«Ogni parola può essere violenza»: il Comune lancia il VIDEO per il 25 novembre con le denunce di Sindaca, polizia locale e cittadini

Per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne online la clip “Genova per il 25 novembre”: sindaca, giunta e agenti della polizia locale danno voce a veri estratti di denunce raccolte dal Nucleo fasce deboli, che nel 2025 ha seguito 288 casi tra maltrattamenti, stalking e violenze sessuali

Ottanta secondi per raccontare, senza filtri, cosa significa subire violenza. È la durata del video “Genova per il 25 novembre”, la clip realizzata dal Comune di Genova e dalla polizia locale per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un minuto e venti in cui risuonano frasi tratte da denunce vere, raccolte dal Nucleo fasce deboli, lette dalla sindaca, dagli assessori e da donne e uomini in divisa.

«Ogni parola può essere violenza, nessuna donna deve ascoltare e rimanere in silenzio: non siamo sole», è il messaggio che la sindaca Silvia Salis affida al video, diffuso oggi sui canali social istituzionali. La clip mette in fila frammenti di storie che parlano di insulti, umiliazioni, controlli, minacce, isolamento, fino alle aggressioni fisiche: tasselli diversi di una stessa trama, quella della violenza di genere, che attraversa case, relazioni, chat, social network.
Il video: le parole delle donne, le voci della città
Nel video si alternano i volti della sindaca e delle assessore e assessori della giunta con quelli di agenti e agenti della polizia locale, comprese ragazze e ragazzi più giovani. Tutti prestano la propria voce a frammenti di verbali: frasi che descrivono violenza fisica, violenza verbale, molestie online, controllo ossessivo delle abitudini, limiti agli spostamenti, gestione del denaro, negazione dell’indipendenza economica.
Non ci sono ricostruzioni di cronaca, solo parole di donne che raccontano. Ed è proprio a loro che il video si rivolge, indicando con chiarezza i canali a cui chiedere aiuto:
- il 1522, numero nazionale antiviolenza e stalking;
- il centro antiviolenza più vicino;
- il Nucleo fasce deboli della polizia locale, con sede al Matitone, 6° piano (contatto e-mail: plfascedeboli@comune.genova.it).
L’obiettivo è doppio: dire alle vittime che non sono sole e ricordare a tutta la città che la violenza non è solo un fatto privato, ma una responsabilità collettiva.
Lodi: «I centri antiviolenza devono diventare un livello essenziale di tutela»
I numeri, d’altra parte, raccontano quanto il fenomeno resti drammaticamente attuale. «Solo quest’anno ci sono stati, in Italia, 77 femminicidi – sottolinea l’assessora al Welfare Cristina Lodi – un dato che continua a essere sconcertante e che ci dice che molto può e deve ancora essere fatto».
Lodi ricorda il ruolo insostituibile dei centri antiviolenza e delle operatrici che, giorno e notte, garantiscono ascolto, protezione, percorsi di autonomia: «Il loro lavoro è essenziale e come tale va riconosciuto. Come amministrazione intendiamo avviare un percorso a livello nazionale perché i centri antiviolenza vengano finalmente riconosciuti come livelli essenziali delle prestazioni, finanziati non più solo a progetto ma con risorse stabili e adeguate».
Una richiesta che va nella direzione di dare continuità ai servizi e di ridurre quella precarietà strutturale che spesso rende più fragile la rete di protezione attorno alle donne.
Viscogliosi: «La violenza è diffusa anche sul nostro territorio»
Il video nasce anche dall’esperienza quotidiana di chi, sul territorio, la violenza la incontra nel lavoro di ogni giorno. «Il numero di interventi svolti quest’anno dal Nucleo fasce deboli della polizia locale ci fa comprendere quanto, purtroppo, la violenza di genere sia diffusa anche a Genova», sottolinea l’assessora alla Polizia locale e Sicurezza urbana Arianna Viscogliosi.
«Gli uomini e le donne del Nucleo – aggiunge – sono stati formati proprio per prevenire e intervenire in caso di episodi di violenza, fisica o psicologica, compresi i casi di stalking, sempre più numerosi. È un lavoro molto delicato, che richiede competenze giuridiche ma anche una grande capacità di ascolto e di empatia con le vittime. A loro va il nostro ringraziamento».
Il Nucleo fasce deboli: numeri e attività nel 2025
Composto da cinque agenti, quattro dei quali donne, il Nucleo fasce deboli concentra la propria attività sui reati che colpiscono i soggetti più vulnerabili: maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, violenze sessuali, violenza domestica e di genere.
Le indagini possono nascere da segnalazioni dirette o da iniziativa del Nucleo e, in molti casi, proseguono su delega della procura della Repubblica. Una volta presa in carico la situazione, gli operatori non si limitano alla fase investigativa: garantiscono alla vittima la possibilità di essere ascoltata in un luogo protetto e, quando necessario, attivano insieme al pronto intervento sociale percorsi di messa in sicurezza in strutture dedicate. Un servizio che funziona sette giorni su sette, 24 ore su 24, per tutto l’anno.
I dati del 2025 raccontano la mole di questo lavoro:
- 288 pratiche complessivamente trattate;
- 201 persone indagate;
- 59 interventi con donne vittime di violenza, 31 delle quali accompagnate in luoghi protetti;
- 105 casi di maltrattamento in famiglia;
- 48 episodi di atti persecutori (stalking);
- 13 procedimenti per violenza sessuale.
L’attività del Nucleo ha portato, nel corso dell’anno, a due misure cautelari in carcere, un arresto in flagranza di reato e quattro divieti di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da essa frequentati, con l’applicazione del braccialetto elettronico.
Sono numeri che, da un lato, mostrano la gravità del fenomeno; dall’altro, indicano che non poche donne – spesso dopo anni di silenzio – scelgono di fidarsi delle istituzioni, varcare una porta, fare una telefonata, raccontare quello che accade in casa.
Un messaggio che va oltre il 25 novembre
Con il video “Genova per il 25 novembre” il Comune prova a tenere insieme tutti questi livelli: la memoria delle vittime, il lavoro quotidiano di chi accoglie le richieste di aiuto, l’impegno politico per rafforzare la rete dei servizi e un messaggio diretto alle donne che ancora non hanno denunciato.
Le frasi lette da sindaca, assessori e agenti non sono slogan: sono parole che qualcuna ha scritto in un verbale, spesso con fatica. Metterle in primo piano significa ricordare che la violenza comincia molto prima dei colpi, spesso nelle frasi che umiliano, nei controlli insistenti, nei conti correnti bloccati, nelle chat lette di nascosto.
«Nessuna donna deve rimanere in silenzio», è il filo conduttore del video. Il 25 novembre, Genova prova a ripeterlo a voce alta. E a trasformare quelle parole in impegni concreti: più protezione, più ascolto, più risorse, perché chiedere aiuto diventi davvero il primo passo verso una vita libera dalla violenza.


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