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“Faccetta nera” al Winter Park, Salis furiosa, Bisca durissimo: «A Genova non c’è spazio per nostalgie fasciste» – VIDEO

Dopo il precedente di Sanremo, dove la canzone littoria è finita al centro di polemiche e accertamenti, scoppia un nuovo caso nella nostra città: una lettrice segnala la canzone diffusa da un’attrazione tra le tante che si trovano a Ponte Parodi. La sindaca Silvia Salis parla di “gravità assoluta” e chiede provvedimenti. L’Anpi, col presidente Massimo Bisca, denuncia un clima di pericolosa normalizzazione

Una sera al Winter Park di Ponte Parodi, il divertimento si inceppa su una nota che a Genova pesa più che altrove. La segnalazione (con video) è arrivata da una lettrice: dagli altoparlanti di una specifica attrazione — non dall’impianto generale della manifestazione — sarebbe partita “Faccetta nera”, nella versione “post 25 Aprile 1945” in cui il riferimento al “duce” viene sostituito con la parola “legge”. La donna protesta, si sente rispondere che è “solo una canzone”, ma insiste: in un’area pubblica frequentata da giovanissimi e famiglie, autorizzata dal Comune, quel sottofondo le appare fuori luogo e inaccettabile. Con lei, racconta, c’erano altri testimoni.

Il video publicato da GenovaQuotidiana sui propri social, che ha già avuto migliaia di visualizzazioni, arriva fino a Palazzo Tursi. E la sindaca Silvia Salis sceglie una linea durissima, chiedendo interventi immediati e chiamando in causa anche il tema dei fondi pubblici e della responsabilità degli organizzatori.

Salis, nel suo intervento, parte dal punto centrale: “Diffondere ‘Faccetta nera’ dalle casse di un’attrazione del Winter Park a Ponte Parodi, a Genova, come successo ieri sera, è un gesto di una gravità assoluta”. E aggiunge perché, a suo giudizio, la gravità sia ancora maggiore: “Lo è ancor di più se si considera che quel luogo è frequentato quotidianamente da migliaia di bambini, giovani e famiglie e che, per la sua realizzazione, il Winter Park beneficia di significativi contributi pubblici da parte del Comune”. Quindi la frase più identitaria: “A Genova non c’è e non ci sarà mai spazio per nostalgie fasciste”.

Sul video finito online, la sindaca chiarisce: “Il video che sta circolando in rete, relativo ai fatti di ieri sera, è attualmente oggetto di tutti gli approfondimenti necessari”. Ma, nello stesso passaggio, allarga lo sguardo oltre i confini cittadini: “Genova, purtroppo, non è l’unica città in cui durante queste festività si è diffusa questa moda incommentabile”. E mette il punto politico-culturale, anche nell’ipotesi di assenza di intenzionalità: “Un gesto che, anche qualora non fosse dettato da precise motivazioni politiche, resta comunque un atto di profonda stupidità e irresponsabilità”. A sostegno, cita Gaber: “Come cantava Giorgio Gaber, ‘Il saluto vigoroso a pugno chiuso è un antico gesto di sinistra, quello un po’ degli anni ’20 un po’ romano è da stronzi oltre che di destra’”.

Poi la parte operativa, con parole che suonano come un ultimatum: “Stiamo vagliando tutte le azioni possibili da parte dell’amministrazione pubblica, comprese eventuali sanzioni, e chiediamo lo stesso alle altre autorità competenti”. E l’invito esplicito agli organizzatori: “Ci auguriamo una presa di posizione netta e immediata da parte degli organizzatori del Winter Park, che porti all’esclusione dell’attrazione coinvolta”. Infine, l’appello a una condanna trasversale: “Ci attendiamo inoltre, nelle prossime ore, una condanna chiara e senza ambiguità da parte di tutti i partiti e i movimenti politici della città. Genova è e resterà sempre orgogliosamente antifascista”.

