diritti e sociale 

Violenza di genere, la prevenzione entra nelle scuole superiori: polizia locale e centri antiviolenza insieme nelle classi

Approvato il protocollo triennale tra Comune, Nucleo fasce deboli della polizia locale e centri antiviolenza Mascherona, Per non subire violenza e Casa Pandora Margherita Ferro. Previsti almeno dieci incontri l’anno negli istituti superiori per parlare di rispetto, consenso, parità, legalità e uso consapevole dei social

La prevenzione della violenza di genere entra nelle scuole superiori con un progetto strutturato, costruito sulla collaborazione tra Comune di Genova, Nucleo fasce deboli della polizia locale e centri antiviolenza del territorio. La giunta comunale ha approvato questa mattina un protocollo d’intesa che mette insieme competenze educative, psicologiche, sociali e giuridiche per portare nelle classi un percorso di sensibilizzazione rivolto a ragazze e ragazzi degli istituti secondari di secondo grado.

L’obiettivo è intercettare precocemente segnali di disagio, controllo, sopraffazione e violenza nelle relazioni, offrendo agli studenti strumenti concreti per riconoscere situazioni a rischio e sapere a chi rivolgersi. Il progetto coinvolgerà il Nucleo fasce deboli della polizia locale, conosciuto anche per il lavoro sui cosiddetti “codici rossi”, e i centri antiviolenza Mascherona, Per non subire violenza e Casa Pandora Margherita Ferro. Il protocollo avrà durata triennale, sarà rinnovabile e non comporterà costi diretti per il Comune.

La sindaca Silvia Salis sottolinea il valore della scuola come luogo in cui si formano non solo conoscenze, ma anche relazioni, consapevolezza e responsabilità. «Parlare con ragazze e ragazzi significa intervenire nel momento in cui si formano le relazioni, il modo di stare insieme, la capacità di riconoscere il limite tra affetto, controllo e sopraffazione», afferma. Per la sindaca, la violenza non esplode mai dal nulla, ma spesso cresce dentro stereotipi, silenzi, dipendenze emotive e segnali non letti in tempo. Da qui la scelta di portare nelle aule un messaggio diretto: nessuna prevaricazione può essere considerata normale, nessuna vittima deve sentirsi sola e nessuno deve pensare di non avere strumenti per chiedere aiuto.

Il percorso sarà articolato in almeno dieci iniziative l’anno e seguirà due direttrici. La prima, affidata ai centri antiviolenza, riguarderà l’area psicologica e relazionale: educazione al consenso, costruzione di relazioni sane, riconoscimento delle dinamiche di controllo, impatto psicologico della violenza, contrasto agli stereotipi di genere e conoscenza dei percorsi di aiuto. La seconda, gestita dal Nucleo fasce deboli della polizia locale, avrà invece un taglio tecnico e legale, con incontri dedicati al significato dei reati connessi alla violenza: maltrattamenti, stalking, violenza sessuale, violenza psicologica e diffusione illecita di immagini intime. Gli agenti spiegheranno anche le conseguenze giuridiche di questi comportamenti, le modalità di denuncia e gli strumenti di tutela per le vittime.

L’assessora comunale alla polizia locale e sicurezza Arianna Viscogliosi evidenzia come la violenza di genere e domestica resti spesso sommersa, pur emergendo con frequenza crescente nell’attività quotidiana del Nucleo fasce deboli. «Abbiamo pensato fosse opportuno intraprendere un percorso insieme ai ragazzi e alle ragazze non solo per prevenire episodi di violenza, ma anche e soprattutto per fornire ai giovani degli strumenti che consentano loro di riconoscere la violenza e di agire», spiega. Il progetto, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà aiutare gli studenti a comprendere la complessità del fenomeno, conoscere le tutele legali e far emergere in anticipo situazioni di rischio.

Il protocollo dedica attenzione anche all’uso consapevole dei social network, terreno su cui sempre più spesso passano forme di controllo, umiliazione, minaccia, diffusione non autorizzata di immagini intime e pressione psicologica. Le attività psicologiche resteranno di competenza dei centri antiviolenza, mentre il coordinamento operativo sarà affidato al Nucleo fasce deboli della polizia locale.

L’assessora comunale al sociale Cristina Lodi inserisce il protocollo dentro una rete più ampia di interventi. La prevenzione e il contrasto alla violenza, ricorda, coinvolgono più assessorati e si collegano ai tavoli permanenti coordinati dalle politiche sociali. Un ruolo importante è affidato anche al pronto soccorso sociale del Comune, che consente di attivare protezione immediata e assistenza materiale per le vittime e per eventuali figli, attraverso personale esperto dei centri antiviolenza. «I protocolli tra Comune e rete territoriale hanno il grande pregio di rafforzare la relazione tra tutti gli attori presenti sul campo con obiettivi comuni rivolti soprattutto alle giovani generazioni», afferma Cristina Lodi.

Dai centri antiviolenza arriva un’adesione convinta. Gabriella Grasso, del centro Per non subire violenza di via Cairoli, sottolinea l’importanza dei progetti di prevenzione nelle scuole e il rapporto costruito negli anni con il Nucleo fasce deboli della polizia locale, diventato un riferimento per molte donne che intraprendono un percorso di uscita dalla violenza e decidono di denunciare. Manuela Caccione, del centro antiviolenza Mascherona, definisce invece il coinvolgimento della rete territoriale un elemento fondamentale, perché protezione e supporto efficaci richiedono un lavoro condiviso, continuativo e multidisciplinare.

Un aspetto delicato riguarda la gestione dei dati personali degli studenti. Il protocollo prevede che tutte le attività si svolgano in forma anonima. Qualora durante gli incontri emergessero ipotesi di reato perseguibili d’ufficio, resteranno validi gli obblighi di legge della polizia giudiziaria. Eventuali situazioni di disagio saranno invece indirizzate ai servizi competenti, senza raccolta strutturata di informazioni.

Il senso del progetto è spostare l’intervento il più possibile a monte, prima che il disagio diventi violenza, prima che la relazione malata venga normalizzata, prima che chi subisce si convinca di non avere alternative. La scuola diventa così il luogo in cui istituzioni, operatori specializzati e forze di prossimità provano a parlare lo stesso linguaggio: quello della libertà, del rispetto e della responsabilità nelle relazioni.


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