Enti Pubblici e Politica Sindacale 

Musei civici verso il partenariato con i privati, scontro tra Comune e lavoratori

La RSU del Comune attacca il progetto di gestione dei Musei civici per i prossimi 9 anni. L’assessore Giacomo Montanari: «Le attività di pregio restano in capo all’ente pubblico, il modello tutela lavoro e qualità dell’offerta»

Si apre uno scontro duro sul futuro dei Musei civici di Genova. Da una parte la Rappresentanza sindacale unitaria del Comune, che denuncia una «privatizzazione di fatto» e parla di una «svendita» del patrimonio culturale cittadino. Dall’altra l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che difende il progetto come un modello innovativo di partenariato pubblico-privato, pensato per superare la frammentazione attuale dei servizi, rafforzare la rete museale e tutelare il personale oggi impiegato negli appalti. Il nodo riguarda la gestione di una larga parte del sistema museale cittadino per i prossimi 9 anni, proprio nel momento in cui Genova celebra il riconoscimento delle tre stelle Michelin ai Musei di Strada Nuova.

La posizione della Rappresentanza sindacale unitaria è frontale. «Si è svelato ieri l’ultimo atto della gestione culturale del Comune di Genova: la consegna di quasi tutto il sistema museale cittadino ai privati per i prossimi 9 anni», afferma il Comitato di coordinamento, contestando lo strumento scelto dall’amministrazione. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, attraverso il partenariato pubblico-privato «la Giunta ha deciso di delegare a soggetti esterni non solo i servizi, ma l’anima stessa dei musei civici».

Il sindacato contesta soprattutto l’equilibrio economico dell’operazione. «Siamo di fronte a una ritirata senza precedenti», sostiene la Rappresentanza sindacale unitaria. «Tutti gli introiti dei musei, biglietti, eventi, negozi e caffè, finiranno nelle casse dei privati. In cambio, il Comune ottiene un investimento ridicolo di appena 100 mila euro all’anno, cedendo tutti gli introiti connessi e mantenendo in capo i costi di manutenzione straordinaria, conservazione e restauro». Per il sindacato, il problema è politico prima ancora che gestionale: «Per intenderci: la stessa amministrazione che dice di non avere risorse per i musei, trova in un attimo 1 milione di euro per finanziare tre giorni di Adunata degli Alpini. È una questione di priorità politiche, non di mancanza di fondi».

La Rappresentanza sindacale unitaria parla anche di metodo sbagliato, denunciando di essere stata convocata «a giochi già fatti». Secondo il sindacato, la delibera di pubblico interesse sarebbe prevista a breve, con l’obiettivo di arrivare alla contrattualizzazione dei partner privati entro ottobre 2026. Un’accelerazione che viene letta come un modo per ridurre il confronto a un passaggio formale, senza una vera discussione su modelli alternativi.

Un altro punto di attacco riguarda la continuità con le scelte della precedente amministrazione. La Rappresentanza sindacale unitaria sostiene che, nonostante le promesse elettorali, l’operazione segua «pedissequamente i piani della precedente amministrazione di centrodestra». «Cambiano i colori politici», afferma il sindacato, «ma la svendita del patrimonio culturale e sociale pubblico prosegue indisturbata».

La preoccupazione riguarda anche il lavoro. Il sindacato denuncia l’assenza di garanzie sufficienti sul salario minimo di 9 euro l’ora per i lavoratori delle cooperative coinvolte, che già oggi gestiscono parte dei servizi museali in appalto, in un quadro definito di precarietà e sofferenza salariale. La Rappresentanza sindacale unitaria teme inoltre un indebolimento del controllo pubblico e sostiene che l’amministrazione avrebbe ammesso al tavolo sindacale di non avere considerato modelli alternativi di gestione pubblica, come società interne o fondazioni partecipate, per non assumersi il rischio di impresa.

Per i rappresentanti dei lavoratori, questo potrebbe avere conseguenze dirette sulle professionalità interne. «Il Comune, in continuità con gli indirizzi della precedente Giunta di centrodestra, procede verso la privatizzazione, delegando la strategia culturale della città e la gestione del patrimonio culturale a partner privati interessati, legittimamente, al proprio ritorno economico», sostiene la Rappresentanza sindacale unitaria. «Il rischio è che i nostri curatori e il personale scientifico diventino passacarte al servizio del marketing privato, perdendo definitivamente la sorveglianza e la biglietteria».

