Amt, via libera unanime ai 40 milioni regionali: il salvataggio passa, la battaglia politica resta aperta

Il consiglio regionale approva senza contrari il disegno di legge sul trasporto pubblico locale. Fondi ad Amt dopo l’omologazione degli accordi sui debiti, risorse per gli esodi nelle aziende liguri e scontro sulle responsabilità della crisi

Il consiglio regionale ha dato il via libera all’unanimità al disegno di legge 108 sul trasporto pubblico locale, il provvedimento che mette sul tavolo 40 milioni di euro per sostenere il piano di risanamento di Amt e altre risorse per l’efficientamento delle aziende di trasporto pubblico della Liguria. Il voto è arrivato con 25 sì, nessun contrario e nessun astenuto, trasformando in legge un intervento straordinario che punta a evitare il peggioramento della crisi dell’azienda genovese e, allo stesso tempo, a sostenere la riorganizzazione del settore anche nelle province di Imperia, La Spezia e Savona.

Il passaggio politico è rilevante perché le opposizioni, che in commissione si erano astenute, hanno poi scelto di votare a favore in aula. Una scelta motivata con la responsabilità verso lavoratori e utenti, ma accompagnata da accuse dure nei confronti del centrodestra e in particolare dell’attuale presidente della Regione Marco Bucci, indicato dalle minoranze come uno dei principali responsabili della situazione maturata quando era sindaco di Genova.
Il cuore del provvedimento è il contributo da 40 milioni di euro destinato al Comune di Genova per finanziare gli investimenti previsti nel piano industriale di risanamento di Amt. Le risorse non arriveranno immediatamente: saranno liquidate in un’unica soluzione solo dopo l’omologazione, da parte del Tribunale di Genova, degli accordi di ristrutturazione dei debiti stipulati dall’azienda con i creditori. Il testo prevede inoltre che il Comune renda conto ogni anno alla Regione degli investimenti effettuati e istituisce un Comitato di sorveglianza, senza compensi per i componenti, incaricato di seguire l’attuazione del piano.
La legge contiene anche un secondo intervento, rivolto al resto del sistema ligure del trasporto pubblico. Sono previsti contributi in conto esercizio fino a 3 milioni e 300 mila euro, distribuiti tra 2026 e 2027, a favore della Città metropolitana di Genova e delle Province di Imperia, La Spezia e Savona. Questi fondi serviranno ad accompagnare procedure di esodo anticipato del personale, sulla base di piani di efficientamento presentati dagli enti competenti e compatibili con le norme sugli ammortizzatori sociali. L’operazione dovrà chiudersi entro il 31 dicembre 2027.
Dopo il voto, Bucci ha rivendicato il risultato dell’unanimità. «Sono molto contento di come sono andate le cose. Finalmente abbiamo approvato la legge», ha detto il presidente della Regione, ringraziando l’opposizione per la collaborazione e definendo il voto «un buon segno per tutta la città e per tutta la Liguria». Il presidente della Regione ha anche insistito sul fatto che il provvedimento non riguarda soltanto Genova, ma tutto il sistema ligure del trasporto pubblico, perché tutti i Comuni e le Province possono avere necessità di investimenti per migliorare il servizio.
Il presidente ha però evitato di derubricare il caso Amt a semplice questione contabile. Ha richiamato la necessità di arrivare al bilancio 2024, non ancora approvato dall’assemblea, e ha parlato di poste da correggere e criticità nel piano di risanamento. Sul punto più sensibile, quello dell’eventuale ingresso di privati nell’azienda, ha ribadito una linea netta: «Siamo assolutamente contrari a che qualunque privato possa entrare in azienda in maniera nascosta o in maniera reale». Per Marco Bucci, un soggetto privato punta al profitto e potrebbe abbandonare le linee meno convenienti, mentre un’azienda pubblica deve garantire il servizio anche dove non produce margini.
