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Museo del Risorgimento, intesa con i sindacati. Dopo la rischio tensione sugli orari, Tursi trova la quadra

Si chiude con un esito positivo il confronto tra amministrazione comunale e organizzazioni sindacali sulla gestione diretta del Museo del Risorgimento. Confermati di fatto i giorni di apertura, ma con una nuova organizzazione pensata per salvaguardare sostenibilità del servizio, buoni pasto e indennità

Si chiude con un accordo giudicato positivo il confronto tra il Comune e le organizzazioni sindacali sulla gestione diretta del Museo del Risorgimento. Al centro dell’incontro c’era soprattutto il nodo dell’organizzazione del lavoro dopo il passaggio alla gestione comunale, un tema che nelle ultime settimane aveva acceso l’attenzione dei dipendenti coinvolti. Alla fine è emersa una soluzione che, almeno in questa fase, prova a tenere insieme le esigenze del servizio pubblico e le richieste avanzate dalle lavoratrici e dai lavoratori.

A spiegare l’esito del tavolo è stato l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che al termine della riunione ha parlato di una proposta nuova sugli orari di apertura al pubblico, costruita proprio tenendo conto delle osservazioni arrivate dal personale comunale. «La soluzione individuata dalla Direzione cultura consente, con l’attuale dotazione organica, di garantire la sostenibilità delle aperture al pubblico attraverso un assetto sperimentale, che sarà oggetto di un monitoraggio costante – ha spiegato Montanari -. Siamo riusciti a mantenere anche le otto pause mensili eliminando una eccessiva sovrapposizione e aumentando in contemporanea la numerosità dei turni di lavoro».

In concreto, l’impianto generale delle aperture non cambia. Il museo continuerà ad aprire il lunedì mattina, mentre dal martedì al sabato l’orario resterà dalle 10 alle 18. La novità riguarda invece la costruzione dei turni e delle sovrapposizioni tra le squadre, rivista per rendere più sostenibile il lavoro interno e per mantenere, dove già erano riconosciuti, buoni pasto e indennità. È proprio questo il punto che ha consentito di sbloccare il confronto, evitando che la riorganizzazione si traducesse in una penalizzazione per il personale.

L’assessore ha definito questa fase come un passaggio utile anche per valutazioni future, lasciando intendere che il modello appena trovato non sarà rigido ma verrà verificato sul campo. «Questa fase ci permetterà di raccogliere elementi utili per le valutazioni future, all’interno di un percorso basato su un confronto aperto e responsabile con tutte le parti coinvolte. Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto, che rappresenta una risposta concreta alle istanze emerse e si inserisce in un percorso in continua evoluzione», ha aggiunto Montanari.

Il risultato, almeno per ora, è quello di un equilibrio che consente al Comune di andare avanti nella gestione diretta del Museo del Risorgimento senza strappi immediati sul fronte sindacale. La tenuta dell’intesa, però, si misurerà soprattutto nelle prossime settimane, quando il nuovo assetto sperimentale dovrà dimostrare di reggere davvero sia sul piano dell’organizzazione interna sia su quello della qualità del servizio offerto al pubblico.


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