“Buon Fine” compie 20 anni: da Coop Liguria un “salvataggio” da 1,2 milioni di euro e l’aggancio al reddito alimentare a Genova

Il progetto nato nel 2006 recupera prodotti ancora integri ma non più vendibili e li consegna al volontariato: nel 2025 il valore delle merci donate ha raggiunto 1,2 milioni di euro. A Genova l’esperienza si intreccia con la sperimentazione del reddito alimentare, con la città tra quelle coinvolte


Vent’anni di spesa che cambia destino prima di diventare rifiuto, vent’anni di merce che esce dal circuito della vendita ma non dalla sua utilità sociale: Buon Fine, il progetto di Coop Liguria contro lo spreco alimentare, taglia il traguardo dei 20 anni e lo fa con numeri che fotografano un lavoro diventato ormai strutturale. L’idea, nata nel 2006, è rimasta fedele a un principio semplice: recuperare dai punti vendita i prodotti non più vendibili ma ancora integri sotto il profilo organolettico, dell’igiene e della sicurezza, per donarli alle associazioni di volontariato che poi li redistribuiscono alle persone in difficoltà. È una filiera che vive di regole e di tempi stretti, perché ciò che si recupera deve viaggiare in sicurezza e arrivare rapidamente a destinazione, ma soprattutto vive di rete, perché senza un’organizzazione stabile il recupero rischia di restare episodico.
Il meccanismo si regge infatti su una collaborazione con i Comuni: sono i servizi sociali a individuare le realtà associative a cui destinare i prodotti, così che la donazione non sia casuale ma risponda a bisogni reali e a percorsi già presenti sul territorio. Ed è proprio questa capacità di fare sistema che oggi consente al progetto di aprire un capitolo nuovo a Genova, dove Coop Liguria ha firmato un’intesa con il Comune nell’ambito della sperimentazione del reddito alimentare, un’iniziativa che punta a rendere più coordinato e “replicabile” il contrasto allo spreco collegandolo al sostegno delle fasce fragili. In concreto, la cooperativa si impegna a donare i propri prodotti alle associazioni coinvolte nella sperimentazione, molte delle quali sono già dentro la rete Buon Fine da tempo, a conferma di un lavoro che sul territorio esisteva già e ora viene rafforzato dentro una cornice più ampia.

Oggi Buon Fine coinvolge 33 punti vendita di Coop Liguria con donazioni stabili e continuative, mentre altri 6 contribuiscono in modo più saltuario in base alle disponibilità. Sul lato “ritiro e distribuzione” il progetto si appoggia a 35 associazioni o reti territoriali che passano una o più volte alla settimana, con un’organizzazione che richiede contatti costanti, appuntamenti precisi e un incastro quotidiano tra ciò che viene selezionato e ciò che può essere consegnato e consumato in tempi utili. La selezione viene effettuata dal personale dei punti vendita, con una valutazione attenta su cosa possa essere donato e in quali condizioni, mentre sul territorio un ruolo importante lo svolgono anche i soci volontari delle sezioni soci, che mantengono i contatti con le associazioni e tengono vivo quel filo operativo che rende possibile trasformare l’idea in consegne reali. La parte più consistente riguarda prodotti confezionati, ma in alcuni negozi entrano anche categorie di fresco come pane e ortofrutta, che richiedono tempistiche ancora più rapide proprio per le regole stringenti legate alla sicurezza alimentare.
Il dato che dà la misura dell’impatto sociale arriva dal consuntivo 2025: attraverso Buon Fine sono state donate merci al volontariato per un valore pari a 1,2 milioni di euro. È una cifra che, letta insieme alla capillarità della rete, racconta un flusso costante di beni che evita la distruzione e diventa sostegno diretto, in un momento in cui la povertà alimentare non è più una questione marginale e molte famiglie faticano a tenere insieme spesa, bollette e costi quotidiani.
Accanto alle donazioni, Coop Liguria porta avanti anche un’altra leva contro lo spreco, pensata per intervenire prima che un prodotto esca dalla vendita: si tratta di “Mangiami subito”, un progetto che propone sconti forti sui prodotti freschissimi vicini alla scadenza, con riduzioni medie del 50%, esposti in bancarelle refrigerate riconoscibili dal logo dell’iniziativa. La logica è quella di un patto chiaro con chi compra: consumare in giornata o al massimo entro il giorno successivo in cambio di un prezzo più leggero. Nel 2025, grazie a questo sistema, è stata evitata la distruzione di oltre 1,1 milioni di prodotti e sono stati riconosciuti a soci e clienti sconti per 2,1 milioni di euro.
Il ventesimo compleanno di Buon Fine, insomma, non è solo una ricorrenza da celebrare ma un modo per misurare una pratica concreta: meno spreco, più recupero, più rete e, a Genova, un collegamento con il reddito alimentare che prova a dare continuità e coordinamento a ciò che già funziona. In una città dove fragilità sociali e consumi convivono a pochi isolati di distanza, l’idea resta la stessa da vent’anni: quello che rischia di diventare scarto può tornare a essere risorsa, se dietro c’è un’organizzazione capace di farlo accadere davvero.
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