Gedi in vendita, Repubblica si ferma: Ordine e Assostampa liguri al fianco dei colleghi

Sciopero contro la «svendita» del gruppo editoriale: chiesto stop allo smantellamento di Gedi e garanzie su lavoro, futuro delle testate e pluralismo dell’informazione

L’Associazione Ligure dei Giornalisti (Assostampa Ligure) e l’Ordine dei Giornalisti della Liguria si schierano al fianco dei colleghi di Repubblica, oggi in sciopero contro la vendita del gruppo Gedi da parte dell’azionista Exor, la holding della famiglia Agnelli guidata da John Elkann.

In una nota, le due organizzazioni di categoria esprimono «pieno sostegno e solidarietà» alla redazione del quotidiano, che – come si legge nel comunicato del Comitato di redazione – ha preso atto «con profondo sconcerto dell’annuncio della proprietà della svendita di quel che resta del nostro gruppo editoriale, che in questi anni è stato smantellato pezzo dopo pezzo dall’attuale editore, John Elkann».
Associazione e Ordine parlano di uno «smantellamento definitivo del gruppo Gedi» e definiscono l’operazione «inquietante e inaccettabile», ricordando che il processo di vendita coinvolge anche La Stampa, già ieri ferma per sciopero con la redazione in assemblea permanente.
Per i giornalisti liguri è necessario «fare quanto prima chiarezza» su prospettive e contenuti dell’operazione, «a partire da immediate garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali in caso di cessione».
Sul tavolo c’è la trattativa per la vendita di una parte rilevante degli asset del gruppo Gedi – in particolare Repubblica, le radio e le attività digitali – al gruppo greco Antenna, guidato da Theo Kyriakou. Una prospettiva che ha acceso le proteste nelle redazioni, preoccupate non solo per i posti di lavoro ma anche per il futuro editoriale delle testate e per il rischio di “spezzatino” tra nuovi acquirenti.
Dopo lo sciopero de La Stampa, che ha lasciato il giornale fuori dalle edicole e il sito non aggiornato, oggi è toccato a Repubblica fermarsi: il quotidiano non sarà in edicola domani e il sito non verrà aggiornato per 24 ore. Una scelta definita «dolorosa ma necessaria» dai comitati di redazione, per denunciare la mancanza di dialogo e di risposte sui piani industriali e sull’identità futura delle testate.
La vertenza ha ormai assunto un rilievo nazionale: il governo ha convocato i vertici di Gedi e i rappresentanti dei giornalisti per chiedere chiarimenti sulla vendita e sulle garanzie per occupazione e pluralismo, mentre dall’opposizione arrivano appelli a considerare il gruppo come un «presidio di democrazia» e a vigilare sugli effetti dell’operazione.
Nel frattempo, il fronte sindacale si allarga: redazioni, associazioni stampa e ordini regionali stanno moltiplicando gli attestati di solidarietà e le iniziative di sostegno. L’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine dei Giornalisti Liguria sottolineano come la vicenda Gedi non riguardi solo chi lavora in quelle redazioni, ma l’intero sistema dell’informazione italiana: «La vendita di un grande gruppo editoriale senza trasparenza sui progetti industriali, senza tutele robuste per i lavoratori e senza rassicurazioni sulla linea editoriale mette a rischio non solo i posti di lavoro ma il diritto dei cittadini a un’informazione libera, plurale e indipendente».
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