diritti e sociale 

Studenti in piazza per gli alloggi: «Il diritto allo studio passa per il diritto alla casa»

Presidio sotto la sede di Aliseo organizzato da Udu e Genova che Osa. Alla protesta hanno aderito Cgil e Sunia, che chiedono alla Regione Liguria interventi concreti sugli alloggi universitari e sul diritto allo studio

Il diritto allo studio passa anche dal diritto alla casa. È il messaggio arrivato oggi dal presidio organizzato a Genova da Udu e Genova che Osa sotto la sede di Aliseo, con l’adesione di Cgil e Sunia. Al centro della protesta c’è la richiesta alla Regione Liguria di destinare risorse specifiche agli alloggi per gli studenti universitari, in un momento in cui affitti, disponibilità abitative e costi della vita stanno rendendo sempre più difficile frequentare l’università per chi non può contare su una casa di proprietà o su un sostegno familiare adeguato.

Per Cgil e Sunia, la questione non può essere trattata come un’emergenza marginale né come un problema esclusivamente studentesco. La casa, spiegano le due organizzazioni, è una condizione concreta per esercitare il diritto allo studio. Senza alloggi accessibili, borse adeguate e politiche pubbliche capaci di sottrarre quote di mercato alla pressione degli affitti brevi, il rischio è che l’università diventi sempre più selettiva su base economica, escludendo chi non può permettersi canoni elevati o spostamenti quotidiani costosi.

La protesta si inserisce in un quadro più ampio di tensione abitativa che da anni Cgil e Sunia denunciano anche a Genova e in Liguria. Alla difficoltà delle famiglie si aggiunge quella degli studenti fuori sede o pendolari, spesso costretti a cercare soluzioni temporanee, stanze a prezzi elevati o sistemazioni lontane dalle sedi universitarie. Secondo il sindacato e l’organizzazione degli inquilini, la Regione deve smettere di limitarsi alla gestione ordinaria e intervenire con fondi, programmazione e un piano dedicato alla residenzialità universitaria.

Nel documento diffuso a margine del presidio, Cgil e Sunia collegano il tema della casa anche allo scenario politico ed economico generale. Le risorse pubbliche, sostengono, vengono assorbite sempre più da scelte nazionali e internazionali che allontanano l’attenzione dai bisogni sociali, mentre l’emergenza abitativa rischia di restare ai margini dell’agenda del Governo. Proprio per questo, secondo le due organizzazioni, la Regione Liguria deve assumersi una responsabilità diretta, investendo su alloggi, diritto allo studio e strumenti di tutela per chi è più esposto alla pressione del mercato immobiliare.

Dentro questa cornice rientra anche il caso degli studenti della facoltà di ingegneria di Imperia, richiamato durante la mobilitazione. A fine mese, secondo quanto denunciato, una sessantina di studenti rischia di perdere l’alloggio perché gli spazi sarebbero destinati a turisti e inquilini con affitti brevi. Una vicenda che, per Cgil e Sunia, mostra in modo plastico il conflitto tra residenzialità stabile, diritto allo studio e uso turistico del patrimonio immobiliare. Il problema non riguarda solo Imperia, ma l’intera Liguria, dove la crescita degli affitti brevi restringe ulteriormente l’offerta accessibile per studenti, lavoratori e famiglie.

La richiesta alla Regione è quindi duplice: da un lato intervenire subito per evitare che gli studenti di Imperia vengano lasciati senza una soluzione, dall’altro costruire una politica strutturale sugli alloggi universitari. Per Cgil e Sunia non basta inseguire le singole emergenze quando esplodono. Serve una strategia che metta insieme risorse, patrimonio pubblico, accordi con gli enti competenti e strumenti per calmierare i costi, così da garantire agli studenti la possibilità reale di vivere e studiare nei territori in cui si formano.

Il presidio di oggi prova a saldare due fronti che spesso vengono raccontati separatamente: la battaglia degli studenti e quella degli inquilini. Per le organizzazioni che hanno aderito, invece, il punto è lo stesso: senza casa non c’è autonomia, non c’è piena cittadinanza e, per chi frequenta l’università, non c’è nemmeno vero diritto allo studio.


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