Hannoun, i legali prima dell’interrogatorio a Marassi: «Ha operato per beneficenza, sempre in modo tracciabile. Molte criticità nell’impianto accusatorio»

La difesa sostiene che Hannoun abbia svolto esclusivamente attività umanitarie a favore della popolazione di Gaza, tramite associazioni registrate e passaggi documentati, e contesta la lettura investigativa: «Nessun rapporto con Hamas». Gli avvocati spiegano anche che, per il volume degli atti non ancora disponibili, l’assistito potrebbe non rispondere domani. Il “nodo” della documentazione israeliana

A poche ore dall’interrogatorio di garanzia in programma domani nel carcere di Marassi, gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo (nella foto) tracciano la linea della difesa di Mohammad Hannoun, architetto giordano arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas. Dopo il colloquio in istituto, i legali descrivono un assistito “lucido”, determinato a ricostruire nel dettaglio la propria attività, che – sostengono – sarebbe stata esclusivamente di volontariato e beneficenza.

«È stato molto lucido e molto preciso», spiegano. «Inizieremo domani a ricostruire tutta la sua attività, che lui ribadisce essere stata un’attività di volontariato, di beneficenza soprattutto, e cercherà di ricostruire tutti i passaggi».
«Sempre tracciabile, in un contesto difficilissimo»
Uno dei punti su cui Hannoun – riferiscono i difensori – avrebbe insistito fin da subito riguarda la modalità con cui sarebbero stati gestiti i flussi di aiuti: «Ha sempre operato in maniera tracciabile», sottolineano, raccontando anche le difficoltà logistiche e amministrative nel far arrivare sostegno alla popolazione di Gaza.
Secondo quanto riferito dagli avvocati, Hannoun avrebbe descritto un percorso che passa «essenzialmente solo attraverso l’Egitto», con procedure che per un osservatore esterno risultano «difficilmente comprensibili», e che rendono complessa la realizzazione di progetti umanitari, anche quando formalmente inquadrati.
«Associazioni registrate, perfino in Israele»
Altro passaggio centrale, per la difesa, è l’identità delle organizzazioni con cui Hannoun avrebbe collaborato. I legali riferiscono che l’assistito avrebbe operato «sempre con associazioni registrate», le stesse citate nella misura cautelare, e che avrebbe evidenziato un elemento che considera dirimente: «Sono tutte registrate anche in Israele», un punto che – nella loro ricostruzione – Hannoun avrebbe voluto chiarire per primo.
Da qui la smentita netta della tesi di un collegamento organico con Hamas: «Non fa parte di Hamas, non è la cellula italiana di Hamas. Assolutamente no», riportano i difensori. «Ha chiarito da subito di non avere rapporti con Hamas, di non avere mai finanziato direttamente Hamas, di avere sempre svolto attività di beneficenza nei territori di Gaza e quindi alla popolazione di Gaza».
I legali aggiungono che Hannoun sostiene di poter documentare «tutte le attività e i passaggi per singolo progetto sostenuto nel tempo».
Intercettazioni: «Non parlano di fondi a Hamas, ma di sostegno alla popolazione»
Sulle intercettazioni confluite nell’indagine, gli avvocati precisano che non sono entrati nel dettaglio durante il colloquio e che la discussione “tecnica” verrà affrontata nelle sedi opportune. Ma aggiungono un punto: a loro avviso, non ci sarebbero conversazioni che menzionano direttamente Hamas come destinatario.
«Non ci sono intercettazioni che parlano direttamente di attività legata all’attività di Hamas», affermano, sostenendo che si tratterebbe invece di dialoghi che «parlano di fondi destinati a attività di sostegno della popolazione».
Domani l’interrogatorio, ma potrebbe non rispondere
Uno snodo pratico, e potenzialmente decisivo, riguarda lo svolgimento dell’interrogatorio di garanzia. La difesa spiega che il “volume dei documenti” da studiare è enorme e che parte degli atti non sarebbe ancora stata consegnata integralmente. Per questo, spiegano, è possibile che Hannoun scelga di non rispondere subito.
«Molto probabilmente non si sottoporrà a un interrogatorio perché il volume dei documenti da studiare è veramente impressionante», dicono, aggiungendo che anche loro non sono riusciti a leggere tutto e non avrebbero ancora ricevuto l’intero fascicolo.
La documentazione “israeliana” e i dubbi sull’utilizzabilità
Tra i materiali indicati come mancanti, i legali citano documenti che proverrebbero da un canale israeliano. Sottolineano però – con cautela – che, per quanto hanno compreso finora, non si tratterebbe di una collaborazione tra autorità giudiziarie, ma di un flusso informativo legato a un organismo finanziario riconducibile al Ministero della difesa israeliano. Un aspetto che, per la difesa, impone verifiche sia sul significato dei contenuti sia sulla loro eventuale utilizzabilità nel procedimento.
«Tutti quei documenti dobbiamo ancora esaminarli sia per capire cosa vogliono dire, sia per capire che tipo di utilizzabilità potrebbero avere», spiegano.
«Non messaggi, ma difesa nel processo»
Nel racconto dei legali c’è anche il rifiuto esplicito di trasformare la vicenda in un confronto mediatico: «Non ci sono messaggi da lanciare», affermano. «Facciamo un processo penale… ci sono attività difensive da fare». E aggiungono che, a loro giudizio, l’accusa presenta «molte criticità», che intendono approfondire con lo studio completo degli atti e con il contributo dello stesso assistito, quando potrà visionare tutta la documentazione.
Viaggi in Turchia e uso di contanti: «Conti bloccati dopo il 7 ottobre»
I difensori affrontano anche un tema che potrebbe diventare oggetto di contestazione: i viaggi all’estero e la movimentazione di denaro contante. Hannoun – riferiscono – avrebbe spiegato che si recava regolarmente in Turchia per attività connesse al sostegno umanitario e che non si trattava di una fuga: «Sarebbe andato e tornato come negli ultimi mesi».
Inoltre, sostengono che, dopo il 7 ottobre, i conti correnti dell’associazione sarebbero stati bloccati: una circostanza che, secondo la difesa, avrebbe reso impossibile inviare aiuti dall’Italia con strumenti bancari ordinari. Da qui la necessità, riferita dall’assistito, di operare diversamente, passando per contanti e spostamenti in Paesi “di transito” obbligato, in particolare l’Egitto.
«Sereno e concentrato». Familiari preoccupati
Sul piano umano, i legali raccontano di aver trovato Hannoun «concentrato, sereno». Dicono che sentiranno i familiari, descritti come «molto preoccupati» e uniti, e spiegano di non aver approfondito eventuali contestazioni che riguarderebbero il figlio, poiché la documentazione relativa a persone non colpite da misure cautelari non sarebbe ancora nella loro disponibilità.
Domani l’interrogatorio di garanzia costituirà il primo passaggio formale in cui Hannoun potrà esporre (o riservarsi di esporre più avanti) la propria versione davanti alla giudice. La difesa, per ora, insiste su alcuni cardini: attività umanitaria, tracciabilità, assenza di rapporti con Hamas e necessità di leggere integralmente gli atti prima di entrare nel merito. Resta in ogni caso ferma, come previsto, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.