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Metro, il Governo ritira 74 milioni e la città rischia cantieri a metà dopo i disagi. Scontro durissimo a Tursi

La maggioranza progressista approva un ordine del giorno per chiedere alla sindaca Silvia Salis e alla giunta di continuare la battaglia sui fondi per Canepari-Rivarolo e Brignole-Martinez. La minoranza parla di procedure non rispettate dalla giunta, ma l’assessore Massimo Ferrante replica: «Discussione surreale, il definanziamento bloccherà lo sviluppo della metropolitana»

Il prolungamento della metropolitana diventa uno dei fronti più duri dello scontro politico tra il Comune di Genova e il Governo. In consiglio comunale la maggioranza progressista ha approvato, con i soli voti del centrosinistra, un ordine del giorno straordinario per chiedere alla sindaca Silvia Salis e alla giunta di proseguire le interlocuzioni con l’esecutivo nazionale e ottenere il ripristino dei finanziamenti destinati alle tratte Canepari-Rivarolo e Brignole-Martinez. Sul tavolo ci sono oltre 74 milioni di euro che, secondo quanto emerso durante la commissione consiliare dedicata ai lavori della metropolitana, il Governo intenderebbe ritirare applicando le nuove regole sui finanziamenti non arrivati entro i termini all’obbligazione giuridicamente vincolante, cioè l’impegno definitivo che normalmente coincide con la stipula di un contratto d’appalto o di una convenzione.

Il punto politico è tutto qui: per la maggioranza, quella nota ministeriale non offre né tempi certi né una prospettiva chiara sul futuro dei fondi e rinvia l’intervento a una dimensione incerta, incompatibile con le esigenze della città. Non solo. Secondo il testo approvato in aula, l’applicazione rigida delle nuove regole colpisce in modo indistinto amministrazioni diverse, come Genova, Torino e Milano, senza considerare le caratteristiche dei singoli territori. Nel caso genovese, le aree interessate dagli interventi non sono nella piena disponibilità del Comune e questo rende impossibile arrivare nei tempi richiesti alla formalizzazione dell’obbligazione giuridicamente vincolante. Da qui l’accusa politica: una condizione procedurale viene usata per sottrarre risorse già assegnate a un’infrastruttura considerata essenziale.

Il documento della maggioranza insiste sulle conseguenze concrete del definanziamento. Il mancato prolungamento verso Rivarolo rischia di lasciare Certosa e Rivarolo in una condizione particolarmente pesante: quartieri che hanno già sopportato anni di cantieri, viabilità modificata, spazi sottratti e attività commerciali penalizzate potrebbero ritrovarsi senza una prospettiva certa di completamento dell’opera. Sul versante di levante, invece, il blocco del secondo lotto Brignole-Martinez comprometterebbe il futuro arrivo della metropolitana verso il principale polo ospedaliero cittadino e regionale, con un effetto diretto sulla mobilità di San Fruttuoso, San Martino e di una parte decisiva della città.

«Questa è una vicenda che riguarda il futuro della mobilità genovese, ma anche la dignità di quartieri come Certosa e Rivarolo che hanno già sopportato anni di disagi per i cantieri», dichiara Martina Caputo, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale. Per Caputo, il Governo non può sottrarre risorse vitali con un atto burocratico, ignorando le condizioni reali del territorio. «Con questo ordine del giorno straordinario tutta la maggioranza chiede una cosa semplice: il prolungamento della metropolitana deve essere completato. Lo dobbiamo ai cittadini che hanno aspettato abbastanza».

Il tema è particolarmente sensibile in Valpolcevera. Michele Versace, presidente del Municipio Quinto Valpolcevera, richiama proprio il peso sopportato da Certosa: anni di cantieri, viabilità compromessa, attività commerciali in difficoltà e un inevitabile deprezzamento delle abitazioni. «Il quartiere di Certosa non può essere lasciato a metà di un percorso che i suoi abitanti hanno già pagato carissimo», afferma. Secondo Versace, se il prolungamento non dovesse arrivare fino a Pisoni, tutti quei sacrifici risulterebbero vani e si trasformerebbero in una mancanza di rispetto verso un territorio fragile e bisognoso di interventi.

