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Caso Civ, Beghin ammette: «La lettera era scritta male, ma il principio resta»

L’assessora al Commercio, Artigianato, Turismo e Marketing territoriale Tiziana Beghin chiarisce che non sarebbero state chieste direttamente le dimissioni di alcun presidente, ma una verifica da parte delle associazioni di categoria sui possibili conflitti tra incarichi nei Civ e attività politica. Il centrodestra attacca e chiede un chiarimento in Consiglio comunale, mentre Ilaria Cavo sollecita la revoca della delega

La lettera inviata dall’assessorato al Commercio alle associazioni di categoria era formulata male, tanto da produrre un messaggio diverso da quello che l’amministrazione intendeva trasmettere. L’assessora al Commercio, Artigianato, Turismo e Marketing territoriale Tiziana Beghin riconosce apertamente l’errore, ma non arretra sul principio che aveva portato alla stesura del documento: i Centri integrati di via non dovrebbero essere utilizzati come strumenti di iniziativa o propaganda politica.

«Oggettivamente il testo è scritto male», afferma Beghin, intervenendo sul caso che nelle ultime ore ha acceso lo scontro tra maggioranza e opposizione. È stata inviata una bozza invece della lettera “finita”. L’assessora precisa però che la lettera non sarebbe stata spedita direttamente ai singoli Civ e che non sarebbe stata avanzata una richiesta formale di dimissioni nei confronti di alcun presidente.

La comunicazione era indirizzata a Confcommercio e Confesercenti, considerate dal Comune le associazioni chiamate a vigilare sul corretto funzionamento dei Civ. A loro veniva chiesto di esaminare eventuali situazioni nelle quali l’attività politica dei presidenti potesse prevalere sulla funzione di rappresentanza economica e territoriale.

«È stato semplicemente ricordato che nei Civ possono esistere incompatibilità tra i ruoli», sostiene Beghin. «In una fase nella quale la dialettica politica è particolarmente aspra, ci sono stati casi che hanno superato quei limiti. Alle associazioni è stato chiesto di verificare e valutare che cosa fare».

Il nodo più contestato è contenuto nella parte della lettera nella quale l’assessorato invitava a considerare la possibilità di chiedere le dimissioni dei presidenti che avessero manifestato apertamente il proprio schieramento politico attraverso attacchi pubblici, oppure di procedere alla loro sostituzione. La formulazione era accompagnata dal richiamo ai contributi, ai patrocini e alle autorizzazioni comunali, elemento interpretato dalle opposizioni come una pressione economica sulle associazioni dei commercianti.

Secondo Beghin, tuttavia, l’intenzione non era quella di subordinare i finanziamenti pubblici alla vicinanza politica con la Giunta. Il riferimento riguardava invece la necessità di preservare il rapporto istituzionale tra il Comune e organismi che ricevono risorse pubbliche per promuovere il commercio locale e organizzare iniziative nei quartieri.

«Il senso era: verificate se esistono casi nei quali la contrapposizione tra forze politiche prevale sull’interesse del Civ e valutate gli eventuali interventi», spiega l’assessora. «Non è stato imposto nulla. Nella lettera c’è scritto proprio “valutate”».

La posizione di Beghin va oltre il singolo episodio. A suo giudizio, chi ricopre la presidenza di un Centro integrato di via non dovrebbe svolgere contemporaneamente un’attività politica riconoscibile, indipendentemente dal partito di appartenenza.

«Per me dovrebbero lasciare la presidenza dei Civ tutti coloro che fanno politica attiva, anche quando appartengono al Partito Democratico o al Movimento 5 Stelle», dichiara. L’assessora ricorda che, all’inizio del mandato, a una persona vicina al Movimento 5 Stelle sarebbe già stato chiesto di fare un passo di lato.

Il problema, precisa, non sarebbe la libertà dei singoli presidenti di esprimere opinioni o criticare l’amministrazione. «Lo possono fare come cittadini, non utilizzando il ruolo di presidente del Civ», sostiene. «Questi organismi devono restare strumenti al servizio delle attività economiche e non trasformarsi in tifoserie».

Alla base della vicenda ci sarebbero alcuni episodi considerati incompatibili con la funzione istituzionale dei Centri integrati di via. Tra questi, commenti pubblicati sui social e rivolti anche al figlio della sindaca Silvia Salis, l’attività politica continuativa di una presidente già consigliera municipale del centrodestra e una raccolta di firme contro l’amministrazione ospitata nelle botteghe aderenti a un altro Civ.

Nei direttivi e nelle presidenze dei Centri integrati di via sono presenti persone apertamente schierate sia con il centrodestra sia con il centrosinistra. Per l’assessora, però, la semplice appartenenza o vicinanza a un partito non sarebbe sufficiente a determinare un problema: la linea verrebbe superata quando il Civ, attraverso la propria rete commerciale, diventa parte attiva di una campagna politica.

