Quartieri 

Sestri Ponente, la giunta Salis avverte: «Senza lo spostamento della ferrovia si rischia di vanificare l’investimento su Fincantieri»

Nel bilancio del primo anno di amministrazione, la sindaca Silvia Salis e il vicesindaco Alessandro Terrile rilanciano il tema della “restituzione” al quartiere: mercato del Ferro da rigenerare come luogo di comunità, più attenzione ai subappalti e la richiesta di completare l’infrastruttura che libererebbe nuove aree nel centro di Sestri

La trasformazione del cantiere navale di Sestri Ponente non può restare una grande operazione industriale chiusa dentro il perimetro produttivo. Deve diventare anche una restituzione al quartiere, alla sua comunità, alla sua storia operaia e solidale, al tessuto sociale che da anni sostiene il peso di una presenza fondamentale per l’economia cittadina ma anche ingombrante nella vita quotidiana del territorio. È questo uno dei passaggi più politici emersi nella conferenza stampa di bilancio del primo anno di amministrazione della giunta della sindaca Silvia Salis, con un intervento del vicesindaco e assessore al bilancio Alessandro Terrile che ha messo al centro il nodo ancora irrisolto dello spostamento della ferrovia e delle aree che potrebbero essere restituite alla città.

Il tema è quello del rapporto tra Fincantieri, Sestri Ponente e Genova. Un rapporto storico, complesso, vitale per il lavoro e per l’industria, ma che oggi, secondo la lettura dell’amministrazione, deve entrare in una fase nuova. Non basta il potenziamento del cantiere. Non basta l’investimento pubblico. Non basta la prospettiva produttiva. Serve una ricaduta concreta sul quartiere, perché la popolazione di Sestri Ponente, come ha sottolineato la sindaca Silvia Salis, ha sempre dimostrato una predisposizione alla solidarietà e al sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori, ma questa disponibilità non può essere data per scontata né consumata senza una risposta adeguata.

«La popolazione di Sestri Ponente è una popolazione con un’anima solidale e di supporto alla lavoratrice e al lavoratore, storica, e continua instancabilmente a fare la sua parte», ha detto Silvia Salis, spiegando che proprio per questo l’amministrazione sente il dovere di chiedere a Fincantieri una restituzione vera. La sindaca ha riferito di incontri definiti soddisfacenti con l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero, al quale è stato posto il tema non solo dell’impatto industriale, ma anche della responsabilità verso il territorio.

Uno dei primi punti riguarda i subappalti. Salis ha spiegato di avere ricevuto rassicurazioni sul fatto che Fincantieri stia intervenendo sulla solidità e sulla serietà della filiera dei subappalti, con particolare attenzione alla tutela dei lavoratori coinvolti. È un passaggio delicato, perché nei grandi cantieri la catena degli affidamenti può diventare difficile da controllare e può generare situazioni sociali e lavorative complesse. Per la sindaca, l’impegno dell’azienda su questo fronte è un elemento necessario per ridurre le criticità e garantire che il potenziamento industriale non si traduca in nuove fragilità.

Accanto al tema del lavoro, l’amministrazione ha messo sul tavolo una proposta concreta di rigenerazione urbana e sociale: il mercato del Ferro. La sindaca ha indicato quella struttura come un luogo oggi sottoutilizzato, ma potenzialmente capace di diventare un grande spazio di comunità per Sestri Ponente. La proposta è stata oggetto di confronto anche con l’assessora al commercio e turismo Tiziana Beghin e con l’assessora al sociale Cristina Lodi, in una prospettiva che unisce riqualificazione dello spazio pubblico, servizi sociali, integrazione e attività di quartiere.

L’idea è trasformare il mercato del Ferro in un luogo aperto tutto l’anno, vivibile, attrezzato, in grado di ospitare attività per la comunità. Non solo commercio, quindi, ma corsi di lingua, doposcuola, iniziative di sostegno, percorsi di accompagnamento per chi arriva a vivere nel quartiere e si trova improvvisamente dentro una realtà nuova, senza conoscere lingua, procedure, servizi e dinamiche amministrative. La sindaca ha insistito in particolare sulla condizione delle donne, che spesso, a differenza degli uomini inseriti nei cantieri e quindi più esposti a relazioni quotidiane di lavoro, rischiano di rimanere più isolate e di avere meno occasioni per imparare la lingua e costruire reti.