Anche la Bassa Val Bisagno guarda con preoccupazione al rischio di blocco del prolungamento verso piazza Martinez. Fabrizio Ivaldi, presidente del Municipio Bassa Val Bisagno, parla di un danno per un quartiere che attende da anni l’estensione della metropolitana a levante. «Questa scelta comporta un ulteriore danno a un territorio che in 8 anni di giunte di centrodestra non ha visto realizzare nulla di quanto promesso», dice Ivaldi, collegando il definanziamento a una lunga attesa rimasta finora senza risultati concreti.

La Lista civica Silvia Salis ha rivendicato il lavoro svolto nelle commissioni e il ruolo dell’ordine del giorno straordinario. Filippo Bruzzone, capogruppo della civica e primo firmatario del documento, sottolinea che Genova non può permettersi di perdere oltre 74 milioni destinati al trasporto pubblico. «Sarebbe un danno enorme per la città, per il trasporto pubblico e per quartieri che da anni convivono con cantieri e disagi», afferma. Secondo Filippo Bruzzone, il rischio è doppio: lasciare Certosa e Rivarolo con opere a metà e, allo stesso tempo, fermare l’estensione verso Martinez, impedendo di costruire il futuro collegamento con il principale polo ospedaliero della città e della regione. Il capogruppo insiste anche sul nodo procedurale: non si possono applicare regole uguali a tutte le città senza tenere conto delle condizioni concrete, perché così si bloccano opere fondamentali e si scaricano i problemi sui cittadini.

Più duro il Movimento 5 Stelle, che attribuisce una responsabilità politica diretta al viceministro genovese Edoardo Rixi. Marco Mesmaeker, capogruppo comunale del M5S, definisce il taglio «gravissimo» perché colpisce mobilità, futuro e qualità della vita dei genovesi. «Potremmo dare la colpa a Salvini, ma ormai sarebbe come sparare sulla Croce Rossa», dice, spostando poi il bersaglio sul viceministro alle infrastrutture. Secondo Mesmaeker, la nota ministeriale rappresenta l’ennesima sforbiciata ai danni di Genova, mascherata da vincolo burocratico. La critica riguarda il fatto che le aree coinvolte non siano di proprietà dell’ente e che quindi il Comune non possa rispettare nei tempi imposti la formalizzazione richiesta dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Per il Movimento 5 Stelle, la rigidità amministrativa rischia di cancellare un’opera vitale e di togliere futuro non solo a Certosa, Rivarolo, San Martino e San Fruttuoso, ma a tutta Genova.

Dalla minoranza è arrivata una ricostruzione opposta. In aula il consigliere della Lega Alessio Bevilacqua ha sostenuto che lo stop ai contributi da parte del Ministero guidato da Matteo Salvini, dove Edoardo Rixi è viceministro, sarebbe l’effetto di un meccanismo obbligato. La linea del centrodestra a Tursi è stata quella di provare a ribaltare la responsabilità sulla giunta Silvia Salis, accusata di non avere rispettato i tempi necessari a mantenere i finanziamenti. Una ricostruzione contestata frontalmente dall’assessore comunale a infrastrutture, opere strategiche e lavori pubblici Massimo Ferrante, intervenuto con toni molto duri.

«Ho assistito a una discussione surreale», ha detto Ferrante in aula. L’assessore ha ricordato la commissione sulla metropolitana e ha richiamato la spiegazione fornita dalla dirigente comunale che, ha sottolineato, era stata nominata dalla precedente amministrazione e confermata dall’attuale proprio per la competenza dimostrata. Secondo l’assessore, la nota del 22 maggio 2025 di Rete ferroviaria italiana, arrivata quattro giorni prima delle elezioni, non è sufficiente a raccontare la realtà della vicenda. A quella nota, spiega l’assessore, avrebbe dovuto seguire lo stanziamento di 50 milioni da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a Rete ferroviaria italiana, necessario per liberare il terzo binario e rendere possibile la cosiddetta configurazione doppia sulla tratta Canepari-Rivarolo. Quei soldi, afferma, non sono mai arrivati.

