Cultura - 

Musei aperti alla notte elettronica: Genova porta i giovani tra arte orientale e musica underground

Dopo il debutto al Museo di Sant’Agostino, il progetto “Museo Elettronico” arriva sabato 23 maggio al Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone: visite e musica elettronica per avvicinare i ventenni e i trentenni ai luoghi della cultura. Progetto curato da oltre due anni dai Servizi Educativi dei Musei Civici

I musei genovesi cambiano ritmo e provano a parlare anche il linguaggio della notte, della musica elettronica e del clubbing. Dopo il successo dell’appuntamento al Museo di Sant’Agostino, il progetto “Museo Elettronico” arriva sabato 23 maggio al Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone, con una serata in programma dalle 19:30 alle 23:30. L’iniziativa, promossa dal Comune di Genova e nata da un’idea dell’associazione Bitcrusher Ente del Terzo Settore, punta a costruire un ponte tra patrimonio artistico e pubblico giovane, in particolare nella fascia tra i 20 e i 30 anni.

Il progetto curato da oltre due anni dai Servizi Educativi dei Musei Civici di Genova, ufficio della Direzione Politiche Culturali. La serata precedente a Sant’Agostino è stata un vero successo con oltre 400 ingressi in circa due ore.

La formula è semplice ma efficace: aprire i luoghi della cultura a un’esperienza diversa dalla visita tradizionale, affiancando il percorso museale a selezioni musicali elettroniche pensate per trasformare sale, cortili e spazi storici in scenografie contemporanee. Non un museo snaturato, ma un museo attraversato da nuovi pubblici, nuovi suoni e nuove modalità di fruizione. L’obiettivo dichiarato è rendere più immediato l’incontro con le collezioni, superando l’idea del museo come luogo distante, silenzioso e riservato soltanto a un pubblico già abituato alla frequentazione culturale.

“Museo Elettronico” lavora proprio su questa frattura. Da una parte c’è il patrimonio artistico cittadino, con la sua stratificazione storica e identitaria. Dall’altra c’è una scena musicale giovane, urbana, spesso percepita come esterna agli spazi istituzionali. Il progetto prova a metterle insieme attraverso una contaminazione controllata: arte e musica non si sovrappongono casualmente, ma costruiscono un ambiente immersivo in cui la visita diventa anche esperienza sensoriale, sociale e notturna.

Il nuovo appuntamento al Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone assume un valore particolare proprio per la natura del luogo, che custodisce una delle raccolte d’arte asiatica più importanti in Italia. Portare lì la musica elettronica significa creare un cortocircuito tra culture, epoche e linguaggi: la materia antica delle collezioni incontra sonorità contemporanee, dalla house music alla hard techno fino alla techno berlinese, in un dialogo che vuole rendere il museo uno spazio vivo e non soltanto conservativo.

L’associazione Bitcrusher Ente del Terzo Settore, fondata nel giugno 2019, è attiva nel campo del clubbing e della diffusione della musica elettronica underground. Con questo progetto entra in collaborazione con l’amministrazione comunale per dimostrare che i luoghi della cultura possono diventare anche luoghi di partecipazione giovanile, senza perdere identità né funzione. La sfida è intercettare un pubblico che spesso vive la città di sera, frequenta eventi musicali e spazi informali, ma entra raramente nei musei.

Il valore dell’iniziativa sta quindi nella sua capacità di cambiare prospettiva. Non si chiede ai giovani soltanto di andare al museo secondo modalità già codificate, ma si porta dentro il museo una parte del loro immaginario, dei loro suoni e delle loro abitudini culturali. In questo modo il patrimonio non viene abbassato di livello, ma reso più accessibile, più attraversabile, più vicino alla vita reale della città.

Con “Museo Elettronico”, Genova prova a sperimentare una forma di cultura urbana in cui il museo non è soltanto un contenitore di opere, ma una piattaforma aperta, capace di ospitare linguaggi diversi e di parlare a chi normalmente resta fuori dai circuiti museali. Dopo Sant’Agostino, il passaggio al Chiossone conferma la volontà di costruire un format riconoscibile: portare la musica elettronica nei luoghi della memoria artistica e usare la notte come occasione per riaccendere il rapporto tra giovani, città e patrimonio culturale.


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