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Accampamento abusivo ai giardini Giovanni Paolo II, il Comune: «Educativa di strada presente, ma serve un sistema sociosanitario integrato»

Il consigliere Sergio Gambino richiama il precedente di Villetta Di Negro e chiede interventi per restituire l’area di Piccapietra ai cittadini. La risposta dell’assessora Rita Bruzzone, su delega di Cristina Lodi: monitoraggio continuo, ma le persone presenti cambiano spesso e accettano con difficoltà il supporto sociale

I giardini Giovanni Paolo II di Piccapietra tornano al centro del dibattito politico cittadino. A sollevare il caso in consiglio comunale è stato Sergio Gambino, consigliere del gruppo misto, che ha chiesto chiarimenti alla giunta sulla presenza, ormai segnalata da mesi, di un accampamento abusivo frequentato da persone senza dimora e consumatori di sostanze. Un’area verde centrale, già scarsa in quella parte di città, che secondo il consigliere sarebbe di fatto sottratta all’uso dei cittadini.

Il tema è delicato perché incrocia sicurezza, marginalità, dipendenze, presidio del territorio e presa in carico sociale. Sergio Gambino ha richiamato il precedente di Villetta Di Negro, dove una situazione di degrado e fragilità era stata seguita da un fatto gravissimo, con l’omicidio di una persona senza dimora. Da qui la domanda politica rivolta alla maggioranza: questi casi vanno considerati prima di tutto un problema di ordine pubblico oppure un problema sociale e sanitario? Per il consigliere, senza una corretta lettura dell’origine del fenomeno, anche le risposte rischiano di essere sbagliate o insufficienti.

Alla domanda ha risposto l’assessora ai servizi educativi Rita Bruzzone, su delega dell’assessora al welfare Cristina Lodi. La giunta ha spiegato che nella zona è già attiva l’educativa territoriale sociale prevista dal patto per le persone senza fissa dimora, con monitoraggi sia diurni sia serali. Secondo quanto riferito dagli operatori, le persone presenti nei giardini sarebbero prevalentemente consumatori, spesso poco disponibili ad accettare percorsi di supporto e sostegno sociale.

Un altro elemento evidenziato dal Comune riguarda la non stabilità delle presenze. Gli operatori segnalano infatti un ricambio di persone nel tempo, più che un gruppo fisso e sempre identico. Nelle aree limitrofe ai giardini, una persona senza dimora, dopo diversi contatti e un lavoro multidisciplinare, ha accettato di essere sostenuta e di accedere a un’accoglienza notturna. Per l’amministrazione, questo dimostra che il lavoro di strada esiste, ma richiede tempo, continuità e una rete più ampia di interventi.

«L’educativa di strada e i sociali ci sono», ha spiegato Bruzzone, riportando la posizione dell’assessorato al welfare. Il punto, secondo la giunta, è che non si tratta soltanto di spostare persone da un luogo all’altro, ma di affrontare una questione più complessa, in cui la dimensione sociale si intreccia con quella sanitaria. In particolare, quando entrano in gioco le tossicodipendenze, il Comune richiama la competenza regionale e la necessità di un sistema sociosanitario integrato.

Gambino, nella replica, ha insistito sulla necessità di dare una risposta concreta ai residenti e ai cittadini che chiedono di poter tornare a utilizzare i giardini. Il consigliere ha riconosciuto che le responsabilità sono condivise tra più livelli istituzionali, Comune, Regione e Governo, ma ha chiesto che ognuno faccia la propria parte. Ha inoltre annunciato l’intenzione di sollecitare anche un intervento in Regione e, attraverso parlamentari, una richiesta al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sul tema degli accampamenti abusivi.

Il passaggio più polemico è arrivato nel finale, quando Sergio Gambino ha richiamato lo sgombero effettuato in giornata nei confronti degli alpini e ha usato la provocazione dei “cappelli d’alpino” per contestare quella che considera una diversa rapidità di intervento. «Se può essere utile a darvi uno stimolo in più per agire allo sgombero di queste persone che si sono messe lì con delle tende, potremmo comprare dei cappelli d’alpino, glieli regaliamo, facciamo finta che sono degli alpini così ci mandate la polizia locale per lo sgombero», ha detto il consigliere.

La questione resta quindi aperta. Da una parte il Comune rivendica la presenza dell’educativa di strada e la difficoltà di agganciare persone fragili, non stabili e spesso non disponibili ad accettare aiuto. Dall’altra c’è la richiesta politica di un intervento più incisivo per restituire i giardini Giovanni Paolo II alla cittadinanza e impedire che situazioni di marginalità e consumo di sostanze si consolidino in uno spazio pubblico centrale. Sullo sfondo resta il nodo principale: senza una risposta sociosanitaria coordinata, ogni sgombero rischia di spostare il problema di qualche metro, senza risolverlo davvero.


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