Scritte no-vax e contro la sindaca Salis per l’educazione sessuo-affettiva: spray rosso nella notte e indagini della Digos

Imbrattate facciate e ingressi di alcuni istituti in diversi quartieri, mentre gli investigatori cercano di chiarire se il raid abbia preso di mira proprio le scuole coinvolte nella sperimentazione comunale


Un risveglio amaro per diversi quartieri di Genova, dove questa mattina alcune scuole si sono ritrovate con scritte no-vax e frasi d’odio tracciate con spray rosso, comparse con ogni probabilità durante la notte. I messaggi, accompagnati da simboli riconducibili alla galassia no-vax, attaccano l’Organizzazione mondiale della sanità, la sindaca Silvia Salis, le campagne vaccinali rivolte ai bambini e i progetti di educazione sessuo-affettiva.

Le scritte sono state notate all’ingresso della scuola dell’infanzia Firpo in via Storace, a Sampierdarena, all’entrata della Monticelli in via Casata Centurione al Lagaccio e sulla facciata della scuola media Mazzini in via Daste, ancora a Sampierdarena. In alcuni passaggi i vandali hanno affiancato accuse gravissime e slogan tipici della propaganda no-vax, con frasi che arrivano a collegare c vaccini e morte e a colpire direttamente la prima cittadina, oltre a messaggi contro l’educazione sessuo-affettiva.
Sull’episodio sta lavorando la Digos della polizia di Stato, chiamata a ricostruire tempi, modalità e possibili collegamenti tra i diversi imbrattamenti. L’ipotesi che prende corpo, alla luce dei bersagli scelti, è che l’autore o gli autori abbiano voluto colpire in particolare le scuole dell’infanzia dove il Comune ha avviato la sperimentazione di percorsi di educazione sessuo-affettiva rivolti ai più piccoli. In questo quadro viene considerata anche la possibilità di un “errore” nel raid, perché la scuola media Mazzini di via Daste potrebbe essere stata scambiata con la Maria Mazzini di Castelletto, uno degli istituti dell’infanzia coinvolti nel progetto.
Non si tratta di una singola “firma” buttata lì, ma di frasi lunghe e ben visibili, stese con spray rosso, su superfici diverse e in punti di passaggio obbligato. In alcune immagini le scritte coprono addirittura le vetrate dell’ingresso, sopra avvisi e comunicazioni affissi all’interno, con un simbolo riconducibile all’area no-vax tracciato al centro e slogan come “Salvate i bambini” e “Vax = morte” distribuiti sui pannelli di vetro. Altrove, su un muro in cemento sotto finestre protette da inferriate, compare a caratteri enormi l’accusa contro l’Organizzazione mondiale della sanità, mentre sotto un portico, sulla pietra chiara, spicca l’attacco diretto alla sindaca Silvia Salis con la scritta “Salis nazista” accompagnata dal un simbolo della W cerchiata che è diventata identificativa dei no vax. Segno che l’azione non si è limitata ai temi sanitari ma ha allargato il bersaglio al piano politico, trasformando muri, ingressi e corridoi esterni delle scuole in una bacheca di intimidazioni.
Proprio su questo tema, a Genova, a partire da gennaio 2026 è partito un progetto sperimentale promosso dal Comune insieme al Centro Antiviolenza Mascherona, con l’obiettivo dichiarato di agire in modo preventivo contro la violenza di genere e la violenza domestica lavorando sulle nuove generazioni. L’iniziativa introduce l’educazione sessuo-affettiva in quattro scuole dell’infanzia comunali e coinvolge oltre 300 bambini e bambine tra i 3 e i 6 anni, con un’impostazione che punta su laboratori, giochi e letture per imparare a riconoscere le emozioni, rispettare il corpo e costruire relazioni basate sul consenso e sulla cura. Il percorso, nelle linee presentate, prevede un’ora alla settimana dedicata ad attività educative centrate sulla consapevolezza di sé, del proprio corpo e dei propri stati emotivi, con un coinvolgimento previsto anche per le famiglie, proprio perché il messaggio educativo, per essere efficace, deve trovare continuità tra scuola e casa. Il progetto si inserisce inoltre in un quadro più ampio di sensibilizzazione legato alle iniziative per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con l’idea di rendere strutturale un lavoro che spesso arriva solo quando l’emergenza è già esplosa.
Il Centro Antiviolenza Mascherona, nel motivare la necessità di un intervento precoce, richiama un dato che pesa come una fotografia sociale: una parte significativa delle donne che si rivolgono alla struttura riferisce di aver subìto violenza in ambito familiare. Da qui l’insistenza sull’educazione al rispetto e sul riconoscimento delle emozioni fin da piccoli, non come “tema ideologico”, ma come strumento concreto di prevenzione.
Il tema dell’educazione sessuo-affettiva è al centro di un dibattito acceso e l’amministrazione lo ha inserito tra gli strumenti di prevenzione, anche in relazione al contrasto della violenza di genere. In più occasioni l’assessora alla scuola Rita Bruzzone ha spiegato che la costruzione di rispetto e relazioni sane non può essere affidata solo alle emergenze o alle campagne occasionali, ma richiede un lavoro continuo sull’educazione emotiva e relazionale, da avviare fin dall’infanzia e da portare avanti anche in età adulta, con l’obiettivo di diffondere messaggi chiari sulla parità e sul rispetto delle donne.
Ora, oltre alla condanna politica e civile del gesto di vandalismo, resta la necessità di individuare chi ha imbrattato gli edifici e capire se ci sia una regia unica dietro le scritte comparse in punti diversi della città. L’indagine punta a raccogliere riscontri utili per identificare i responsabili e chiarire se l’azione sia stata pianificata proprio per intimidire scuole e comunità scolastiche nel momento in cui stanno prendendo forma nuovi percorsi educativi.
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