Pnrr, la corsa contro il tempo di Genova: quattro assi al 100%, scuole al 90% e opere idrauliche oltre l’80%

Nel bilancio del primo anno della giunta della sindaca Silvia Salis, l’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante fa il punto sui cantieri finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Siamo abbondantemente ottimisti: Genova non avrà grandi problemi con le scadenze», dice. Il nodo resta l’interpretazione delle lavorazioni residuali, ma il Comune rivendica il recupero di cantieri partiti quasi da zero

La partita delle scadenze
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato uno dei capitoli più delicati della conferenza stampa di bilancio del primo anno di amministrazione della giunta della sindaca Silvia Salis. A fare il punto, entrando nel merito di cantieri, percentuali di avanzamento, criticità e prospettive, è stato l’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante, che ha rivendicato il lavoro compiuto in undici mesi da uffici comunali, dirigenti, tecnici e imprese per recuperare situazioni trovate in forte ritardo.

Il dato politico e amministrativo che emerge è netto: secondo Ferrante, Genova riuscirà a centrare la quasi totalità degli obiettivi. Per il progetto dei quattro assi, il finanziamento più rilevante e vicino al mezzo miliardo di euro, l’assessore indica il 100 per cento. Per l’edilizia scolastica la stima è attorno al 90 per cento. Per le opere idrauliche il livello di completamento atteso viene indicato abbondantemente sopra l’80 per cento. Percentuali che, nel racconto dell’amministrazione, segnano la distanza tra il quadro ereditato all’inizio del mandato e la situazione attuale.

«Siamo abbondantemente ottimisti sul fatto che a Genova non avremo grandi problemi con la scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza», ha spiegato l’assessore, sottolineando che la città sta «centrando praticamente quasi tutti i risultati». Il riferimento è alle scadenze fissate a livello nazionale ed europeo, ma anche alle interlocuzioni ancora in corso con i ministeri per chiarire l’applicazione delle norme sulle lavorazioni residue.
Un territorio amministrativo sconosciuto per tutti
Nel suo intervento, Massimo Ferrante ha voluto prima di tutto inquadrare il problema dentro una dimensione nazionale. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha spiegato, ha costretto tutti i comuni italiani a misurarsi con regole, tempi e procedure in larga parte nuove. Non si tratta, secondo l’assessore, di una difficoltà solo genovese: «Tutti quanti, non solo noi ma tutto il Paese, si muovono in un territorio sconosciuto», ha detto, ricordando che le interlocuzioni tra i dirigenti comunali e i ministeri sono costanti.
Il piano ha investito settori diversi dell’amministrazione: edilizia scolastica, infrastrutture, patrimonio pubblico, opere idrauliche e interventi diffusi. Ogni linea di finanziamento ha proprie regole, propri tempi, proprie rendicontazioni e propri margini interpretativi. Proprio per questo, il Comune di Genova sta lavorando su più tavoli contemporaneamente, cercando di portare a conclusione gli interventi nei tempi utili e di evitare che eventuali porzioni residue compromettano l’efficacia dei finanziamenti.
Il punto più delicato, ha spiegato Ferrante, riguarda la distinzione tra lavorazioni principali e lavorazioni residuali. La scadenza ordinaria del 30 giugno è il riferimento centrale, ma all’interno del quadro normativo esiste una possibilità di completamento di parti residuali entro la fine di agosto. Su questo aspetto, però, i comuni stanno chiedendo chiarimenti, perché l’interpretazione concreta del concetto di “residuale” può incidere in modo significativo sulla gestione finale dei cantieri.
Quattro assi, il dossier più pesante
Il capitolo più imponente è quello dei quattro assi di forza del trasporto pubblico. Per Massimo Ferrante, si tratta del finanziamento più grande in carico alla città e di uno dei progetti più complessi del Paese. La cifra, vicina al mezzo miliardo di euro, rende evidente la portata dell’intervento. Ed è proprio su questo dossier che l’assessore rivendica il risultato più netto: «Siamo al 100 per cento», ha detto, riferendosi al rispetto degli obiettivi sul progetto.
La difficoltà, secondo il racconto dell’assessore, nasceva dalla condizione di partenza. Genova avrebbe ereditato una flotta, ma non un’infrastruttura pronta. L’amministrazione si è quindi trovata a dover costruire in tempi compressi ciò che avrebbe dovuto sostenere il nuovo sistema di trasporto. «Siamo partiti a luglio, undici mesi fa, dall’anno zero», ha spiegato Ferrante, ricordando anche la trattativa con il ministero che ha portato a una ridefinizione del progetto su 25 chilometri di linea rispetto ai 47 previsti inizialmente.