Per l’assessore, proprio questo è il nodo che il centrodestra eviterebbe di affrontare: il Comune è pronto ad andare in conferenza dei servizi per Canepari-Rivarolo, la progettazione è completata, ma senza la disponibilità delle aree e senza l’intervento di Rete ferroviaria italiana non può nascere l’obbligazione giuridicamente vincolante richiesta dal Governo. Il problema, quindi, non sarebbe un ritardo del Comune, ma l’impossibilità materiale di completare un passaggio giuridico finché un soggetto terzo non libera le aree necessarie.

Il discorso di Massimo Ferrante si è poi allargato allo stato dei cantieri ereditati. L’assessore ha sostenuto che al momento dell’insediamento della nuova amministrazione i cantieri della metropolitana erano fermi, con un’impresa che non forniva più cronoprogrammi e non rispondeva neppure alle lettere di richiamo della struttura comunale. Secondo la sua ricostruzione, la sindaca Silvia Salis e lui decisero immediatamente di allontanare quella ditta, dopo avere trovato una situazione paralizzata. L’assessore ha ricordato anche l’occupazione dell’aula da parte dei dipendenti dell’impresa esecutrice e il successivo subentro di altre tre imprese dello stesso consorzio, che ha permesso di rimettere in moto alcuni lavori, dal collegamento tra stazione della metropolitana e via Ariosto alla rimozione del semaforo in via Piombelli, fino al ripristino delle pompe nelle vasche del cantiere.

Quanto al prolungamento Brignole-Martinez, Ferrante ha spiegato che il secondo lotto riguarda la realizzazione del parcheggio e che il nodo resta la consegna delle aree da parte di Trenitalia, ancora utilizzate come deposito merci. Anche in questo caso il problema viene presentato come indipendente dalla volontà del Comune: finché le aree non saranno riconsegnate, non sarà possibile procedere con gli atti richiesti per consolidare il finanziamento.

La conclusione dell’assessore è netta: quello in corso è un definanziamento, e chiamarlo in altro modo non cambia l’effetto sulla città. Il trasferimento delle risorse in un fondo nazionale, secondo l’assessore, non garantisce né priorità né tempi di ritorno dei finanziamenti. E anche se i soldi dovessero essere recuperati tra due o tre anni, potrebbero non bastare più, perché nel frattempo il costo delle materie prime e delle opere sarebbe destinato ad aumentare. «Noi abbiamo trovato una situazione paralizzata e voi dovreste essere solidali con noi», ha detto rivolgendosi alla minoranza.

L’ordine del giorno approvato impegna ora la sindaca Silvia Salis e la giunta a continuare il confronto con il Governo per garantire i fondi necessari al prolungamento della metropolitana verso Rivarolo e verso piazza Martinez. Il testo chiede anche di portare l’istanza in sinergia con gli altri enti locali coinvolti, anche attraverso l’Associazione nazionale comuni italiani. Il messaggio politico della maggioranza è chiaro: Genova non può subire una decisione calata dall’alto, tanto più su un’infrastruttura strategica costruita negli anni con continuità dalle amministrazioni progressiste e attesa da quartieri che hanno già pagato un prezzo altissimo in termini di disagi.

La partita, però, resta aperta e non riguarda solo 74 milioni di euro. Riguarda il modello di mobilità della città, il rapporto tra centro e vallate, il collegamento con il polo ospedaliero di San Martino e la credibilità degli impegni pubblici assunti nel tempo. Per la maggioranza il Governo ha scelto una scorciatoia burocratica che colpisce Genova proprio dove le procedure sono più complesse. Per il centrodestra, invece, il nodo starebbe nei tempi non rispettati dall’amministrazione comunale. In mezzo ci sono quartieri che vedono cantieri, promesse e rinvii da anni. Ed è lì, più che nella battaglia d’aula, che si misurerà il peso reale di questo definanziamento.


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