Agenzia rifiuti, lo scontro si riaccende: l’inchiesta della Corte dei conti e la nomina di Monica Giuliano finiscono sotto la lente

Il Pd attacca dopo l’inchiesta della Corte dei conti sull’Agenzia regionale ligure dei rifiuti e chiama in causa nomine e proroghe dall’era Giovanni Toti fino a Marco Bucci. Al centro torna la designazione del 4 agosto 2023, quando Monica Giuliano venne indicata come commissaria per rendere operativa l’Agenzia, con l’obiettivo dichiarato di chiudere il ciclo e arrivare in prospettiva a ridurre la Tari
L’inchiesta della Corte dei conti sull’Agenzia regionale ligure dei rifiuti riapre una frattura che in Regione covava da tempo e riporta dritto al punto di partenza: la nascita dell’ente e le promesse con cui venne presentato. A far esplodere la polemica è la presa di posizione del segretario ligure del Partito Democratico e consigliere regionale Davide Natale, che parla di una «scatola vuota» costruita male e usata, a suo giudizio, per fini politici «a spese dei liguri», legando le contestazioni contabili a una scelta che il Pd sostiene di aver contrastato fin dall’inizio perché considerata costosa e inutile. Nel mirino finisce la cifra di 178 mila euro che, secondo quanto afferma Davide Natale, la Corte dei conti contesterebbe all’ex presidente Giovanni Toti in relazione alla nomina della commissaria dell’Agenzia, un passaggio che per i dem rappresenta la conferma di un impianto nato per svuotare di competenze i territori e lasciare i Comuni senza un riferimento operativo nel ciclo dei rifiuti.

Per capire perché il tema sia così esplosivo bisogna tornare indietro di due anni e mezzo, a quel 4 agosto 2023 che oggi diventa la data-chiave nella ricostruzione politica. Fu allora che Giovanni Toti nominò la sindaca di Vado Ligure Monica Giuliano commissaria dell’Agenzia regionale per i rifiuti, incaricandola di traghettare l’ente dalla fase istitutiva alla piena operatività. La nomina arrivò dopo l’approvazione, il 28 giugno 2023, della legge istitutiva da parte del consiglio regionale, provvedimento già licenziato in precedenza dalla giunta, e venne presentata come l’avvio concreto di uno strumento pensato per dare gambe al piano regionale di gestione dei rifiuti.


Il mandato attribuito alla commissaria era descritto in modo molto netto: oltre a essere rappresentante legale dell’Agenzia, Monica Giuliano avrebbe dovuto effettuare una ricognizione complessiva di attività, personale, beni e risorse finanziarie e strumentali necessarie per lo svolgimento delle funzioni dell’ente e, soprattutto, compiere tutte le azioni utili a «avviare e dare piena operatività» alla struttura. L’incarico, nelle formule annunciate allora, sarebbe durato dalla data della nomina fino alla scelta di un direttore, cioè fino al completamento del passaggio che avrebbe dovuto stabilizzare e rendere strutturale la macchina.
In quelle ore la Regione raccontava l’Agenzia come un tassello decisivo del progetto di economia circolare e della chiusura del ciclo: Giovanni Toti parlò di «braccio operativo» destinato a concretizzare la pianificazione e a rendere la Liguria autosufficiente sul fronte impiantistico, arrivando a indicare come obiettivo finale una riduzione della Tari. L’assessore al ciclo dei rifiuti Giacomo Giampedrone inquadrò l’istituzione dell’Agenzia come un salto di livello nel governo della gestione integrata dei rifiuti urbani e delle funzioni di Autorità d’Ambito, indicando come funzione primaria la realizzazione degli impianti previsti dalla pianificazione di settore, con il compito di coordinare procedure e passaggi amministrativi necessari a farli nascere. Nella stessa impostazione veniva attribuito all’ente anche un ruolo sul sistema di regolazione tariffaria e sul controllo dei costi, nel solco delle previsioni dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), richiamata come cornice nazionale di riferimento.