Il quadro operativo è quello di una città attraversata da decine di cantieri simultanei. L’assessore ha parlato di 46 cantieri attualmente in corso e di uno sforzo organizzativo eccezionale, con personale arrivato anche da fuori Genova per rafforzare la capacità di seguire, coordinare e integrare tutte le lavorazioni. È una situazione che ha prodotto disagi evidenti per la circolazione e per i cittadini, ma che l’amministrazione presenta come necessaria per non perdere il treno dei finanziamenti e per recuperare il tempo non utilizzato negli anni precedenti.
Scuole al 90 per cento
L’edilizia scolastica è il secondo grande fronte richiamato dall’assessore. Anche qui l’assessore parla di uno sforzo «incredibile» e di un risultato che dovrebbe attestarsi attorno al 90 per cento degli obiettivi. Il tema riguarda interventi distribuiti sul patrimonio pubblico scolastico, con cantieri che devono rispettare tempi stretti e, allo stesso tempo, conciliarsi con la vita quotidiana degli istituti, delle famiglie, del personale e degli studenti.
Il dato del 90 per cento viene presentato come una soglia molto positiva, soprattutto considerando la complessità della programmazione e l’intreccio tra procedure tecniche, affidamenti, lavori e rendicontazioni. La partita delle scuole è anche una delle più sensibili dal punto di vista politico, perché riguarda edifici frequentati ogni giorno da bambini, ragazzi, insegnanti e personale educativo. Ogni ritardo, ogni spostamento e ogni cantiere aperto ha conseguenze dirette sulla città.
Per questo, nel bilancio del primo anno, l’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante ha scelto di inserire l’edilizia scolastica tra le aree in cui il Comune ritiene di poter rivendicare un risultato concreto. Non un percorso privo di problemi, ma una traiettoria che, secondo l’amministrazione, resta dentro i margini utili per salvaguardare i finanziamenti e completare gli interventi fondamentali.
Opere idrauliche oltre l’80 per cento
Terzo capitolo, le opere idrauliche. Anche in questo caso Massimo Ferrante indica una percentuale alta: abbondantemente sopra l’80 per cento. È un dato rilevante per una città fragile dal punto di vista idrogeologico, dove la sicurezza dei rii, delle tombinature, delle infrastrutture di deflusso e delle aree esposte al rischio alluvionale resta uno dei nodi strutturali dell’amministrazione pubblica.
Le opere idrauliche, più di altri interventi, spesso non sono immediatamente percepite dai cittadini nella loro importanza quotidiana. Diventano visibili quando il territorio entra in crisi, quando piogge intense, mareggiate, esondazioni o criticità di versante mostrano il costo dei ritardi accumulati. Per questo, il superamento dell’80 per cento viene rivendicato come un risultato non solo contabile, ma di sicurezza urbana.
Nel quadro tracciato da Ferrante, le opere idrauliche fanno parte di una più ampia strategia di recupero e accelerazione sui lavori pubblici. La giunta della sindaca Salis presenta questi interventi come una delle prove più concrete della necessità di combinare rapidità, competenza tecnica e capacità di relazione con i livelli ministeriali.
Il nodo delle lavorazioni residuali
Il punto tecnico più delicato resta quello delle lavorazioni residuali. Massimo Ferrante ha spiegato che il Piano nazionale di ripresa e resilienza fissa la scadenza del 30 giugno per le lavorazioni, ma prevede una disciplina specifica per quelle residue, assimilabili, in edilizia, alle finiture. Questo può consentire un margine fino alla fine di agosto, ma proprio su questo passaggio si stanno concentrando le direzioni dei lavori pubblici e delle infrastrutture dei comuni italiani.
Il problema non è soltanto terminologico. Stabilire che cosa sia effettivamente residuale significa capire quali parti di un’opera possano essere completate dopo la scadenza principale senza compromettere la rendicontazione e la funzionalità dell’intervento. Per questo, ha spiegato l’assessore, sono in corso interlocuzioni con i ministeri, in modo da chiarire i margini applicativi ed evitare interpretazioni difformi da città a città.
