Oggi a Genova 

Il Tar “congela” l’ordinanza anti-botti: a Genova stop (per ora) al divieto totale di Capodanno

Un decreto cautelare del Tribunale amministrativo sospende l’ordinanza n. 466 del 18 dicembre che vietava quasi integralmente petardi e fuochi dal 22 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, includendo anche la detenzione nella notte di San Silvestro. Il ricorso è di tre imprese del settore. Il Comune prepara un nuovo testo entro pochi giorni

L’“ordinanza anti botti” più restrittiva degli ultimi anni, pensata per ridurre al minimo l’uso di petardi e fuochi d’artificio durante le festività, si ferma davanti al Tar. Con un provvedimento pubblicato mercoledì 24 dicembre 2025, il Tribunale amministrativo regionale della Liguria ha disposto la sospensione cautelare dell’ordinanza del Comune di Genova del 18 dicembre, che introduceva un divieto quasi integrale di utilizzo e, in alcune fasce, anche di detenzione di artifici pirotecnici.

La misura era stata concepita come una stretta “a maglie larghe”: non solo stop in strade, piazze e spazi pubblici, ma limitazioni estese anche alle aree private quando gli effetti di botti e petardi – rumore, proiezioni, scoppio – potessero ricadere su luoghi pubblici o sulle zone circostanti. Il divieto era previsto su tutto il territorio cittadino dal 22 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026. E il passaggio più discusso riguardava la notte di Capodanno: l’ordinanza stabiliva anche il divieto di detenzione di artifici pirotecnici per l’intera notte di San Silvestro, pur prevedendo eccezioni per spettacoli gestiti da professionisti e per alcune tipologie di giochi pirotecnici ritenuti meno pericolosi.

Una scelta che, nelle ore successive alla firma, aveva raccolto consensi soprattutto tra associazioni animaliste e in generale tra chi chiede regole più severe per limitare incidenti, microcriminalità legata agli esplosivi improvvisati e stress acustico su animali e persone fragili. Ma proprio l’impostazione “quasi totale” del provvedimento ha innescato la reazione di una parte della filiera commerciale.

A impugnare l’ordinanza sono state tre società del settore pirotecnico – Setti Fireworks, Giangiò e Steel Shield – che hanno presentato ricorso sostenendo di essere penalizzate nella vendita dei prodotti. Il Tar ha accolto la richiesta di sospensione in via cautelare, valutando la presenza di “estrema gravità e urgenza” tale da non poter attendere la discussione collegiale. Il nodo, per i giudici, è il rischio di un danno immediato e difficilmente recuperabile: la finestra natalizia e di fine anno è infatti il periodo in cui, “per tradizione”, si concentra la quasi totalità dell’utilizzo e quindi della domanda di questi articoli. In altri termini, se la misura restasse efficace fino a dopo le feste, l’eventuale annullamento arriverebbe quando il danno economico sarebbe ormai compiuto.

Setti Fireworks, nata alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, è un’azienda genovese che conta sulla disponibilità di diversi depositi in Nord Italia (di proprietà e di aziende partner), una rappresentanza fiscale in Olanda, quattro punti vendita diretti e una rete di altri 12 punti vendita di rivenditori ufficiali. Tra il 2024 e il 2025 è approdata negli Stati Uniti, con l’apertura della sede e del primo megastore a Port Charlotte, Florida. Fondata da Francesco Setti, vanta innumerevoli spettacoli per Costa Crociere, Regione Liguria, diverse amministrazioni comunali, Salone Nautico Internazionale, Genoa CFC, UC Sampdoria, Grimaldi Lines, Teatro Carlo Felice, Orchestra Sinfonica di Sanremo, Albano e Romina, Webuild S.p.A., Azimut Benetti, Generali Marine, Confindustria Nautica, Royal Caribbean, Pier Silvio Berlusconi.

Giangiò è un grossista di giocattoli che vende anche fuochi d’artificio e nella homepage si legge la scritta “divertimento! Anche per i nostri amici a quattro zampe”. I più forti sostenitori dell’ordinanza comunale sono state proprio le associazioni animaliste.

Steel Shield, anch’essa genovese, è un’azienda che commercializza pistole, carabine, semiautomatici, fucili a pompa, lanciarazzi, occupandosi anche di vendita, riparazioni, abbigliamento, perizie balistiche ed esplosivistiche, armeria. È presieduta dal già candidato della Lega alle Comunali Edoardo Villa.

Nel provvedimento del Tar viene richiamato un orientamento giurisprudenziale già espresso in casi analoghi su divieti locali relativi agli artifici pirotecnici in periodo festivo. Un richiamo che pesa sul piano tecnico: suggerisce che il tema non riguarda soltanto l’opportunità politica del divieto, ma anche la sua tenuta giuridica quando la compressione diventa generalizzata e tocca non solo l’uso ma anche la mera detenzione.

Con la sospensione cautelare, l’ordinanza del 18 dicembre non può essere applicata. E c’è un effetto immediato anche sul piano amministrativo: eventuali sanzioni elevate facendo riferimento al provvedimento sospeso rischiano di non essere considerate valide. È anche per questo che a Tursi si lavora a un “piano B”: l’elaborazione di una nuova ordinanza, annunciata entro i prossimi giorni, con l’obiettivo di riscrivere regole che siano più solide sul piano giuridico e più facilmente applicabili sul piano operativo.

La partita, però, non è chiusa. Il Tar ha fissato la camera di consiglio per il 9 gennaio 2026, quando il collegio tornerà a valutare la questione in modo più approfondito. Una data che, di fatto, arriva oltre la fine del periodo regolato dall’ordinanza originaria: un elemento che spiega perché sia stata adottata una decisione urgente, ma che rende anche evidente il paradosso tipico di questi casi. Le regole sui botti si giocano in pochi giorni: se una misura viene sospesa o confermata quando la ricorrenza è già passata, l’impatto pratico è ridotto, mentre restano in piedi i conflitti – e le aspettative – che hanno attraversato la città nelle settimane precedenti.

Il braccio di ferro, intanto, mette in scena due esigenze che faticano a convivere. Da un lato c’è la richiesta di sicurezza, decoro e tutela: meno scoppi significa meno feriti, meno paura, meno stress per gli animali, meno “zone franche” in cui petardi e ordigni improvvisati diventano strumenti di disturbo o peggio. Dall’altro c’è un settore economico che concentra in pochissimo tempo la parte decisiva delle vendite e teme che un divieto totale, soprattutto se esteso alle aree private e accompagnato dal divieto di detenzione, azzeri la possibilità stessa di operare.

La nuova ordinanza, se arriverà, dovrà muoversi su una linea sottile: colpire gli abusi, ridurre i rischi, rendere i controlli possibili, senza riproporre una stretta così ampia da riaccendere immediatamente un contenzioso. Nel frattempo, la sospensione del Tar lascia Genova in una zona grigia proprio nelle ore più delicate: quelle in cui tradizione e pericolo, festa e disagio, convivono spesso nello stesso fragore. Non ci sarà pace per animali domestici e selvatici, questo è già scontato e in buona misura lo sarebbe stato anche con l’ordinanza valida. C’è da sperare che chi usa botti e materiale pirotecnico lo faccia con prudenza e seguendo le regole, usando materiale regolare ed evitando incidenti.


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