Villetta Di Negro, gli ultimi venti minuti di Pedro nelle immagini del parco. Convalidato l’arresto di Camara, interrogatorio rinviato

Le telecamere del museo Chiossone avrebbero ripreso l’arrivo insieme della vittima e dell’uomo accusato del delitto, poi il dialogo, la lite e l’aggressione. Cisse Camara resta ricoverato al San Martino: è anche affetto da polmonite. Sarà trasferito a Marassi quando le sue condizioni lo permetteranno

Ci sono luoghi che una città associa alla quiete, alla bellezza, alla memoria. Villetta Di Negro è uno di questi, nonostante le condizioni di degrado siano evidenti a tutti da decenni: il parco sopra il centro, il museo Chiossone, gli alberi, i passaggi di chi sale per cercare ombra, silenzio, un punto da cui guardare Genova. Sabato mattina, invece, quel luogo è diventato la scena di una morte violenta. E ora sono le telecamere del parco a restituire agli investigatori gli ultimi venti minuti di Pietro Alberto Paolo Signor (nell’immagine combo di copertina), per molti semplicemente Pedro, 48 anni, senza dimora, ucciso in piena mattinata.

Le immagini, secondo quanto emerso, avrebbero ripreso quasi tutta la sequenza. Pietro Alberto Paolo Signor e Cisse Camara, 42 anni, l’uomo accusato dell’omicidio, sarebbero arrivati insieme nel parco. Non due sconosciuti incrociati per caso, dunque, almeno secondo la prima lettura degli inquirenti, ma due persone che si conoscevano o che comunque avevano già stabilito un contatto. Per alcuni minuti avrebbero parlato. Una decina, forse. Il tempo breve eppure lunghissimo che separa una semplice conversazione, anche se animata, da una tragedia.

Poi qualcosa si spezza. Nelle riprese, che sono ora al centro del lavoro investigativo, il confronto sarebbe degenerato in lite e quindi nell’aggressione. I colpi sarebbero stati inferti più volte, probabilmente con un coccio di bottiglia. Sarà l’autopsia a stabilire con precisione la dinamica, il numero delle ferite, la causa della morte e l’arma utilizzata. Ma il quadro già ricostruito dagli investigatori racconta una violenza improvvisa, brutale, consumata in un luogo pubblico mentre la città attorno continuava la sua mattina.
Dopo l’aggressione ci sarebbe stato un tentativo di nascondere o spostare il corpo. Cisse Camara, secondo l’accusa, avrebbe legato mani e piedi della vittima con corde e indumenti, cercando poi di trascinarla via. È in quel momento che una donna ha visto la scena. Una visione difficile perfino da raccontare. La passante ha chiamato il numero unico di emergenza 112 e da quella telefonata è partita la risposta dei carabinieri, che hanno fermato poco dopo il presunto responsabile.
L’arresto è stato convalidato dalla giudice per le indagini preliminari Carla Pastorini, alla presenza dell’avvocato dell’indagato. L’accusa è omicidio volontario. Non si è invece svolto l’interrogatorio di garanzia, rinviato ai prossimi giorni per le condizioni sanitarie di Cisse Camara, ricoverato all’ospedale San Martino. Al momento del fermo, l’uomo sarebbe apparso in stato di forte alterazione, con frasi sconnesse. Gli investigatori stanno verificando anche l’ipotesi dell’assunzione di crack. Durante l’intervento, avrebbe inoltre tentato di scagliarsi contro uno dei militari del nucleo Radiomobile. In ospedale gli è stata diagnosticata anche una polmonite.
Quando i medici daranno il via libera, Cisse Camara sarà trasferito nel carcere di Marassi. Fino ad allora resterà piantonato. L’interrogatorio servirà a chiarire se l’indagato intenda rispondere alle domande, quale versione fornirà e se emergeranno elementi utili a spiegare il movente, che resta ancora coperto dal riserbo. Gli investigatori stanno lavorando sulle immagini, sulle testimonianze, sui rilievi e su tutto ciò che può aiutare a ricostruire il rapporto tra i due uomini e le ragioni dell’aggressione.
Ma oltre gli atti giudiziari resta la storia di Pietro Alberto Paolo Signor, una persona che viveva ai margini e che è morta in un parco della città, in una mattina qualunque. Le telecamere, questa volta, non consegnano soltanto una prova. Consegnano una sequenza di solitudine e violenza, l’ultimo tratto di una vita fragile finita davanti agli occhi elettronici di un luogo pubblico e alla coscienza di una città che ora si interroga sul disagio, sulla sicurezza, sulla marginalità e su tutto ciò che spesso resta invisibile fino a quando diventa tragedia.
La procura proseguirà gli accertamenti nei prossimi giorni. L’autopsia e l’interrogatorio rinviato saranno due passaggi decisivi. Intanto Villetta Di Negro porta addosso il peso di ciò che è accaduto: non solo un delitto da ricostruire, ma una ferita urbana, aperta nel cuore di Genova, dove un uomo conosciuto come Pedro ha trascorso i suoi ultimi minuti.
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