La stessa Monica Giuliano, accettando l’incarico, parlò di un impegno «fin da subito» concentrato sulle azioni delineate dalla legge istitutiva, con l’obiettivo di arrivare a un sistema impiantistico integrato considerato “d’eccellenza”, capace di produrre benefici ambientali e, sul piano economico, di aprire la strada a futuri piani tariffari più favorevoli per l’utenza. In quel pacchetto di annunci vennero anche fissati alcuni paletti: la raccolta e l’affidamento dei servizi sarebbero rimasti di competenza esclusiva degli enti locali, mentre la partecipazione dei territori sarebbe stata garantita attraverso meccanismi di confronto con i sindaci, con funzioni consultive e propositive, lasciando al Comitato d’ambito il perno delle decisioni strategiche. Il compenso della commissaria, infine, venne indicato in linea con quello di un vicedirettore di struttura regionale, pari a 125 mila euro lordi annui.
Oggi, però, è proprio il confronto tra quelle promesse e la fotografia attuale a diventare materia di scontro. Davide Natale sostiene che l’Agenzia non avrebbe svolto ciò che la legge le delegava, lasciando le amministrazioni comunali prive di un punto di riferimento e trasformando l’ente in un contenitore oneroso; rivendica di aver sempre riposto fiducia nella Corte dei conti e chiede che venga fatta chiarezza anche su scelte successive, allargando l’attacco oltre la fase originaria. Nel mirino del segretario del Partito Democratico finisce infatti anche la continuità politica e amministrativa con l’attuale giunta regionale: secondo la sua ricostruzione è stata sbagliata la selezione del commissario ai tempi di Giovanni Toti ed è stata sbagliata la decisione di Marco Bucci di prorogare quell’esperienza, con una responsabilità che, afferma, non può essere elusa. Nello stesso affondo, Davide Natale richiama anche la nomina di un direttore con retribuzione oltre i 100 mila euro annui e solleva dubbi di incompatibilità legati al ruolo di presidente di un’azienda di igiene urbana nel Ponente ligure, dicendo che anche su questo verranno chiesti chiarimenti alla Corte dei conti.
«Grazie all’esposto delle opposizioni sulla nomina di Monica Giuliano alla guida dell’Agenzia per i rifiuti, la Corte dei Conti ha contestato all’ex presidente Giovanni Toti il danno erariale per le cifre stanziate dalla Regione per questo incarico inutile. Si tratta di 178 mila euro spesi in due anni e mezzo per l’indennità della commissaria ai rifiuti, scelta senza alcuna procedura di selezione, né tra i dirigenti in servizio in Regione Liguria né tra i manager esterni specializzati nel settore ambientale». Selena Candia, capogruppo regionale di AVS, rivendica così l’esito positivo dell’esposto presentato dal centrosinistra alla Corte dei conti nel 2023 per contestare la nomina di Monica Giuliano alla guida della neonata ARLIR (Agenzia regionale ligure per i rifiuti).
«Si è creato un organismo che non è servito a nulla, perché in due anni e mezzo non ha prodotto alcun risultato, lasciando irrisolto il problema dei rifiuti in Liguria. Ad aggravare la condotta di Toti c’è stata anche la nomina di Monica Giuliano, che è costata ai liguri 178 mila euro per un incarico superfluo, giunto proprio dopo che l’ex sindaco di Vado Ligure aveva dato il via libera al progetto del rigassificatore. Adesso la Corte dei conti si è espressa chiaramente su quell’incarico, che noi avevamo contestato fin da subito. Non c’erano i presupposti per assegnarlo a Monica Giuliano: Toti restituisca ai liguri i soldi che ha speso inutilmente», dichiara Selena Candia.
La risposta della maggioranza, è arrivata compatta e con toni durissimi. I capigruppo in consiglio regionale Rocco Invernizzi di Fratelli d’Italia, Matteo Campora di Vince Liguria, Sara Foscolo di Lega Liguria, Carlo Bagnasco di Forza Italia, Marco Frascatore di Orgoglio Liguria – Bucci presidente e Giovanni Boitano di Noi Moderati accusano Davide Natale di fare «uso strumentale e politico di atti che non sono neppure sentenze, né contestano l’attività della Regione». Nella loro replica insistono su un punto tecnico che vogliono rendere politico: nel caso della nomina di Monica Giuliano, sostengono, «non c’è alcuna condanna né danno accertato», ma una richiesta di chiarimenti su un’ipotesi «tutta da verificare», un passaggio descritto come previsto dalle procedure e non come un verdetto. E aggiungono che l’iniziativa non riguarderebbe «in alcun modo» i provvedimenti adottati da questa maggioranza nel rinnovare l’incarico, accusando il Partito Democratico di voler trasformare tutto in un processo politico e parlando apertamente di «garantismo a intermittenza», severo con gli avversari e indulgente con sé stessi.
