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Genova trasforma piazze e spazi pubblici in laboratori urbani: nasce “PlayCity”

La giunta approva il programma sperimentale per attivare temporaneamente luoghi della città con eventi, sport, laboratori, passeggiate urbane e interventi di urbanistica tattica. L’obiettivo è rafforzare partecipazione, prossimità e qualità degli spazi comuni nei quartieri

Genova prova a cambiare il modo di usare piazze, strade e spazi pubblici, trasformandoli in luoghi temporanei di incontro, gioco, socialità, ascolto e sperimentazione urbana. La giunta comunale ha approvato il programma “Genova PlayCity – Laboratorio di sperimentazione urbana”, pensato per attivare aree della città attraverso iniziative leggere, reversibili e partecipate, capaci di migliorare la qualità urbana e rafforzare la relazione tra cittadini, quartieri e amministrazione.

La delibera è stata proposta dall’assessora all’urbanistica e alla città dei 15 minuti Francesca Coppola, dall’assessore al patrimonio e alla partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione Davide Patrone e dall’assessore alla mobilità sostenibile e servizi civici Emilio Robotti. Il nuovo programma si inserisce nel solco delle esperienze già avviate con le “Caruggiadi”, ma amplia il campo di intervento: non più soltanto un evento, ma un metodo sperimentale per individuare spazi, testarli, osservarne gli usi, raccogliere dati e capire quali trasformazioni possano funzionare nella vita quotidiana della città.

“Genova PlayCity” non sostituirà gli strumenti urbanistici ordinari, ma li affiancherà. Il suo ruolo sarà quello di aprire cantieri leggeri di partecipazione e uso temporaneo dello spazio pubblico, individuando aree prioritarie, promuovendo attività e verificando sul campo la risposta dei quartieri. L’idea è usare la città come un laboratorio reale, dove la sperimentazione non resta sulla carta ma entra nelle piazze, nei percorsi pedonali, negli spazi di sosta e nei luoghi di prossimità.

Il termine “Play” non viene inteso soltanto come gioco. Nel progetto richiama una modalità più flessibile, inclusiva e democratica di abitare lo spazio urbano. Giocare, in questo senso, significa anche provare nuove forme di convivenza, testare usi diversi dei luoghi, rendere più accessibili gli spazi comuni e restituire alle piazze una funzione civica. Il programma punta a trasformare lo spazio pubblico in una infrastruttura quotidiana, capace di accogliere attività, relazioni e bisogni diversi.

Il cuore del progetto sarà costituito da attivazioni temporanee e pratiche partecipative. Potranno essere organizzati eventi sportivi e di fitness collettivo, laboratori creativi per bambini e adulti, musica, piccole performance, passeggiate urbane, momenti di racconto della città e interventi di urbanistica tattica. Azioni leggere, quindi, ma pensate per incidere sulla percezione e sull’uso degli spazi, soprattutto nei quartieri dove piazze e aree pubbliche possono diventare punti di riferimento per la comunità.

Secondo Francesca Coppola, Davide Patrone ed Emilio Robotti, l’obiettivo è fare tornare piazze e spazi comuni a essere luoghi dove incontrarsi, sostare, giocare, esplorare e vivere nuove forme di socialità. I tre assessori spiegano che “Genova PlayCity” mette al centro la rigenerazione degli spazi pubblici attraverso pratiche partecipative, eventi radicati sul territorio, interventi di urbanistica tattica e percorsi di ascolto delle comunità locali. Si tratta, nella loro impostazione, di politiche capaci di incidere concretamente sulla vita delle persone, perché lo spazio pubblico non è solo arredo urbano, ma una componente essenziale della qualità della vita.

La sperimentazione servirà anche a cambiare la percezione degli spazi comuni. Un luogo attraversato frettolosamente può diventare un punto di sosta; una piazza sottoutilizzata può ospitare attività per bambini o momenti di socialità; un’area percepita come vuota può essere riletta attraverso eventi, pratiche condivise e nuove funzioni temporanee. Il programma lavorerà proprio su questa soglia: non interventi definitivi calati dall’alto, ma prove urbane costruite insieme alla cittadinanza, osservando cosa funziona e cosa può essere migliorato.

La partecipazione sarà uno degli elementi centrali. L’amministrazione punta a coinvolgere cittadini, associazioni, realtà territoriali e comunità locali, con l’obiettivo di costruire un rapporto più diretto tra chi vive i quartieri e chi progetta le politiche urbane. In questa prospettiva, la città dei 15 minuti non è solo un modello di distribuzione dei servizi, ma anche una questione di prossimità sociale: avere vicino luoghi vivi, accessibili, riconoscibili e capaci di generare relazioni.

“Genova PlayCity” nasce quindi come programma sperimentale, ma ambisce a produrre indicazioni utili per le scelte future. Le attivazioni temporanee potranno aiutare a capire quali spazi abbiano maggiore potenzialità, quali usi siano più richiesti, quali bisogni emergano nei diversi quartieri e quali interventi possano essere consolidati. È una modalità di lavoro che usa il tempo breve della sperimentazione per orientare decisioni più strutturate.

Il messaggio politico e urbanistico è chiaro: lo spazio pubblico non deve essere considerato soltanto un vuoto tra edifici o un luogo di passaggio, ma una parte essenziale della vita urbana. Con “Genova PlayCity” il Comune prova a farne un terreno di prova per nuove forme di socialità, benessere, partecipazione e rigenerazione, con l’obiettivo di costruire una città più aperta, adattabile e condivisa.


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