Tossicodipendenze nel centro storico, scontro Comune-Regione sui posti sociosanitari: Cristina Lodi chiede il rispetto degli impegni

L’assessora comunale al welfare replica a Massimo Nicolò e distingue tra dormitori di bassa soglia, che il Comune attiverà da luglio con risorse proprie, e strutture sociosanitarie di competenza regionale. Il nodo resta quello dei 14 posti che, secondo Palazzo Tursi, la Regione avrebbe dovuto finanziare come promesso davanti al prefetto

La gestione delle tossicodipendenze nel centro storico torna a diventare terreno di scontro tra Comune di Genova e Regione Liguria.
«In merito all’assistenza sanitaria nel centro storico, Regione Liguria ha già risposto alle richieste formulate dal Prefetto, mettendo in campo azioni concrete e risorse aggiuntive per affrontare le problematiche legate alle dipendenze e alle fragilità sociali. Attraverso ATS Liguria abbiamo inoltre manifestato la disponibilità ad avviare una sperimentazione specifica, mettendo a disposizione personale sociosanitario dedicato alle persone in difficoltà presenti nel centro storico o in strutture temporanee individuate per l’accoglienza. Anche in questo caso, però, il Comune di Genova non ha dato seguito alle proposte avanzate né alle attività necessarie per la concreta realizzazione del progetto tanto che alla riunione di metà giugno non è stato dato alcun seguito – dice l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò in merito ai presidi sanitari nel centro storico. “In particolare – continua Nicolò – abbiamo contribuito all’attivazione sperimentale di un nuovo presidio sociale di comunità e reso immediatamente disponibili cinque posti aggiuntivi presso il CEIS per la presa in carico delle persone affette da dipendenze. Regione ha quindi fatto la propria parte e ha garantito il supporto richiesto per affrontare le situazioni più complesse legate al consumo di sostanze nel centro storico genovese. Va ricordato inoltre che l’unità mobile dedicata all’assistenza delle persone con problematiche connesse al consumo di sostanze è già operativa nel centro storico ed è stata recentemente potenziata proprio per rispondere all’aumento delle situazioni di fragilità registrate nell’area. I turni degli operatori sono stati raddoppiati, rafforzando così la presenza e la capacità di intervento sul territorio».
Al centro non c’è soltanto la fotografia, ormai evidente, di un’area cittadina in forte sofferenza sociale e sanitaria, ma soprattutto la domanda su chi debba fare che cosa, con quali risorse e assumendosi quale responsabilità. Una distinzione che, nella risposta dell’assessora comunale al welfare Cristina Lodi all’assessore regionale alla sanità, diventa il punto politico e amministrativo della questione.
Il confronto si è acceso dopo le dichiarazioni di Nicolò, secondo cui Regione Liguria avrebbe già risposto alle richieste arrivate dalla Prefettura, mettendo in campo azioni concrete e risorse aggiuntive per affrontare le fragilità legate alle dipendenze. L’assessore regionale ha richiamato il ruolo di Azienda territoriale sanitaria Liguria, la disponibilità ad avviare una sperimentazione specifica con personale sociosanitario dedicato, l’attivazione di un presidio sociale di comunità, cinque posti aggiuntivi al Ceis e il potenziamento dell’unità mobile già operativa nel centro storico.
La replica del Comune, però, sposta il piano della discussione. Cristina Lodi non nega che esistano interventi in corso, ma contesta la ricostruzione regionale perché, sostiene, confonde piani diversi. Da una parte ci sono gli interventi sociali di bassa soglia, sui quali Palazzo Tursi annuncia di avere già deciso di investire risorse proprie. Dall’altra ci sono i posti sociosanitari di “decantazione”, pensati per alleggerire la pressione sui pronto soccorso e per gestire persone con dipendenze e condizioni sanitarie complesse. Ed è proprio su questo secondo fronte che, secondo l’assessora comunale, la competenza e il finanziamento non possono essere scaricati sul Comune.
«È comprensibile che l’assessore Massimo Nicolò faccia un po’ di confusione poiché si è presentato una sola volta sia nei Comitati o ai tavoli in Prefettura sulle tossicodipendenze, e forse ha perso qualche pezzo rispetto alle questioni concrete poste dal prefetto, a cui ciascun ente doveva dare risposte precise», afferma Lodi. La frase è dura, ma serve a collocare il tema nel luogo in cui, secondo il Comune, la questione era stata definita: i tavoli istituzionali convocati in Prefettura, dove ogni ente avrebbe dovuto indicare impegni concreti e sostenibili.
Il Comune rivendica di avere dato seguito alla propria parte. Da luglio saranno attivati 20 posti di dormitorio di bassa soglia dedicati alle persone tossicodipendenti, finanziati con risorse del bilancio comunale. È una risposta sociale, legata all’accoglienza e alla riduzione dell’emergenza di strada. Ma, secondo Palazzo Tursi, non può essere confusa con le strutture sociosanitarie necessarie per persone che hanno bisogno di presa in carico sanitaria, assistenza, stabilizzazione e percorsi più adeguati rispetto al semplice posto letto.