Il quadro normativo richiamato dall’amministrazione è il protocollo sui Civ approvato nell’aprile del 2015 e successivamente integrato da un addendum ratificato nel 2023, durante la precedente Giunta di centrodestra. L’atto era stato sottoscritto dall’allora assessora al Commercio Paola Bordilli, oggi capogruppo della Lega in Consiglio comunale e tra i firmatari della nota con la quale l’opposizione ha attaccato Beghin.

«Non lo dico io, lo prevede il protocollo», osserva l’assessora. «Non si possono avere incarichi politici. In alcuni casi si è chiuso un occhio perché le persone coinvolte hanno esercitato i propri ruoli con correttezza, senza utilizzare la presidenza per iniziative di partito».

Prima della lettera, riferisce Beghin, l’amministrazione avrebbe già affrontato verbalmente la questione con le associazioni di categoria. Una delle organizzazioni avrebbe quindi chiesto un documento scritto che richiamasse formalmente il contenuto del protocollo.

È in quel passaggio che si sarebbe verificato l’errore: sarebbe stata inviata la prima bozza. «È partita la prima versione, che doveva essere trasformata in un testo accettabile», ammette l’assessora. «Il modo in cui è stata scritta è sbagliato, ma il senso lo rivendico».

Dopo l’esplosione della polemica, Comune, Confcommercio e Confesercenti si sono incontrati per tentare di ricomporre il rapporto. Alla riunione hanno partecipato anche la sindaca Silvia Salis e il vicesindaco Alessandro Terrile.

L’amministrazione ha definito il confronto con le associazioni di categorie avvenute ieri utile a chiarire lo spirito della lettera e a superare i fraintendimenti. Beghin ha riconosciuto che i toni potevano far pensare a un’ingerenza nei confronti degli organismi rappresentativi dei commercianti.

«Sono dispiaciuta se la lettera ha fatto intendere altro», ha dichiarato. «È pienamente legittimo che ciascuno abbia le proprie opinioni politiche. È però necessario distinguere il dibattito tra partiti dall’attività dei Civ, che devono rappresentare le imprese e confrontarsi con l’amministrazione sui problemi dei quartieri».

Da parte del Comune è stata annunciata la disponibilità ad aprire a settembre un tavolo periodico con le associazioni di categoria per rivedere e aggiornare il protocollo. L’obiettivo dichiarato è precisare meglio i confini tra l’autonomia politica delle persone e le responsabilità connesse alla rappresentanza dei Civ, evitando che in futuro una formulazione ambigua produca una nuova crisi.

Le spiegazioni non hanno però fermato le opposizioni. Lega, Fratelli d’Italia, Vince Genova, Orgoglio Genova-Noi Moderati, Forza Italia e Gruppo Misto hanno definito la lettera un’interferenza indebita nell’autonomia delle associazioni e un tentativo di limitare il dissenso.

Secondo il centrodestra, il richiamo ai contributi e alle autorizzazioni comunali, seguito dall’invito a valutare la sostituzione dei presidenti critici verso la Giunta, avrebbe assunto il carattere di una pressione politica. Le opposizioni contestano inoltre quella che descrivono come una crescente insofferenza dell’amministrazione nei confronti delle critiche provenienti da categorie economiche, associazioni e corpi intermedi.

Il capogruppo di Forza Italia Mario Mascia ha parlato di un’iniziativa illiberale, sostenendo che i Civ siano aggregazioni autonome di commercianti, artigiani e imprese e debbano poter scegliere liberamente i propri rappresentanti. Per Mascia, il rapporto con il Comune e l’accesso ai finanziamenti pubblici non autorizzano l’amministrazione a intervenire sugli assetti interni delle associazioni.

Ancora più netta la posizione della deputata e capogruppo di Noi Moderati-Orgoglio Genova Ilaria Cavo, che ha annunciato un’interrogazione per la prossima seduta del Consiglio comunale. Cavo chiederà alla sindaca Silvia Salis di disconoscere formalmente la lettera e di valutare la revoca della delega al Commercio a Beghin.

«Le mezze scuse non possono bastare», sostiene Cavo, secondo la quale il testo della missiva era troppo esplicito per essere ridimensionato attraverso un chiarimento successivo. «Se si devono ipotizzare dimissioni, non sono certamente quelle dei presidenti dei Civ».

La vicenda approderà quindi in aula, dove la discussione non riguarderà soltanto l’errore materiale nella trasmissione della bozza. Il confronto sarà soprattutto politico: da una parte il diritto dei Civ e dei loro presidenti a criticare liberamente l’amministrazione, dall’altra il limite oltre il quale un organismo nato per sostenere il commercio rischia di diventare parte organizzata dello scontro tra maggioranza e opposizione.


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