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Forno crematorio di Crezza, Legambiente ricorre al Consiglio di Stato

I comitati cittadini appoggiano il ricorso, definiscono l’impianto “inutile e rischioso” e chiedono a sindaca Salis e Comune di mantenere la promessa di fermarne l’attivazione

I comitati che da mesi si oppongono al nuovo forno crematorio di Crezza al Cimitero Monumentale di Staglieno accolgono con favore il nuovo passaggio legale messo in campo da Legambiente. È stato infatti depositato un ricorso in secondo grado al Consiglio di Stato contro il progetto del secondo impianto di cremazione, già costruito e affidato in concessione alla società Crezza.

«Ringraziamo Legambiente per il ricorso – affermano il Comitato Cittadini Banchelle, il Comitato Via Vecchia e Strade Limitrofe e il Comitato Difesa del Parco dei Forti e delle Mura di Genova –. Lo appoggiamo in toto perché ha basi solide e perché quest’impianto è un rischio per tutti e nessuno qui lo vuole». Nel mirino non ci sono soltanto i soggetti tecnici, ma anche le istituzioni: il ricorso è rivolto infatti contro Comune di Genova, Città Metropolitana, Soprintendenza, Regione Liguria, Asl 3, Arpal e la stessa Crezza.

I comitati ricordano come, pochi giorni fa, abbiano chiesto ufficialmente alla sindaca Silvia Salis e al Comune di intervenire per fermare l’attivazione del forno bis, in coerenza con quanto sostenuto in campagna elettorale, quando era stato promesso lo stop al progetto. «La politica deve fare la sua parte ed essere coerente con gli impegni presi: ora che il ricorso di Legambiente è sul tavolo, non ci sono più alibi», sottolineano.

Due i punti chiave su cui poggia, secondo i comitati, l’azione legale. Il primo è la pericolosità del sito: il nuovo impianto sorge infatti in un’ex cava ai piedi di una frana attiva, un contesto che, a loro giudizio, rende il progetto inadatto e potenzialmente rischioso. Il secondo è la totale inutilità dell’impianto, vista la presenza del forno crematorio di So.Crem, già operativo e in grado di coprire il 100% delle richieste attuali: «L’attuale crematorio lavora al 70% delle sue potenzialità – spiegano – non c’è alcun bisogno di un secondo forno».

Per i comitati, il ricorso di Legambiente rappresenta quindi un “nuovo elemento” decisivo nella battaglia contro il forno di Crezza. Da un lato, la via giudiziaria per contestare autorizzazioni e iter amministrativi; dall’altro, la richiesta politica esplicita a Comune e maggioranza perché traducano in atti concreti le promesse fatte ai cittadini: «Ora – concludono – ci aspettiamo che la politica faccia davvero la sua parte e fermi l’attivazione dell’impianto».


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