Qui entra il nodo dei 14 posti. Secondo Cristina Lodi, Regione Liguria avrebbe dovuto garantirli coprendo la quota alberghiera e l’assistenza sanitaria. La Regione, invece, chiederebbe al Comune di sostenere i costi dei posti, offrendo in cambio un’assistenza sanitaria che l’assessora comunale definisce vaga e non meglio precisata. Il punto non è secondario, perché il tema delle dipendenze, soprattutto quando riguarda presa in carico, prevenzione, cura, interventi di bassa soglia e riduzione del danno, rientra nella competenza sanitaria regionale e viene finanziato attraverso risorse che arrivano alla Regione, non ai Comuni.
«Il Comune di Genova ha risposto tempestivamente alle richieste della Prefettura e attiverà, già a partire dal mese di luglio, 20 posti di dormitorio di bassa soglia dedicati alle persone tossicodipendenti, finanziati con risorse proprie del bilancio comunale», spiega Cristina Lodi. Poi l’assessora precisa il punto che divide le due amministrazioni: «La questione riguarda invece le strutture sociosanitarie di decantazione, necessarie per alleggerire la pressione sui pronto soccorso cittadini: Regione Liguria avrebbe dovuto garantire almeno 14 posti, coprendo la relativa quota alberghiera e l’assistenza sanitaria».
Nella ricostruzione del Comune, quindi, la partita non riguarda una generica disponibilità regionale o un potenziamento di servizi già esistenti, ma un impegno specifico su posti sociosanitari aggiuntivi, economicamente sostenuti dalla Regione e destinati a rispondere a situazioni che non possono essere gestite solo con strumenti sociali comunali. La differenza è sostanziale: un dormitorio di bassa soglia non è una struttura sociosanitaria, un presidio mobile non è un posto di decantazione, una disponibilità generica di personale non equivale all’apertura di posti finanziati e immediatamente utilizzabili.
Cristina Lodi respinge anche l’idea che il Comune possa farsi carico di costi che considera non propri. «Il Comune non dispone delle risorse governative che arrivano nelle casse regionali e non intende accettare questo scaricabarile», afferma. Il riferimento è a una dinamica che, secondo l’assessora, si ripeterebbe anche su altri fronti del welfare, dalle politiche per gli anziani a quelle per le persone con disabilità: il Comune interviene sul sociale, ma finisce spesso per dover coprire o tamponare vuoti che derivano dalla sanità regionale.
Il tema, intanto, resta urgente. Nel centro storico la presenza di persone in grave difficoltà, spesso legata al consumo di crack e ad altre sostanze, è diventata uno dei punti più critici della discussione sulla sicurezza e sulla vivibilità dei quartieri. Ma proprio per questo, sostiene l’assessora comunale, non basta trattare il fenomeno come un problema di ordine pubblico. Servono risposte sanitarie di emergenza, percorsi di presa in carico, strutture adatte e risorse certe.
«La legge prevede che gli aspetti sanitari di prevenzione, presa in carico e cura delle persone tossicodipendenti siano di totale competenza regionale, compresi gli interventi di bassa soglia e di riduzione del danno: infatti i finanziamenti arrivano alla Regione e non ai Comuni», dice ancora Cristina Lodi. Da qui la domanda rivolta a Massimo Nicolò: «Dove sono finiti tutti i milioni che la Regione dice di impegnare su questo fronte?».
La chiusura dell’assessora comunale è un invito, ma anche una critica politica. Lodi chiede all’assessore regionale di camminare nel centro storico per vedere direttamente come stia cambiando lo scenario delle fragilità, anche rispetto alla tipologia di sostanze e alla gravità delle situazioni. Il messaggio è chiaro: davanti a problemi nuovi non bastano risposte amministrative generiche, né comunicati in cui ogni ente rivendica di avere già fatto abbastanza. Occorrono posti, operatori, presa in carico sanitaria e coperture economiche definite.
Lo scontro, dunque, non si chiude con una semplice contrapposizione tra Comune e Regione. La sostanza è più concreta: il Comune annuncia 20 posti di dormitorio di bassa soglia con fondi propri; la Regione rivendica cinque posti aggiuntivi al Ceis, un presidio sociale e il potenziamento dell’unità mobile; Palazzo Tursi chiede però che vengano attivati almeno 14 posti sociosanitari promessi, senza trasferire sulla città costi che, secondo l’assessora al welfare, appartengono alla sanità regionale. Ed è su questo punto, più che sulle dichiarazioni di principio, che si misurerà la reale capacità delle istituzioni di rispondere all’emergenza del centro storico.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.