A Genova, ha aggiunto Ferrante, le poche situazioni critiche vengono affrontate con una logica precisa: completare entro fine agosto le parti che rendano comunque funzionale il manufatto. In altri termini, l’obiettivo è non lasciare opere inutilizzabili o monche, ma garantire che anche nei casi più complessi si arrivi a un risultato concretamente fruibile. Solo dopo, come faranno anche gli altri comuni, si capirà se per eventuali parti residue sarà possibile mantenere l’erogazione ministeriale o se sarà necessario il passaggio da finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza a finanziamenti ministeriali ordinari.
Cantieri trovati indietro e recuperati in undici mesi
La rivendicazione politica dell’assessore si concentra soprattutto sulla condizione di partenza. L’assessore ha detto che, all’arrivo della nuova amministrazione, i cantieri del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolare quelli infrastrutturali, erano «totalmente sotto il palo». Una valutazione dura, che si collega a quanto già affermato dalla sindaca Silvia Salis nella parte generale della conferenza stampa sul primo anno di mandato.
Il tema non riguarda solo il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Massimo Ferrante ha citato anche la metropolitana, che non rientra in quel perimetro di finanziamento ma appartiene allo stesso grande capitolo delle infrastrutture cittadine. Anche lì, secondo l’amministrazione, la situazione trovata era complessa e ha richiesto un lavoro di riavvio, riassegnazione e riorganizzazione.
La narrazione della giunta è quella di un anno vissuto in rincorsa. Non una fase ordinaria di gestione dei lavori, ma un recupero accelerato di scadenze, progettazioni, cantieri e interlocuzioni istituzionali. Da qui il ringraziamento dell’assessore ai tecnici comunali, ai dirigenti, ai funzionari e alle imprese, che secondo l’assessore hanno lavorato con uno sforzo straordinario per portare a casa il risultato.
Lo sforzo di tecnici, uffici e imprese
L’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Ferrante ha insistito più volte sul ruolo della struttura tecnica. La pressione delle scadenze, il numero dei cantieri e la complessità delle regole hanno imposto un carico di lavoro eccezionale agli uffici comunali. Non solo progettazione e direzione lavori, ma anche rendicontazione, rapporti con i ministeri, verifica dello stato di avanzamento, coordinamento con le imprese e gestione delle criticità sul territorio.
Il dato dei 46 cantieri attivi rende l’idea della scala dell’impegno. Ogni cantiere richiede personale, controlli, documentazione, decisioni rapide e capacità di adattamento. L’arrivo di personale anche da fuori Genova, ricordato dall’assessore, conferma la dimensione straordinaria dell’operazione. Non si tratta solo di aprire lavori, ma di governarli dentro un calendario molto rigido.
«I nostri dirigenti, i nostri funzionari e tutte le imprese hanno messo cuore e anima per portare a casa il risultato», ha detto Massimo Ferrante. Una frase che riassume il tono dell’intervento: riconoscimento delle difficoltà, ma anche rivendicazione di una macchina comunale che, secondo l’amministrazione, ha saputo reagire a una situazione di partenza molto complicata.
Il messaggio politico della giunta
Nel bilancio del primo anno della giunta della sindaca Salis, il capitolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza serve a sostenere una tesi precisa: l’amministrazione ha trovato dossier in ritardo, li ha rimessi in movimento e ora conta di rispettare quasi tutte le scadenze. Le percentuali indicate da Ferrante sono il centro del messaggio: 100 per cento per i quattro assi, 90 per cento per l’edilizia scolastica, oltre l’80 per cento per le opere idrauliche.
Resta aperta la partita interpretativa sulle lavorazioni residuali, che non riguarda solo Genova ma tutti i comuni italiani. Resta anche la necessità di capire, nei pochissimi casi che potrebbero richiedere un completamento ulteriore, quale sarà il rapporto tra finanziamenti europei, ministeriali e risorse eventualmente alternative. Ma la linea dell’amministrazione è ottimistica: Genova, secondo l’assessore, non si presenterà alla prova delle scadenze con grandi problemi.
Il titolo politico, quindi, non è solo quello dei lavori che avanzano, ma quello di una città che ha dovuto correre per non perdere finanziamenti e opere. Dopo undici mesi di accelerazione, la giunta rivendica di essere riuscita a riportare sotto controllo una delle partite più complesse del mandato. Le percentuali indicate dall’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni Massimo Ferrante diventano così il parametro su cui l’amministrazione chiede di essere giudicata: non sulla difficoltà della corsa, ma sulla capacità di arrivare in tempo al traguardo.
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