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Mense in tilt per i blocchi del traffico, alcune chiedono il pranzo al sacco, altre chiudono prima: genitori lavoratori nei guai

Già oggi tonno in scatola per molti alunni. L’assessora comunale alle scuole Bruzzone: «Suggeriamo soluzioni, ma decidono i dirigenti»

Giornata difficile per le famiglie genovesi, soprattutto nel centro levante e in Val Bisagno, dove il blocco del traffico ha mandato in crisi il servizio mensa scolastico. I furgoni partiti dall’unico centro cottura cittadino di Sestri Ponente non sono riusciti a consegnare in tempo i pasti caldi: in molte scuole i bambini si sono ritrovati a tavola con pasti freddi e scatolette di tonno al posto dei piatti cucinati.

Per prevenire nuovi disagi, diversi istituti hanno invitato le famiglie a mandare domani i figli con un pranzo al sacco, precisando che i pasti non regolarmente serviti non saranno conteggiati in bolletta mensa. «Chiaramente questi pasti non saranno messi in conto al pagamento mensa – assicura l’assessora alla scuola Rita Bruzzone – contiamo che nei prossimi giorni si torni alla normalità».

L’assessora ha colto l’occasione per tornare su un tema più generale, quello dell’organizzazione delle mense scolastiche e degli appalti: secondo Bruzzone, si tratta di un servizio essenziale per le famiglie e per i bambini, ma spesso “schiacciato” dalla logica delle gare al massimo ribasso, con margini molto stretti per chi gestisce la preparazione e la consegna dei pasti. Un quadro sul quale, ha assicurato, l’amministrazione intende intervenire, aprendo una riflessione più ampia sulla qualità e sulla tenuta del servizio di refezione scolastica.

Non ovunque, però, è stata scelta la strada del pranzo da casa. Alcuni dirigenti scolastici, invece di chiedere il supporto dei genitori, hanno optato per la chiusura anticipata. È il caso, ad esempio, delle scuole dell’infanzia Bertani e San Paolo, in centro, dove l’orario è stato ridotto con uscita alle 13:00. Una decisione che ha scatenato le proteste di mamme e papà, costretti a riorganizzare in fretta la giornata lavorativa.

«Fino all’anno scorso i pranzi della San Paolo arrivavano dalla Mazzini, distante 4-500 metri, non si capisce perché quest’anno li debbano fare arrivare da Sestri, esponendosi a questi disagi, e scaricandoli poi sulle famiglie. Per inciso, ci eravamo dati tutti disponibili a preparare il pranzo al sacco, ma il dirigente ci ha ignorato» racconta un genitore, denunciando una scelta ritenuta ingiusta e poco condivisa.

Dal Comune, l’assessora Bruzzone spiega il tentativo di indirizzare le scuole verso soluzioni meno impattanti sui nuclei familiari, ma ricorda anche i limiti del proprio ruolo: «Noi abbiamo suggerito possibili opzioni, ma poi chi decide è il dirigente scolastico. Non possiamo intervenire sull’autonomia scolastica».

Quello che vedete sotto è tutto il pasto consumato oggi dai bambini dell’Istituto Comprensivo “San Gottardo & Staglieno”: una mezza scatoletta di tonno, un succo di frutta e un budino, considerato “pasto sostitutivo” per il mancato arrivo dei veicolati dalle cucine di Sestri Ponente per il blocco stradale messo in atto dai lavoratori ex Ilva. Il pane è arrivato dopo, in ritardo. Alcuni bimbi non mangiano il tonno perché non amano il pesce e si sono fatti bastare budino e e succo. Forse è anche il caso di rivedere la consistenza dei pasti sostitutivi di emergenza.

Il caso riaccende il dibattito su mensa centralizzata, appalti e gestione delle emergenze: un sistema già fragile, che basta un blocco della circolazione per mettere in crisi, con ricadute immediate sulla vita quotidiana di bambini e genitori.

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