Diga foranea, allarme licenziamenti nel cantiere del porto: la Fillea Cgil chiede l’intervento urgente della Regione

La ditta francese Menard, in appalto al consorzio PerGenova Breakwater, sta completando alcune lavorazioni e avrebbe iniziato a licenziare. Il sindacato chiede la ricollocazione di circa 40 lavoratori fino alla conclusione dell’opera

Allarme occupazione nel cantiere della nuova diga foranea del porto di Genova. A lanciarlo è la Fillea Cgil di Genova e Liguria, che chiede un intervento urgente della Regione Liguria per evitare che i lavoratori impiegati nelle attività della ditta francese Menard restino fuori dal ciclo produttivo proprio mentre l’opera si avvicina alla fase conclusiva.

Secondo il sindacato, Menard, azienda in appalto al consorzio PerGenova Breakwater, sta completando alcune lavorazioni legate alla costruzione della nuova infrastruttura portuale e avrebbe iniziato a licenziare i dipendenti. La questione riguarda circa 40 lavoratori, per i quali la Fillea Cgil chiede una soluzione immediata di ricollocazione nell’ambito del completamento della diga.
Il nodo, per il sindacato, è il rapporto tra la dimensione pubblica dell’investimento e la tutela occupazionale. La nuova diga foranea è una delle opere più rilevanti in corso a Genova e nel sistema portuale ligure, sostenuta da risorse pubbliche e considerata strategica per lo sviluppo dello scalo. Per questo la Fillea Cgil giudica inaccettabile che, in un contesto di investimenti infrastrutturali così importanti, ai lavoratori impegnati nel cantiere non venga garantita la possibilità di proseguire l’attività attraverso una ricollocazione.
La richiesta alla Regione Liguria è quindi di aprire subito un confronto con le imprese coinvolte e con il consorzio PerGenova Breakwater, così da individuare una soluzione che mantenga invariati i livelli occupazionali. Il sindacato chiede che i lavoratori attualmente interessati dai licenziamenti possano essere riassorbiti nelle fasi successive del cantiere, almeno fino al completamento dell’opera, la cui conclusione è prevista ad agosto di quest’anno.
Per la Fillea Cgil, la vicenda non può essere trattata come un semplice effetto della fine di una singola lavorazione. In un cantiere complesso, articolato su più fasi e appalti, la conclusione delle attività di un’impresa non dovrebbe tradursi automaticamente nell’espulsione dei lavoratori, soprattutto quando l’opera non è ancora terminata e quando restano attività da svolgere. Da qui l’appello a costruire un percorso di continuità occupazionale, evitando che il cantiere della diga produca, accanto all’avanzamento dell’infrastruttura, una crisi sociale per decine di famiglie.
La Fillea Cgil chiede dunque alla Regione Liguria di intervenire con urgenza, assumendo un ruolo di mediazione e coordinamento. L’obiettivo è impedire che circa 40 lavoratori vengano lasciati senza prospettiva mentre il cantiere prosegue e assicurare che un’opera finanziata con risorse pubbliche sia accompagnata anche da garanzie sul lavoro, sulla continuità occupazionale e sulla responsabilità delle imprese coinvolte.
In copertina: foto di Luca Fazio
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