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“Liguria Insieme” nasce già con gli esclusi: il civismo di Marco Bucci prova a unirsi, ma lascia fuori i pezzi più ingombranti

La nuova creatura politica riunisce le sigle civiche rimaste nell’orbita del presidente, ma senza i nomi di Noi Moderati: Ilaria Cavo, Alessandro Bozzano e Giovanni Boitano. I gruppi che aderiscono restano separati e i vecchi conti sul peso del civismo nella maggioranza sono tutt’altro che chiusi

Nasce “Liguria Insieme”, ma il primo effetto politico della nuova operazione non è l’immagine dell’unità. È quella delle assenze. Il progetto civico regionale presentato sotto la regia di Marco Bucci mette insieme Vince Liguria, Orgoglio Liguria, Vince Genova, Orgoglio Genova, Genova Unita e il gruppo civico Riformisti Liberal Democratici, ma lascia fuori Noi Moderati e tre figure che nel recente passato hanno rappresentato una parte rilevante dello stesso universo civico di centrodestra: Ilaria Cavo, Alessandro Bozzano e Giovanni Boitano.

Il nuovo contenitore viene descritto come una realtà politica “in evoluzione”, aperta alle esperienze che si riconoscono nei valori del civismo ligure. La formula è larga, inclusiva e rassicurante. Il perimetro reale, però, al momento è molto più stretto. E soprattutto passa esattamente lungo la linea delle fratture che hanno attraversato la maggioranza regionale dopo le elezioni del 2024.

In quella consultazione le liste civiche che sostenevano Marco Bucci avevano raccolto complessivamente circa il 15 per cento dei voti, contribuendo in modo determinante alla vittoria del centrodestra. Un risultato politico consistente, che non si era però tradotto in un peso equivalente nella composizione della giunta. Al civismo era stato assegnato un solo assessore, Giacomo Giampedrone, mentre alla Lega, ferma all’8,9 per cento, erano andate inizialmente due caselle, poi diventate tre con l’ampliamento dell’esecutivo.

Da quel momento erano iniziate tensioni, rivendicazioni e polemiche sulla rappresentanza effettiva delle liste civiche. Alessandro Bozzano, proveniente da Vince Liguria, e Giovanni Boitano, eletto con Orgoglio Liguria, avevano preso le distanze dai movimenti costruiti attorno al presidente. Entrambi avevano lasciato i rispettivi gruppi senza però interrompere il sostegno alla maggioranza. Una separazione politica consumata senza arrivare alla rottura definitiva: fuori dalla casa civica, ma ancora dentro il cortile del centrodestra.

Oggi quella distanza diventa ancora più visibile. “Liguria Insieme” nasce con l’ambizione di riunificare il civismo, ma non ricomprende proprio alcuni dei suoi esponenti eletti più riconoscibili. Resta fuori anche Ilaria Cavo, parlamentare e capogruppo di Orgoglio Genova in Consiglio comunale, ormai collocata politicamente in Noi Moderati. Un’esclusione che rende al momento impossibile persino immaginare una fusione immediata dei gruppi nelle assemblee istituzionali.

La contraddizione è evidente: il nuovo movimento annuncia un’unica identità politica, un nuovo nome e un futuro simbolo comune, ma in Regione e in Comune i gruppi restano quelli del giorno precedente, ciascuno con la propria denominazione, il proprio capogruppo e la propria autonomia. L’unità, almeno per ora, si ferma alle conferenze stampa e al coordinamento politico.

Nel caso di Palazzo Tursi il nodo è particolarmente delicato. Orgoglio Genova continua a essere guidata da Ilaria Cavo, che però non aderisce alla nuova struttura. È difficile trasformare in un unico gruppo consiliare soggetti i cui vertici si trovano fuori dal progetto. Il risultato è una costruzione politica che vuole mostrarsi compatta verso l’esterno, ma che nelle istituzioni resta frammentata.

Il messaggio ufficiale insiste infatti sulla gradualità. “Liguria Insieme” non cancellerebbe le esperienze esistenti, ma dovrebbe coordinarle e accompagnarle verso i prossimi appuntamenti amministrativi, quando l’obiettivo sarà presentare liste unitarie con un solo nome, un solo simbolo e una riconoscibile identità civica regionale.

È una scelta prudente, ma anche obbligata. Sciogliere subito le sigle avrebbe significato aprire una battaglia sulle leadership, sulle rappresentanze e sulle posizioni istituzionali. Meglio quindi costruire un tetto comune lasciando, almeno inizialmente, intatti gli appartamenti sottostanti. Il rischio è però che il condominio continui a essere abitato da gruppi che si definiscono uniti senza voler rinunciare alle rispettive chiavi.

Il coordinamento regionale è affidato a Matteo Campora, affiancato dai vicecoordinatori Pietro Piciocchi e Federico Bogliolo. Una scelta che conferma il forte baricentro genovese dell’operazione e mantiene la nuova creatura saldamente collegata al sistema politico costruito negli anni da Marco Bucci.

Nel coordinamento entrano, tra gli altri, Giacomo Giampedrone, Marco Frascatore, Walter Sorriento, Ilaria Caprioglio, Gianluca Chiaramonte, Stefania Cosso, Loris Figoli, Rocco Giacobbe e Giorgia Mannu. A questi si aggiungono i coordinatori territoriali Antonio Bissolotti per Imperia, Mauro Demichelis per Savona, Federico Bogliolo per il Comune di Genova, Gianluca Buccilli per i Comuni metropolitani genovesi e Marino Tomà per La Spezia.

La struttura, dunque, esiste. Quello che resta da verificare è quanto spazio reale avrà per decidere e quanto servirà invece a ricomporre sotto una nuova insegna le diverse liste nate negli anni attorno alle candidature di Marco Bucci.

Il presidente parla di una proposta riformista, concreta, trasversale e aperta alla società civile. «Non vogliamo cancellare ciò che esiste: vogliamo valorizzarlo e dargli ancora più forza», spiega Marco Bucci, indicando come obiettivo le prossime elezioni amministrative e la presentazione di un progetto unitario.

Anche Matteo Campora insiste sul rispetto delle autonomie locali e nega qualsiasi volontà accentratrice. Le esperienze territoriali continueranno a vivere, mentre il coordinamento dovrà fornire una direzione comune e rendere il civismo più riconoscibile.

Ma la domanda politica resta: può esistere un civismo davvero unitario senza i consiglieri che ne hanno contestato la marginalizzazione e senza la principale formazione centrista oggi alleata del centrodestra? La risposta arriverà soltanto quando “Liguria Insieme” dovrà distribuire candidature, ruoli e posizioni eleggibili. È in quel momento che i richiami alla politica del fare dovranno confrontarsi con la più tradizionale politica dei posti.

L’operazione appare anche come il tentativo di evitare che il voto civico venga progressivamente assorbito dai partiti nazionali della coalizione, rischio più che concreto. Le liste legate a Marco Bucci hanno dimostrato di poter raccogliere consenso autonomo, soprattutto tra elettori che non si riconoscono pienamente in Fratelli d’Italia, nella Lega o in Forza Italia, ma che sostengono un modello amministrativo presentato come pragmatico. Di fatto, però, gli assessorati regionali se li sono divisi i partiti e i candidati che hanno fatto i portatori d’acqua per la coalizione sono rimasti con un pugno di mosche.

Proprio quel patrimonio elettorale aveva alimentato le rivendicazioni di Alessandro Bozzano e Giovanni Boitano. Il loro ragionamento era semplice: se il civismo è decisivo per vincere, non può essere trattato come una componente accessoria quando si assegnano gli incarichi. Il nuovo movimento nasce anche per rispondere a quella debolezza, ma lo fa senza riportare dentro chi l’aveva denunciata.

L’esclusione di Noi Moderati aggiunge un ulteriore elemento di competizione. Il partito di Ilaria Cavo presidia infatti uno spazio politico molto simile: moderato, centrista, amministrativo, collocato stabilmente nel centrodestra ma attento a mantenere una propria identità. “Liguria Insieme” rischia quindi di trovarsi non soltanto a coordinare le sigle civiche interne, ma anche a contendere elettori, candidati e amministratori a un alleato formalmente vicino.

La partita vera sarà nei Comuni. È lì che il civismo trova candidati, reti personali e consenso difficilmente riproducibile dai partiti tradizionali. Ed è lì che si capirà se il nuovo simbolo riuscirà davvero a diventare un collante oppure se produrrà un’altra sigla accanto a quelle già esistenti.

Per ora, “Liguria Insieme” nasce con un paradosso politicamente difficile da nascondere: si presenta come la casa comune del civismo, ma alcuni degli inquilini più noti sono rimasti sul pianerottolo. E mentre Marco Bucci assicura che non si stanno semplicemente mettendo insieme delle sigle, i gruppi continuano a essere separati, i capigruppo restano al loro posto e le ferite del 2024 sono ancora perfettamente visibili.

La nuova squadra è stata presentata. Prima di definirla unita, però, bisognerà aspettare di capire chi accetterà davvero di indossare la stessa maglia e chi continuerà a sostenere la maggioranza giocando una partita per conto proprio.


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