Tornano a casa tre opere recuperate dai carabinieri: al Museo Diocesano la mostra prima della restituzione

L’immagine votiva di Santa Maria del Garbo e due frammenti di una pala di Jacopo Cestaro saranno esposti temporaneamente a Genova prima del rientro nelle comunità di provenienza

Tre opere d’arte recuperate dai carabinieri saranno esposte temporaneamente al Museo Diocesano di Genova prima di essere restituite alle comunità di provenienza. L’appuntamento è per mercoledì 17 giugno alle 16,30, nel Chiostro dei Canonici di San Lorenzo, dove sarà inaugurata “Restituzioni”, l’esposizione dedicata ai beni ritrovati grazie all’attività del Comando carabinieri Tutela Beni Culturali.

A poco più di un mese dalla presentazione ufficiale in Episcopio, l’immagine votiva di Santa Maria del Garbo sarà finalmente visibile al pubblico insieme agli altri oggetti recuperati. Le opere resteranno in deposito temporaneo al Museo Diocesano fino al 30 settembre, in attesa del ritorno nei luoghi e nelle comunità da cui provengono.

Tra i beni esposti spiccano anche due frammenti del grande dipinto di Jacopo Cestaro raffigurante la Madonna che appare a San Giuseppe Calasanzio. La pala era stata rubata dalla Chiesa delle Scuole Pie circa quarant’anni fa e, dopo il furto, era stata pesantemente manomessa e ritagliata in più parti. I frammenti recuperati consentono oggi di ricostruire la porzione superiore dell’opera, mentre la metà inferiore risulta ancora in fase di rinvenimento.
L’esposizione sarà accompagnata da introduzioni dedicate sia all’attività svolta dai carabinieri del Comando Tutela Beni Culturali sia alla storia delle opere ritrovate e dei rispettivi luoghi di provenienza. “Restituzioni” sarà visitabile al Museo Diocesano, nel Chiostro dei Canonici di San Lorenzo, in via Tommaso Reggio 20r, dal 17 giugno al 30 settembre 2026.
Le note della Soprintendenza riportate nel catalogo generale ricostruiscono anche la storia attributiva dell’opera. Carlo Giuseppe Ratti, in entrambe le edizioni delle sue guide, segnalò che la tela era stata «dipinta in Napoli». Nelle successive guide in francese l’opera venne attribuita a Galeotti, mentre fu Federico Alizeri, nel 1846, ad assegnarla a Jacopo Cestaro, indicandola come lavoro di “un Cestati da Napoli” o, con una formula critica più severa, come opera vicina a “un Solimena snervato e languido ma nel disegno abbastanza corretto”. La critica successiva si è poi mantenuta su questa attribuzione, confermata in tempi più recenti da Nicola Spinosa, che ha accostato il dipinto alla pala datata 1764 conservata nella chiesa dell’Annunziata ad Angri. Lo studioso ha osservato come, in quella fase, Jacopo Cestaro si avvicinasse ai modi di Francesco De Mura. Nella scena, già definita da Federico Alizeri come il “Calasanzio che raccomanda gli alunni alla protezione di Maria”, compare anche una figura in abiti coevi, ben caratterizzata nel volto, che indica l’immagine mariana: potrebbe trattarsi del donatore, probabilmente legato all’ambiente artistico napoletano.
Jacopo Cestaro, nato a Bagnoli Irpino nel 1718 e morto nella seconda metà degli anni Ottanta del Settecento, è stato un pittore italiano vicino alla scuola di Francesco Solimena, pur con una personalità autonoma e una sensibilità meno rigida rispetto al modello del maestro. Sposò Serafina de’ Sio, dalla quale ebbe quattro figli, Giuseppe Cestaro, Gennaro Cestaro, Nicola Cestaro e Andrea Cestaro. La sua formazione viene generalmente collegata all’ambiente del tardo Francesco Solimena, mentre nel 1772 Luigi Vanvitelli lo indicò, insieme ad artisti come Francesco De Mura, Giuseppe Bonito, Giuseppe Sammartino, Ferdinando Fuga e Pietro Bardellino, tra i nomi meritevoli della docenza presso la Real Accademia del Disegno di Napoli.
Divenuto maestro dell’Accademia, Jacopo Cestaro presentò due suppliche al sovrano, nel 1772 e nel 1777, per ottenere la direzione dell’istituzione. Pur apprezzato dai contemporanei, non ebbe grande fortuna nella letteratura biografica tra la fine del Settecento e l’Ottocento. Il suo linguaggio risente della pittura napoletana e dei rapporti con la cultura figurativa genovese, con una produzione che intreccia barocco e neobarocco, libertà compositiva, gusto mondano e attenzione alla resa narrativa. Tra le sue opere si ricordano l’”Apparizione della Vergine a San Francesco di Paola”, la “Cena di Baldassarre”, la “Morte di Cleopatra”, “Cristo e l’adultera”, il “Ritratto di Giacomo Casanova”, la “Nascita di Maria Vergine”, il “Trionfo di Ercole”, “Lucrezia”, la “Morte di Virginia”, il “Banchetto di Assuero”, il “Passaggio del Mar Rosso”, la “Circoncisione di Gesù”, la “Visione di San Giuseppe Calasanzio” a Genova, l’”Adorazione dei Magi” conservata a Princeton e diverse opere realizzate o conservate tra Napoli, Roma, Ercolano, Avellino, Bagnoli Irpino, Los Angeles e Dubrovnik. Tra i suoi allievi sono ricordati Saverio Della Gatta, Salvatore Mollo e Melchiorre De Gregorio.
Nell’immagine di copertina: a sinistra la chiesa delle Scuole Pie, a destra, a colori, una delle parti del dipinto di Jacopo Cestaro ritrovate e, in bianco e nero, l’immagine di archivio della Soprintendenza dell’intero grande quadro
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