Prima giornata dell’Adunata, De Ferrari abbraccia le penne nere: «Genova vi apre le braccia»

L’arrivo della Bandiera di guerra del 2° Reggimento alpini ha chiuso la parte ufficiale della giornata inaugurale. La sindaca Silvia Salis richiama il legame nato dopo il Ponte Morandi e il valore del “noi”: «Gli Alpini ci insegnano a camminare insieme»

La prima giornata ufficiale della 97ª Adunata nazionale degli Alpini si è chiusa in piazza De Ferrari con l’arrivo della Bandiera di guerra del 2° Reggimento alpini, accolta dalle autorità liguri e da una piazza gremita di penne nere. Dopo l’alzabandiera del mattino, le cerimonie all’Arco della Vittoria e l’inaugurazione della cittadella ai giardini di Brignole, il cuore della città è tornato a essere il centro simbolico dell’abbraccio tra Genova e gli Alpini.

Davanti alla piazza piena, la sindaca Silvia Salis ha aperto il discorso di benvenuto della città con parole rivolte direttamente alle penne nere: «È un’emozione immensa vedervi qui, nel cuore pulsante della nostra città». Poi il richiamo al ritorno dell’Adunata dopo venticinque anni: «Genova torna a colorarsi del vostro verde e della vostra straordinaria energia. Vi accogliamo a braccia aperte in questa piazza che è il simbolo della nostra identità».
Nel suo intervento, Silvia Salis ha sottolineato il legame tra una città di mare e il mondo alpino, un rapporto che si è stretto nei giorni più duri della storia recente di Genova. «C’è un legame profondo, quasi fraterno, che unisce questa città di mare alle vostre montagne», ha detto la sindaca, ricordando l’aiuto prestato dagli Alpini dopo il crollo del Ponte Morandi. «Quando il Ponte Morandi è crollato, voi siete stati tra i primi a correre in nostro aiuto, con quella presenza silenziosa e instancabile che vi contraddistingue. Non lo abbiamo dimenticato».
La sindaca ha poi legato la festa alla memoria nazionale, ricordando che l’Adunata non è soltanto un momento popolare, ma anche un’occasione per riflettere su chi ha servito il Paese, su chi non è tornato e su chi ha affrontato guerra, lontananza e dolore. In una Genova Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza, Silvia Salis ha richiamato anche il contributo degli Alpini alla Liberazione: «Ricordiamo con onore il contributo degli Alpini nella lotta di Liberazione. Ricordiamo il rifiuto dei vostri padri, dei vostri nonni di continuare ad assecondare il nemico nazifascista dopo l’8 settembre e la scelta, scesi dalle montagne o tornati dai fronti, di combattere per la libertà e la dignità».
Il discorso ha insistito anche sulla dimensione civile degli Alpini, sulla loro presenza nelle emergenze e sulla capacità di intervenire senza clamore. «In ogni emergenza del nostro Paese, terremoti, alluvioni, pandemie, tragedie, gli Alpini ci sono stati. Con discrezione, senza clamore, senza chiedere nulla in cambio», ha detto la sindaca, ricordando tende montate, fango spalato, pasti distribuiti e aiuti portati ad anziani e famiglie.
In piazza De Ferrari è arrivato anche il ringraziamento pubblico a Patrizia Franza, Gabriele Ponti e Giuseppe Esposito, i tre alpini che mercoledì hanno soccorso e salvato un genovese colpito da infarto al Porto Antico. Silvia Salis ha chiesto per loro un applauso, definendo il gesto un esempio concreto di prontezza, competenza e generosità.
La sindaca ha poi disegnato un parallelo tra Genova e il mondo alpino: «Spesso si pensa a Genova solo come a una città di porto, una città che guarda all’orizzonte piatto dell’acqua. Ma Genova è una città verticale, di mare e di monti». Da qui il passaggio sul legame tra chi affronta il mare e chi affronta la montagna: «Esiste un legame profondo, quasi mistico, tra il marinaio che sfida la tempesta e l’alpino che affronta la vetta: entrambi sanno che davanti alla maestosità e alla forza della natura, l’uomo da solo è fragile».
Nel finale, Silvia Salis ha rivolto un messaggio ai più giovani, invitandoli a guardare agli Alpini non come a una tradizione chiusa nel passato, ma come a un esempio attuale di comunità. «In un tempo che spesso spinge all’individualismo, gli Alpini ci insegnano il valore del “noi”: il valore del camminare insieme, del prendersi cura gli uni degli altri, del sentirsi parte di qualcosa di più grande». Poi la chiusura, tra saluto e augurio: «Cari Alpini, Genova vi apre le braccia. Buona Adunata! Evviva le Penne nere! Benvenuti a Genova!».
Anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha richiamato il valore dell’evento per Genova e per la Liguria. «Dopo 25 anni l’Adunata nazionale degli Alpini torna a Genova: è un grande evento, una festa, ma non solo», ha dichiarato. Per Marco Bucci, l’Adunata è «un momento di memoria e unità» e celebra valori come senso civico, sacrificio, solidarietà e amore per la comunità.
Il presidente della Regione ha ricordato che gli Alpini rappresentano «un autentico esempio di servizio al Paese», non solo durante il servizio militare, ma anche attraverso il loro impegno nelle emergenze e nell’aiuto alle persone. Anche Marco Bucci ha riportato il discorso al Ponte Morandi, sottolineando che questa Adunata «nasce da un legame profondo con la città, maturato dopo la tragedia del Ponte Morandi». Da allora, ha aggiunto, si è lavorato perché Genova potesse ospitare l’appuntamento nazionale: «Ne siamo molto orgogliosi».
La giornata inaugurale si è conclusa con la cena ufficiale alla presenza delle autorità civili e militari, allestita in via eccezionale nella Sala degli Squali dell’Acquario di Genova. Domani, sabato 9 maggio, il programma proseguirà con gli incontri ufficiali con le delegazioni estere e le autorità cittadine e regionali nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Alle 16.30 è prevista la Santa Messa in Cattedrale, concelebrata dal vescovo di Genova, dall’ordinario militare e dai cappellani militari delle sezioni dell’Associazione nazionale alpini.
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