Palazzo Ducale ritrova la Torre Grimaldina: da sabato riaprono visite e percorso restaurato

Concluso il recupero finanziato anche con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, uno dei luoghi storici più significativi della città torna accessibile al pubblico. La riapertura riguarda un simbolo legato alla memoria medievale di Genova e alle sue vicende più complesse. La soddisfazione di Bertolucci e Bizzarri, che avevano dato il via il recupero

Da sabato 18 aprile la Torre Grimaldina di Palazzo Ducale torna visitabile, dopo un intervento di restauro che ne consente la riapertura al pubblico e che punta, nelle intenzioni dell’amministrazione e della Fondazione, a rendere più accessibile e leggibile uno dei luoghi più significativi della storia cittadina. La notizia è stata accompagnata dalle parole della sindaca Silvia Salis, che ha presentato la riapertura come una restituzione alla città di un bene storico di grande valore, sottolineando il lavoro compiuto grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e all’impegno di chi ha seguito il recupero dentro e fuori Palazzo Ducale.

Nel suo intervento, Silvia Salis ha insistito soprattutto sul significato pubblico dell’operazione, legando la riapertura non solo alla tutela del monumento ma anche all’idea di una cultura realmente condivisa, accessibile e vissuta. Il messaggio politico e culturale è chiaro: il patrimonio storico, per avere davvero senso, non deve restare soltanto conservato, ma deve poter essere frequentato, conosciuto e restituito alla vita della città. In questa prospettiva, la Torre Grimaldina viene letta come uno spazio che unisce memoria, identità urbana e possibilità di partecipazione.

La torre ha una storia lunga e stratificata. La sua costruzione risale alla fine del Dodicesimo secolo e nel tempo divenne la cosiddetta “Torre del popolo”, anche grazie alla campana che scandiva alcuni dei momenti più importanti della vita cittadina. Accanto a questa funzione simbolica e pubblica, però, la Grimaldina ha avuto anche un volto più duro, perché nelle sue celle furono rinchiusi ribelli e condannati speciali. Tra i nomi ricordati ci sono anche quelli di Jacopo Ruffini e Niccolò Paganini, figure diversissime ma entrambe legate, in modi differenti, alla storia della città. Ancora oggi, viene sottolineato, gli spazi interni e i segni conservati nelle celle raccontano secoli di vicende genovesi.
Alla riapertura si accompagna anche un ulteriore strumento di racconto, il podcast “Grimaldina” prodotto da Chora Media, pensato per affiancare la visita e offrire una chiave di lettura più ampia del luogo. L’idea è quella di trasformare la torre non in un semplice spazio da osservare, ma in un punto da cui ricostruire passaggi diversi della storia urbana, dalle origini medievali fino alle stagioni più difficili attraversate da Genova.
Sulla stessa linea anche il commento di Luca Bizzarri, che ha richiamato un suo intervento pubblico del 2017, quando da presidente di Palazzo Ducale si era chiesto perché un luogo così importante fosse ancora chiuso. Oggi, a distanza di anni, Bizzarri lega la riapertura al lavoro condiviso con Serena Bertolucci e con chi ha poi raccolto e portato avanti quel percorso fino alla conclusione del restauro. Il suo è un commento molto personale, affidato soprattutto all’emozione per la salita nella torre e alla convinzione che, con questa riapertura, Genova recuperi un tassello importante del proprio patrimonio.
«La riapertura di questa torre è, almeno nelle originarie intenzioni, la realizzazione di un sogno: conservare e trasportare il patrimonio storico in una esperienza contemporanea; ogni gradino racconta la verticalità e la fierezza di Genova, il belvedere è uno spazio dove la pietra antica dialoga con la modernità delle epoche successive, le prigioni un puzzle di memorie – dice Serena Bertolucci -. La visione di Luca Bizzarri come presidente nasceva e si costruiva intorno a questa convinzione. È stato finalmente restituito un nuovo sguardo alla città e credo che questo debba essere motivo di gioia»
La riapertura della Torre Grimaldina, dunque, non è soltanto un fatto legato al calendario culturale cittadino. È anche il segnale di una volontà di riportare al centro alcuni luoghi simbolici, invitando i genovesi a riappropriarsi di un patrimonio spesso dato per scontato. E proprio da lassù, osservando la città dal mare ai monti, questa operazione prova a trasformarsi in qualcosa di più di un restauro: un ritorno alla fruizione di uno spazio che tiene insieme panorama, memoria e identità.
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