Cultura 

Palazzo Rosso riunisce sei dei dodici capolavori: dopo oltre 350 anni tornano insieme gli Apostoli di Procaccini

Ai Musei di Strada Nuova si apre una mostra-evento che riporta a Genova sei tele superstiti della straordinaria serie commissionata da Giovan Carlo Doria: per la prima volta visibili al pubblico anche San Pietro e San Bartolomeo

Palazzo Rosso riporta insieme un frammento prezioso della grande storia artistica genovese. Ai Musei di Strada Nuova ha aperto al pubblico la mostra “Giulio Cesare Procaccini. Gli Apostoli riuniti”, un’esposizione destinata a richiamare l’attenzione di studiosi, appassionati e visitatori perché consente di vedere nuovamente riunite, dopo oltre tre secoli e mezzo, le sei tele superstiti della celebre serie degli Apostoli realizzata da Giulio Cesare Procaccini per il patrizio genovese Giovan Carlo Doria, tra i più raffinati collezionisti della Genova del primo Seicento.

La mostra, visitabile fino al 19 luglio 2026, è curata da Raffaella Besta, Odette D’Albo e Marco Franzone con il supporto della Galleria Goldfinch Fine Arts. Il cuore dell’esposizione è proprio la ricomposizione di un ciclo disperso da secoli, ricordato per l’ultima volta ancora integro nel 1674 e poi smembrato tra eredi, passaggi collezionistici e perdite. Oggi, di quella serie monumentale dedicata ai dodici Apostoli, sopravvivono sei dipinti. Quattro erano già entrati nel 1874 nelle collezioni di Palazzo Rosso, mentre le tele con San Pietro e San Bartolomeo, recentemente ritrovate e oggi appartenenti a due diverse collezioni private, vengono esposte per la prima volta al pubblico.

L’iniziativa permette così di riportare sotto lo stesso sguardo opere che mancavano all’appello da oltre 350 anni e di ricostruire una delle commissioni più ambiziose del collezionismo genovese del Seicento. Entro il 1621, infatti, Giovan Carlo Doria affidò a Giulio Cesare Procaccini un grandioso ciclo con i dodici Apostoli, completato in origine dalle effigi di Cristo e della Vergine. Un progetto che, secondo gli studiosi, guardava con ogni probabilità al celebre ciclo realizzato da Pieter Paul Rubens per il duca di Lerma, oggi conservato al Museo del Prado.

A sottolineare il valore culturale dell’operazione è l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, che lega la mostra non solo all’importanza artistica delle opere, ma anche al recupero della memoria cittadina. «La riunione di tutti gli Apostoli di Procaccini attualmente noti, sei dei dodici realizzati dall’artista, non è soltanto un evento espositivo di rilievo internazionale, ma un atto di ricomposizione della memoria artistica della città», osserva Montanari. Per l’assessore, esporre oggi queste opere nello stesso luogo significa restituire al pubblico un tassello fondamentale dell’identità culturale genovese e del suo grande collezionismo seicentesco, confermando Palazzo Rosso e i musei cittadini come spazio privilegiato di studio, valorizzazione e dialogo tra istituzioni pubbliche e collezioni private.

La mostra è anche l’occasione per tornare a raccontare il rapporto straordinario tra Procaccini e Doria, un legame artistico e umano che ha inciso profondamente sulla pittura genovese del diciassettesimo secolo. Il collezionista, terzo figlio del mercante e doge Agostino Doria, arrivò a riunire nel suo palazzo di vico del Gelsomino, oggi scomparso, oltre 60 opere del pittore. Una raccolta imponente, che contribuì in modo decisivo a diffondere il linguaggio di Procaccini a Genova, influenzando artisti come Bernardo Strozzi e Domenico Piola.

Secondo le fonti, nel 1618 il pittore soggiornò proprio presso Giovan Carlo Doria per realizzare una delle sue commissioni più prestigiose in città, la monumentale “Ultima Cena” per la Basilica della Santissima Annunziata del Vastato. Da lì si consolidò ulteriormente un rapporto che trasformò Doria nel più importante committente genovese dell’artista, attratto da una pittura capace di fondere grazia emiliana ed energia lombarda, con richiami che gli studiosi riconoscono tanto in Antonio da Correggio e Parmigianino quanto nella forza di Rubens.

Dopo la morte del collezionista e del figlio, però, quella raccolta eccezionale venne dispersa. Gli Apostoli seguirono la sorte dell’intera collezione, dividendosi tra eredi e poi sparendo progressivamente dai radar della storia dell’arte. Alcune tele andarono perdute, altre risultano ancora irreperibili. Quelle oggi riunite a Palazzo Rosso rappresentano dunque molto più di una semplice selezione espositiva: sono ciò che resta di una serie monumentale che raccontava il prestigio di una committenza colta e ambiziosa, capace di dialogare con i più grandi pittori europei del tempo.

Con questa esposizione, Genova si riprende così una parte della propria storia e la consegna di nuovo al pubblico. Non solo attraverso la bellezza delle opere, ma anche attraverso il racconto di una città che nel primo Seicento seppe essere capitale di cultura, collezionismo e committenza artistica d’eccellenza.


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