Il mercato del Ferro, nella visione della giunta, potrebbe quindi diventare il luogo in cui attenuare l’impatto sociale dei grandi cambiamenti legati alla trasformazione industriale. Un presidio di comunità, non un semplice contenitore. Uno spazio capace di prendersi cura degli abitanti di Sestri Ponente, indipendentemente dalla loro provenienza, e di offrire strumenti concreti per ridurre le distanze sociali. Per Silvia Salis, la rigenerazione della struttura e la sua destinazione a funzioni civiche rappresentano un progetto di ampia portata, con una ricaduta importante sul territorio, da realizzare anche con il sostegno economico di Fincantieri.

La parte più strutturale del ragionamento è stata però affidata al vicesindaco Alessandro Terrile, che ha collegato la restituzione sociale a quella fisica delle aree. Il nodo, ha spiegato, è il completamento del progetto con la parte oggi non finanziata: lo spostamento della ferrovia. Senza quel passaggio, secondo il vicesindaco, il rischio è che l’investimento produca effetti importanti sul cantiere ma non consenta alla città di recuperare davvero spazi strategici nel cuore di Sestri Ponente.

«Siamo ben coscienti che la situazione di Fincantieri vada gestita in un rapporto di dialogo tra Fincantieri e l’amministrazione comunale», ha detto Terrile, aggiungendo però che una parte delle soluzioni ai problemi della mancata ricaduta sulla città arriverà solo quando sarà completato anche il segmento oggi scoperto dal punto di vista finanziario. Lo spostamento della ferrovia avrebbe infatti due effetti: da un lato completerebbe e renderebbe più efficiente il cantiere navale, dall’altro libererebbe aree oggi occupate e le restituirebbe alla città.

È su queste aree, secondo il vicesindaco, che si gioca una parte decisiva della partita. Non solo in termini urbanistici, ma anche sociali. Il vicesindaco ha indicato la possibilità di immaginare in quegli spazi edilizia abitativa convenzionata, luoghi di aggregazione, spazi di socialità e un parco urbano. Non si tratta di aree marginali, ma di porzioni importanti per dimensione e collocazione, perché sono sostanzialmente nel centro di Sestri Ponente. Per questo, ha spiegato, il Comune non intende rinunciare a un ruolo attivo.

La partita, però, non è semplice. Alessandro Terrile ha ricordato che esiste una trattativa, o comunque una vertenza aperta, tra Fincantieri, governo e Rete Ferroviaria Italiana. In questo quadro, il Comune rischia di restare spettatore. Ma il vicesindaco ha chiarito che l’amministrazione non vuole restare muta ancora a lungo, perché il completamento di quell’infrastruttura viene considerato una priorità per Genova. Il tema è già stato posto anche al governo e al viceministro Edoardo Rixi, con la richiesta di arrivare rapidamente a un chiarimento.

Il punto politico è che su Sestri Ponente si stanno investendo molte risorse, ma senza lo spostamento della ferrovia e senza una chiara strategia sulle aree liberabili il rischio è di non chiudere davvero il cerchio. «Bisogna fare chiarezza al più presto, altrimenti si rischia di vanificare i tanti denari che si stanno mettendo su Sestri Ponente», ha detto Terrile. Una frase che sintetizza la posizione della giunta: l’intervento industriale deve essere completato, ma deve anche produrre un ritorno misurabile per la città.

Dentro il bilancio del primo anno dell’amministrazione della sindaca Silvia Salis, il caso Fincantieri diventa così il banco di prova di una linea più ampia. La giunta rivendica il dialogo con le grandi realtà economiche, ma chiede che le trasformazioni non scarichino solo costi sociali sui quartieri. Chiede lavoro, ma anche qualità del lavoro. Chiede sviluppo industriale, ma anche servizi, spazi pubblici, case accessibili, luoghi di comunità. Chiede infrastrutture, ma non vuole che il Comune resti ai margini delle decisioni che ridisegnano pezzi strategici della città.

La conferenza stampa di bilancio ha quindi consegnato un messaggio chiaro a Fincantieri, al governo e a Rete Ferroviaria Italiana: Sestri Ponente non può essere soltanto il luogo dove si realizzano investimenti industriali, ma deve diventare anche il territorio che riceve una restituzione concreta. La rigenerazione del mercato del Ferro può essere il primo segnale visibile di questa direzione. Lo spostamento della ferrovia e il recupero delle aree centrali sono invece la partita più grande, quella su cui si misurerà la capacità di trasformare un grande cantiere in una nuova occasione urbana per Genova.


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