Nel mirino c’è anche il mancato ricambio del personale. Per la figura di operatore esperto museale, denuncia il sindacato, non sarebbe prevista alcuna assunzione a copertura dei prossimi pensionamenti. Questo, secondo la Rappresentanza sindacale unitaria, condannerebbe anche il Museo del Risorgimento, il Museo d’arte orientale Chiossone e la quota interna del Polo di Strada Nuova a essere inglobati nel partenariato pubblico-privato. «Consapevoli dei limiti e delle difficoltà assunzionali», aggiunge il sindacato, «è comunque palese il disinvestimento sul sistema culturale museale e bibliotecario cittadino».

La Rappresentanza sindacale unitaria annuncia battaglia: «Non rimarremo a guardare questo smantellamento silenzioso. Difenderemo il carattere pubblico della cultura genovese e la dignità salariale di chi vi opera, interno o esterno che sia. La città deve sapere che i suoi musei stanno per essere trasformati in aziende private proprio mentre vengono premiati con le tre stelle Michelin».

Di segno opposto la ricostruzione dell’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che nei giorni scorsi ha incontrato le organizzazioni sindacali per illustrare il progetto. «Ho voluto incontrare le sigle sindacali per illustrare il nuovo progetto gestionale dei Musei civici, un modello innovativo di partenariato pubblico-privato che nasce dall’esigenza di superare l’attuale frammentazione dei servizi, oggi già in larga parte affidati in appalto, e costruire una gestione più unitaria, integrata ed efficiente della rete museale cittadina», afferma l’assessore.

Secondo Montanari, il confronto con le organizzazioni sindacali avrebbe già prodotto alcune aperture. «Il confronto è stato costruttivo», sostiene, «e ha portato ad accogliere importanti richieste: dalla tutela del personale delle cooperative attualmente impiegato, alla verifica dell’applicazione del salario minimo, fino all’introduzione di elementi migliorativi per i futuri lavoratori, come la mensilizzazione». Per l’assessore, questi sono aspetti «fondamentali per garantire stabilità, dignità e qualità del lavoro».

Il Comune presenta il progetto come un cambio di passo nella gestione dei musei, fondato su integrazione, innovazione e qualità dell’offerta culturale. L’assessore assicura che il percorso sarà accompagnato da un dialogo continuo con le parti sociali e che l’obiettivo è sostenere le professionalità del sistema museale. «Il partenariato contribuisce a garantire maggiore partecipazione agli investimenti da parte dei privati», afferma, «chiarendo al contempo un principio per noi imprescindibile: le attività di pregio, legate alla valorizzazione del patrimonio culturale, restano in capo all’ente pubblico».

L’assessore respinge quindi l’idea di una cessione dell’identità culturale dei musei e definisce il partenariato pubblico-privato «una leva strategica per lo sviluppo culturale della città e per la valorizzazione delle professionalità interne». Nella visione dell’amministrazione, il nuovo modello dovrebbe costruire una rete museale cittadina più coordinata, con una maggiore capacità di programmazione e attrazione, superando la gestione spezzettata degli appalti oggi esistenti.

Tra gli elementi indicati dal Comune ci sono l’unitarietà della gestione, il rafforzamento del controllo pubblico e l’introduzione di indicatori di prestazione per misurare qualità, trasparenza e risultati. In sostanza, l’amministrazione sostiene che il partenariato non ridurrà il ruolo pubblico, ma lo renderà più efficace, concentrandolo sulla programmazione, sulla valorizzazione culturale e sulla verifica dei risultati.

«L’obiettivo», conclude Giacomo Montanari, «è coniugare sviluppo dei servizi, qualità dell’offerta culturale e tutela occupazionale, nella consapevolezza che la crescita del sistema museale passa anche dalla valorizzazione delle persone che vi lavorano ogni giorno».

La frattura resta però evidente. Per il sindacato, il rischio è che il Comune rinunci progressivamente alla gestione pubblica del proprio patrimonio culturale, mantenendo i costi più pesanti e lasciando ai privati gli introiti. Per l’amministrazione, invece, il partenariato è uno strumento per ordinare ciò che oggi è già in larga parte esternalizzato, migliorando servizi, investimenti e tutele. Il confronto è appena iniziato, ma la partita riguarda uno dei settori più identitari della città: i musei, la loro missione pubblica e il modo in cui Genova intende gestire il proprio patrimonio culturale nei prossimi anni.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts