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Esposto anonimo dopo la morte in sala operatoria, indagati quattro medici del San Martino

Una 62enne è deceduta durante un intervento per frattura del bacino. Autopsia disposta dalla procura dopo gli esposti di un “corvo” che denuncia irregolarità in sala operatoria

Una morte in sala operatoria, un fascicolo per omicidio colposo e alcune lettere anonime che accusano l’equipe di aver nascosto errori e manomesso esami. È il quadro dell’indagine aperta dalla procura di Genova su un intervento chirurgico eseguito nei mesi scorsi all’ospedale San Martino, in seguito al quale è deceduta una donna di 62 anni, nata a Torino, ricoverata dopo un incidente stradale e operata per una frattura del bacino.

Sul registro degli indagati sono iscritti quattro sanitari: tre medici chirurghi e un medico anestesista. L’ipotesi di reato sarebbe, al momento, omicidio colposo. Gli accertamenti sono coordinati dalla sostituta procuratrice Arianna Ciavattini, che ha affidato l’incarico per l’autopsia al medico legale Roberto Testi. L’esame autoptico è stato eseguito ieri, dopo la riesumazione della salma, e dovrà chiarire se durante l’intervento siano stati rispettati i protocolli e se esista un nesso causale tra le scelte terapeutiche e il decesso.

Durante l’operazione si sarebbe verificata la rottura di un vaso sanguigno – non un’arteria, ma una vena – con conseguente emorragia. I difensori dei medici spiegano che, in questi casi, la prassi può prevedere la prosecuzione dell’intervento tamponando la perdita ematica per intervenire in un secondo momento, soprattutto se i parametri monitorati dall’anestesista risultano stabili. Proprio sulla base di quei valori l’equipe avrebbe deciso di andare avanti con il posizionamento di alcune viti. Poco dopo, la paziente è andata in arresto cardiaco: in sala operatoria sono state effettuate manovre rianimatorie per circa un’ora, ma la donna non si è più ripresa.

In un primo momento la vicenda non aveva avuto strascichi giudiziari: i familiari non avevano presentato denuncia, si erano svolti i funerali e la salma era stata sepolta. La situazione è cambiata quando in procura – e, secondo quanto trapela, anche al San Martino – sono arrivate una o più lettere anonime, firmate da un “corvo” che sembra avere conoscenza diretta dell’ambiente ospedaliero.

Negli esposti si ipotizzerebbero due condotte: l’alterazione delle immagini radiografiche e la rottura, durante l’intervento, della punta di un trapano rimasta nell’osso della paziente, che il chirurgo avrebbe poi rimosso e occultato. Accuse che i legali dei medici respingono definendole tecnicamente infondate: secondo la difesa, la manomissione delle radiografie non sarebbe possibile nelle modalità descritte e la dinamica dell’intervento non confermerebbe le altre contestazioni.

I tre medici sono assistiti dall’avvocato Antonio Rubino, legale del San Martino, mentre l’anestesista è difeso dall’avvocato Pietro Bogliolo. Due parenti della 62enne si sono costituiti parti offese e hanno nominato propri consulenti nell’ambito degli accertamenti.

Spetterà ora al medico legale, attraverso la relazione autoptica, e agli ulteriori approfondimenti tecnici stabilire se le procedure adottate quel giorno in sala operatoria siano state appropriate o se vi siano stati errori di valutazione o di esecuzione.

In coperina: foto di repertorio


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