Per Massimo Bisca, presidente dell’Anpi, l’episodio è “inconcepibile e inammissibile”. E lo inquadra dentro un contesto più ampio, che definisce senza giri di parole “vomitevole”: secondo Bisca, oggi si assiste a un’applicazione “a elastico” delle regole, “che a seconda della convenienza lo tiri e lo molli”. Porta un esempio: da un lato si interviene per liberare spazi con una funzione sociale, dall’altro — dice — si tollerano situazioni di ben altro segno, come “un palazzo dello Stato” a Roma occupato da decenni e legato, a suo avviso, a realtà neofasciste. “Il momento è abbastanza cruciale”, avverte, perché il livello “si sta superando”.
Bisca collega poi la vicenda del Winter Park a un clima che, a suo giudizio, sta normalizzando simboli e linguaggi: se “c’è gente che ricorda l’anniversario della fondazione del Movimento Sociale” e “c’è il simbolo del Movimento Sociale”, aggiunge, non si stupisce che poi riemergano episodi di questo tipo. Il punto, però, è un altro: “Io lo vedo anche dai social: la maggior parte dei commenti è che il fascismo non esiste più”. Per Bisca è una lettura falsa: “No, in realtà il fascismo esiste, espresso in modi diversi”. E cita esempi che, per lui, mostrano questa persistenza: “C’è sempre quello che poi deve mettere ‘Faccetta nera’, oppure Acca Larentia in 400”, richiamando il raduno romano legato alla memoria missina, “e ci sono anche esponenti della maggioranza di governo a quella manifestazione di apologia del fascismo”.


Da qui l’affondo politico: Bisca critica un’impostazione che, a suo dire, punta a “modificare la Costituzione”, “mettere sotto controllo la magistratura” e “raccontare balle alla gente”, aggiungendo un riferimento polemico alla gestione degli aiuti umanitari e al modo in cui certe scelte vengono rivendicate pubblicamente. E attacca l’uso identitario di parole come “cristiana”, definendolo un cortocircuito: “È proprio un livello di ipocrisia veramente incredibile”, sostiene, dicendo di vedere un’enorme distanza tra certe posture e i richiami etici dei pontefici.


Infine, Bisca rivolge un appello concreto al Comune e alla Sindaca: “Chiedo di utilizzare tutti i regolamenti e tutto”, perché — insiste — “quel tipo di musica non ha niente a che fare con un luna park”, tanto più in un luogo “frequentato anche da molti giovani”. E chiude riconoscendo a Salis attenzione sul tema: “Vedo che la sindaca su certi argomenti è molto sensibile”.

Resta, sullo sfondo, anche la questione giuridica: non basta una canzone, da sola, a trasformare una provocazione in un reato. Ma il punto politico e civile, qui, è un altro: il messaggio che passa quando certi richiami vengono banalizzati, soprattutto in luoghi pubblici e davanti ai più giovani.

E il “già visto” pesa: pochi giorni prima di Natale, a Sanremo, un video diventato virale mostrava la canzone come sottofondo in un luna park, tra ragazzi in fila e giostre in movimento. Lì si sono registrate reazioni e verifiche, con una discussione accesa sul confine tra “bravata” e provocazione. Anche perché la specifica canzone fascista è ritenuta da alcuni critica anche per il modo razzista di esprimere i “contenuti”.

Un altro caso era avvenuto il 18 dicembre in una pista di pattinaggio sul ghiaccio a Campobasso (comune con maggioranza di centrosinistra, peraltro), dove la stessa canzone era stata diffusa all’interno di una playlist.

A Genova la Digos è andata sul posto e ha avviato accertamenti.

Ora Genova si ritrova dentro lo stesso copione — ma con un’aggravante simbolica e istituzionale rivendicata dalla stessa amministrazione: una città medaglia d’oro per la Resistenza, dove, nelle parole di Salis, “non ci sarà mai spazio” per nostalgie fasciste. E la domanda che resta appesa è semplice e bruciante: chi ha deciso che, tra luci, zucchero filato e bambini, potesse “passare” anche quella musica?


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