere denunciato quanto accaduto e di avere chiamato in causa sia le istituzioni sia la società civile. Proprio su quest’ultimo punto la “3 Febbraio” dice di ritrovarsi pienamente: l’obiettivo indicato è costruire una convivenza fondata sull’incontro, sulla conoscenza reciproca e sulla sicurezza di tutte e tutti.

Più critica, invece, la posizione verso le istituzioni. Nella lettera aperta l’associazione chiama in causa le responsabilità della politica nazionale e delle scelte europee in materia migratoria, sostenendo che il clima di ostilità verso chi arriva in fuga da guerre, povertà e persecuzioni contribuisca a produrre emarginazione, sfruttamento e insicurezza. Nel mirino c’è anche il nuovo regolamento dell’Unione europea sull’immigrazione, giudicato un ostacolo al diritto d’asilo e alla protezione delle persone più vulnerabili.
Il testo richiama poi un’esperienza avvenuta nel 2024 a Grumo Nevano, in provincia di Napoli, dove, secondo la ricostruzione dell’associazione, gruppi violenti avevano preso di mira persone immigrate anche in un clima alimentato dall’odio diffuso sui social. In quel caso, ricorda la “3 Febbraio”, la risposta era arrivata dall’unione tra immigrati e cittadini solidali, culminata in un corteo per la convivenza.
L’appello guarda quindi a Genova e chiede di non lasciare sole le persone colpite dalla violenza e dalla paura. La proposta è costruire relazioni quotidiane, rafforzare le reti già attive sul territorio e valorizzare il lavoro delle realtà che si occupano di solidarietà, tutela dei diritti e accoglienza.
Il messaggio finale è rivolto a chiunque si riconosca in una prospettiva antirazzista e solidale. Per l’associazione, la risposta non può limitarsi alla condanna degli episodi più gravi, ma deve tradursi in un impegno costante per una città capace di scegliere convivenza, giustizia sociale e pacificazione.
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