Il voto favorevole delle opposizioni non ha attenuato il giudizio politico sulla crisi. Armando Sanna, capogruppo del Partito Democratico, ha spiegato che il sì nasce «per senso di responsabilità verso i lavoratori, verso un’azienda che garantisce un servizio fondamentale, verso gli utenti che hanno diritto a un trasporto pubblico efficiente e puntuale». Subito dopo, però, ha definito il provvedimento non un vero investimento per il trasporto pubblico ligure, ma un intervento utile a coprire «il disastro fatto» da Bucci quando guidava il Comune.
Sulla stessa linea Selena Candia, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui l’emergenza Amt è stata creata dalla precedente amministrazione comunale di centrodestra. La consigliera ha criticato la logica degli interventi tampone e ha chiesto una visione complessiva del trasporto pubblico, con stipendi adeguati al costo della vita e una strategia capace di integrare treni, autobus e altri mezzi. Candia ha annunciato anche la richiesta di un consiglio regionale straordinario dedicato ai trasporti.
Per Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente, il provvedimento approvato non può essere presentato come una riforma del trasporto pubblico locale. È, piuttosto, un intervento emergenziale su una crisi aziendale che si muove anche dentro una procedura giudiziaria e che, secondo il consigliere, ha responsabilità precise. Anche Stefano Giordano, capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha motivato il sì con la tutela di lavoratori, cittadini e continuità del servizio, ma ha accusato il centrodestra di tentare di riscrivere la storia di Amt, omettendo le tappe che hanno portato al tracollo dei conti quando la destra governava il Comune.
Dalla maggioranza regionale è arrivata una lettura opposta. Matteo Campora, capogruppo di Vince Liguria, ha parlato di una norma innovativa, soprattutto per il cosiddetto “fondino” destinato alla gestione del personale non più idoneo alla guida. Secondo Campora, lo strumento consentirà prepensionamenti dignitosi e un miglioramento dell’efficienza delle aziende. Il consigliere ha rivendicato una scelta pubblica per il trasporto locale, ricordando che i ricavi da bigliettazione non bastano a coprire i costi di un servizio universale e che, proprio per questo, l’intervento di Regione e Stato resta essenziale.
Soddisfatto anche Federico Bogliolo, consigliere regionale di Orgoglio Liguria, che ha sottolineato il cambio di atteggiamento delle minoranze dopo l’astensione in commissione. Bogliolo ha però respinto l’impostazione delle opposizioni, giudicando scorretta la narrazione che attribuisce ogni responsabilità all’allora sindaco Marco Bucci. Il consigliere ha ricordato che il bilancio 2024 di Amt non è ancora stato presentato e ha richiamato anche l’avanzo di amministrazione del Comune di Genova nel giugno 2025, chiedendosi perché non sia stata valutata la possibilità di destinare almeno una parte di quelle risorse all’azienda.
Il risultato è un voto compatto, ma non una pacificazione politica. La legge passa perché nessuno, in aula, ha voluto assumersi il rischio di mettere in discussione uno stanziamento considerato decisivo per evitare conseguenze più gravi su Amt, sui dipendenti e sugli utenti. Ma dietro l’unanimità restano due letture inconciliabili: per la maggioranza regionale il provvedimento è un intervento necessario e responsabile per sostenere un servizio pubblico essenziale; per le opposizioni è un salvataggio obbligato dopo anni di gestione che avrebbero portato l’azienda sull’orlo della crisi.
Ora la partita si sposta sul piano di risanamento, sull’omologazione degli accordi con i creditori e sulla capacità di trasformare i 40 milioni in investimenti reali, senza scaricare il costo della riorganizzazione su chilometri, personale e qualità del servizio. Perché il voto unanime ha evitato lo strappo istituzionale, ma non ha risolto la domanda centrale: come rimettere in piedi Amt senza limitarsi a coprire i buchi, e soprattutto senza riprodurre gli stessi errori che hanno portato alla crisi.
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