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Aeroporto, Autorità Portuale e Cciaa danno il benservito a Musso, Salis si schiera: «Scelta incomprensibile»

Sotto la presidenza di Enrico Musso il Cristoforo Colombo ha risanato i conti, gestito l’ampliamento dell’aerostazione e raggiunto il record di un milione e 580 mila passeggeri

Cambio di rotta al Cristoforo Colombo. Enrico Musso, docente di Economia dei trasporti all’Università di Genova e presidente uscente della società che gestisce l’aeroporto, non sarà confermato alla guida dello scalo. La decisione arriva dagli azionisti pubblici, Autorità di sistema portuale e Camera di Commercio, e apre una nuova fase proprio mentre l’aeroporto è al centro del percorso di privatizzazione e del riassetto societario.

Il consiglio di amministrazione è stato convocato per lunedì dallo stesso Enrico Musso e dovrà a sua volta chiamare l’assemblea dei soci, chiamata a nominare il nuovo presidente e i componenti del consiglio di amministrazione. Il mandato di Enrico Musso si è concluso con l’approvazione del bilancio 2025 e l’attuale presidente opera in regime di prorogatio, in attesa del passaggio formale ai nuovi vertici.

La nomina di Enrico Musso era arrivata nel 2024, dopo una delle fasi più complesse per il sistema portuale e istituzionale ligure. A indicarlo alla presidenza del Colombo era stato l’allora commissario dell’Autorità di sistema portuale Massimo Seno, dopo l’inchiesta che aveva portato all’arresto dell’allora presidente dell’Autorità Paolo Emilio Signorini e dell’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. In due anni, la gestione di Enrico Musso ha accompagnato il risanamento della società aeroportuale e una crescita dei numeri dello scalo, arrivato al massimo storico di un milione e 580 mila passeggeri.

La mancata conferma ha provocato la presa di posizione immediata della sindaca Silvia Salis, che non nasconde contrarietà e sorpresa. «Sono profondamente stupita e amareggiata dalla decisione relativa al mancato rinnovo dell’onorevole Enrico Musso alla presidenza dell’Aeroporto di Genova. I risultati positivi ottenuti in questi anni, dall’aumento dei traffici al risanamento economico passando per la gestione dei lavori di ampliamento dell’aerostazione, sono sotto gli occhi di tutti e in netta controtendenza rispetto al passato. Risulta perciò incomprensibile la scelta di interrompere questo percorso virtuoso in una fase così delicata come quella che si sta vivendo, con il processo di privatizzazione dello scalo in corso».

La prima cittadina sottolinea anche il profilo istituzionale e professionale del presidente uscente, rivendicando una valutazione sganciata dagli schieramenti politici. «Voglio esprimere la mia personale vicinanza a Enrico Musso in questo momento – prosegue Salis – le nostre storie politiche sono diverse, ma questo non mi impedisce di riconoscere in lui un professionista serio, competente e capace, che serve le istituzioni della nostra città con dedizione e, soprattutto, con ottimi risultati. Lo dimostra non solo il lavoro che ha portato avanti nella presidenza dell’aeroporto, ma anche l’impegno che sta continuando a profondere per il nostro Teatro Carlo Felice, di cui ha contribuito a far emergere una precedente gestione finanziaria apparentemente non molto lineare».

La posizione della sindaca diventa anche politica quando il ragionamento si sposta sulla gestione interna al centrodestra della partita aeroporto. Silvia Salis aggiunge che «a tutto questo si aggiunge una certa perplessità nel registrare la sorpresa di alcuni esponenti del centrodestra. Colpisce, infatti, notare come su una scelta così strategica per una grande infrastruttura del territorio non sembri esserci stata un’adeguata condivisione di informazioni nemmeno all’interno della loro stessa classe dirigente. Genova ha bisogno di valorizzare le sue energie migliori, al di là del colore politico. Rinunciare in questo modo a un patrimonio di competenze così evidente, peraltro in una fase di delicata transizione, rischia di non essere la scelta più utile per il futuro della nostra comunità».

Sulla stessa linea, ma con toni ancora più duri, interviene il consigliere regionale del Partito Democratico Simone D’Angelo, che parla apertamente di un presidente allontanato dopo aver rimesso in carreggiata lo scalo. «La decisione di non confermare Enrico Musso alla guida dell’Aeroporto di Genova è sorprendente e incomprensibile. Ancora più grave è apprendere che una scelta così importante sarebbe stata comunicata con un semplice messaggio WhatsApp. Parliamo di una persona che non appartiene certo alla sinistra e che, insieme al consiglio di amministrazione e alla struttura dell’aeroporto, ha ottenuto risultati oggettivi: conti risanati, bilanci record e il massimo storico di passeggeri, compagnie e collegamenti. Numeri che parlano da soli. Per questo il presidente dell’Autorità di sistema portuale Matteo Paroli deve spiegare pubblicamente le ragioni di questa scelta. Se non dipendono dai risultati, da cosa dipendono?».

Per D’Angelo, la mancata conferma non può essere letta come un normale avvicendamento amministrativo, perché cade nel momento in cui si decide il futuro assetto societario dell’aeroporto. «Probabilmente le spiegazioni andrebbero chieste direttamente al viceministro Edoardo Rixi e al presidente Marco Bucci, che appaiono come i veri registi di questa scelta, per poter esercitare un controllo più diretto sulla prossima fase di privatizzazione e riassetto societario dell’aeroporto, un passaggio strategico per il futuro di Genova che dovrebbe essere gestito con la massima trasparenza e nell’interesse pubblico, non sulla base di logiche e accordi che oggi appaiono tutt’altro che chiari. Difficile dimenticare quando gli stessi che oggi cambiano i vertici raccontavano che il Colombo non avesse prospettive e lavoravano a una sostanziale svendita dello scalo per pochi spiccioli. Oggi i fatti dimostrano il contrario».

Il consigliere regionale del Pd chiude chiedendo risposte pubbliche sulla scelta compiuta dagli azionisti. «Per questo allontanare chi ha contribuito a questo rilancio, senza alcuna spiegazione, è una scelta che merita risposte chiare ai genovesi e ai liguri».

La vicenda apre dunque un fronte politico e istituzionale su una delle infrastrutture più delicate della città. Da una parte ci sono gli azionisti pubblici che hanno deciso di non confermare Enrico Musso e di avviare il ricambio al vertice. Dall’altra ci sono i risultati rivendicati dalla gestione uscente, il record di traffico, il risanamento economico e la fase ancora aperta della privatizzazione. È proprio questo intreccio a rendere il cambio di presidenza molto più di una semplice sostituzione: il futuro del Cristoforo Colombo passa ora da una scelta che, secondo Silvia Salis e Simone D’Angelo, richiede motivazioni chiare e una piena assunzione di responsabilità davanti alla città.


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