Non è solo una difesa, ma un contrattacco. I capigruppo ribaltano la narrazione e sostengono che la polemica del PD sia paradossale perché, a loro dire, quando governava avrebbe preferito le discariche alla chiusura del ciclo, arrivando a definire un «ossimoro» sentir parlare di gestione dei rifiuti da chi, nella loro lettura, non avrebbe risolto il nodo. Rivendicano che la scelta della nomina e l’istituzione dell’Agenzia avessero un obiettivo preciso, «accelerare la chiusura del ciclo dei rifiuti e superare anni di immobilismo», e affermano che «non è in discussione l’Agenzia né la norma che l’ha istituita», né gli atti conseguenti, «fino all’ultima proroga votata da questo consiglio regionale come previsto dalla legge». La maggioranza sostiene inoltre che l’Agenzia «continua a lavorare» per arrivare alla chiusura del ciclo, spostando l’attenzione su ciò che definiscono il vero danno per i liguri: i milioni che cittadini e imprese continuerebbero a pagare per la mancata chiusura del ciclo durante la gestione del Partito Democratico.
Secondo l’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Giacomo Giampedrone «La Regione Liguria e l’Agenzia per i rifiuti, costituita nel 2022 con una legge, pienamente vigente, approvata in Consiglio regionale e mai impugnata da nessuno, non hanno ricevuto alcuna segnalazione o contestazione dalla Corte dei Conti. Anche le proroghe dell’incarico dell’ex commissario Giuliano sono state ugualmente votate dall’Aula e rientrano quindi perfettamente all’interno del perimetro normativo dell’Agenzia, tracciato dal legislatore regionale».
«In particolare l’Agenzia non ha mai ricevuto alcuna osservazione, tecnica, giuridica o amministrativa negli anni di operato fino ad oggi – prosegue Giampedrone – contrariamente a quanto vorrebbe far intendere qualcuno in modo quantomeno molto scorretto dal punto di vista istituzionale. Monica Giuliano durante il suo mandato ha rispettato appieno i compiti assegnati dalla norma al Commissario, adottando i numerosi atti necessari all’avvio e al funzionamento della struttura di Agenzia e presentando relazioni puntuali sul suo operato (come previsto dalla Norma istitutiva) e anche con una relazione finale del suo incarico che posso affermare fin d’ora essere stato molto proficuo e importante per il nostro Ente e per gli obiettivi fissati dalla legge in materia. Oggi, con l’attuale Direttore Tommasini, Arlir sta proseguendo in modo efficace il suo lavoro giunto alla vigilia della chiusura dell’avviso pubblico per le manifestazioni di interesse finalizzate alla chiusura del ciclo dei rifiuti nella nostra regione. Un traguardo mai pensato e, come è sempre più evidente, mai voluto dal centrosinistra che in passato con una gestione scellerata dei rifiuti ha determinato, questo sì, enormi costi aggiuntivi a carico dei cittadini».
In questo rimpallo, la Corte dei conti diventa, suo malgrado, il punto di equilibrio che entrambi evocano per legittimare la propria posizione. Se Davide Natale richiama la fiducia nei controlli contabili come garanzia di chiarezza, la maggioranza chiede che la Corte resti «del tutto estranea» alla dinamica politica e lavori «con autonomia e serenità», valutando «i fatti e le norme per ciò che sono». È il segno che, mentre la vicenda procede sul piano tecnico, sul piano politico è già una battaglia identitaria: da una parte l’opposizione che punta sulla parola “spreco” e sulla responsabilità delle nomine, dall’altra la maggioranza che difende la scelta come necessaria per chiudere il ciclo e accusa il PD di usare ogni passaggio procedurale come clava.
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