«Un attentato che colpisce anche l’idea stessa di libertà»: doppia condanna in aula di Salis per l’attacco a Ranucci

In Consiglio comunale scatta la solidarietà al giornalista. Kaabour parla di «atto assolutamente vile» che «colpisce l’idea stessa di libertà di stampa e indebolisce la democrazia». La Sindaca: «La stampa non deve compiacere il potere, lo deve disturbare… difendiamo libertà di stampa e indipendenza della magistratura»

Nel corso della seduta, la dichiarazione d’inizio lavori del consigliere Si Mohamed Kaabour (PD) sull’attentato alle auto del giornalista Sigfrido Ranucci e della figlia.

Le parole di Si Mohamed Kaabour
«Questo documento in realtà è doveroso perché quanto è successo qualche giorno fa al giornalista Ranucci credo che debba intanto richiamare la nostra attenzione e la nostra volontà, necessità di esprimere tutta la solidarietà a lui come persona, come giornalista, alla sua famiglia e a tutte le giornaliste e giornalisti che portano avanti il loro lavoro, a volte anche quando sono sotto minaccia, a volte anche quando costa caro così alla loro di persona. Credo che quanto è accaduto l’attentato di per sé è un atto assolutamente vile ma soprattutto che non colpisce solo la persona ma colpisce l’idea stessa di libertà, di stampa e indebolisce quell’idea di democrazia – ha detto il consigliere Dem – Una democrazia che diventa porosa e diventa in qualche maniera anche suscettibile della… diciamo… della minaccia di chi invece non condivide il racconto della realtà dei fatti e il lavoro di giornalismo d’inchiesta. Non possiamo negare che viviamo un tempo in cui la libertà di stampa è messa sotto scacco e in qualche maniera spesso delegittimata e screditata anche da un linguaggio di esponenti e di figure pubbliche che in qualche maniera mettono in discussione il lavoro professionale dei giornalisti e delle giornaliste e credo che i cattivi esempi che noi abbiamo dobbiamo… scacciarli perché nel momento in cui una figura politica o pubblica o comunque un esponente di governo, come è accaduto anche nelle ultime settimane… detta proprio dalla nostra Presidente del Consiglio in cui dichiara di preferire di non parlare con la stampa italiana, credo che si veicoli un messaggio per cui l’informazione non è un diritto ma un fastidio. Il nostro impegno e la nostra responsabilità come figure politiche istituzionali è quella di innanzitutto portare solidarietà e difendere la parola libera delle persone anche quando non pensiamo, come dire, le loro stesse cose, ma soprattutto l’invito deve essere a noi in qualche maniera di assumere un linguaggio che possa essere di esempio per la cittadinanza che ci ha eletti, che in qualche maniera ci delega a rappresentarli in luoghi del genere e soprattutto a richiamare l’attenzione a quelle libertà come la libertà di stampa sancita dalla nostra Costituzione nell’articolo 21 ad essere una libertà tutelata e ad essere tutelato anche il lavoro dignitoso dei giornalisti e delle giornaliste nel nostro Paese».
L’intervento della sindaca Silvia Salis
«Quello che è successo a Sigfrido Ranucci è un atto vile, ma del resto la criminalità lo è sempre, è la giustizia che deve essere coraggiosa, è chi dice la verità che deve avere coraggio, non chi dice le bugie – ha commentato la sindaca Silvia Salis -. Chi difende la verità deve avere coraggio e chi lo fa spesso è da solo, ed è lasciato sempre più solo perché, come ricordava giustamente, ormai la stampa è lasciata sola di fronte a un mondo dove tutti possiamo comunicare, possiamo comunicare dal nostro profilo e possiamo pretendere che quella sia la verità e che quello sia un dato di fatto, che quello sia giusto e che quello sia fondato. Non esiste più un contraddittore, non esiste più un controllo, vale tutto, tutti possono dire tutto. In questo senso il mestiere del giornalista è sempre più difficile ed è sempre più difficile perché si trova anche in queste situazioni dove per dire la verità deve avere la scorta, dove per dire la verità deve sopportare che sotto casa sua esplodano delle bombe. Vedete quello che è successo unito al caso Paragon, ma permettetemi, non so se avete visto, se leggete i giornali recentemente, non certo il manifesto, ma il Sole 24 Ore, il giornalista del Sole 24 Ore, ripeto, non il manifesto ma un giornale abbastanza, diciamo di cena, si sono lamentati della situazione nella quale lavorano e non vado oltre perché non voglio entrare in polemiche, perché oggi voglio parlare di un’altra cosa, della libertà di stampa che è un pilastro della nostra democrazia, come lo è l’indipendenza della magistratura. Entrambi sono pilastri della nostra democrazia e noi dobbiamo difenderli e sarò molto breve perché il messaggio è anche per i giornalisti qui presenti in sala. Dobbiamo difenderli per un motivo molto chiaro perché garantiscono anche a noi di vivere in uno Stato di diritto dove anche la nostra libertà è tutelata. Perché vedete la stampa non deve compiacere il potere, lo deve disturbare e se il potere non accetta di essere disturbato e inizia a decidere chi può intervistarlo e con chi può parlare, lì è in crisi la libertà di stampa in questo Paese, quando il potere decide e dice ai giornali e dice alle redazioni con chi gli aggrada parlare, questo… non mette in crisi la libertà di stampa in un Paese perché tu puoi continuare a fare il giornalista però poi non puoi più intervistare nessuno, non puoi più fare le domande che reputi giuste, non puoi più fare una controdomanda perché non ti è permesso di fare neanche la prima e vedete in questo senso chiunque eserciti un ruolo e abbia un potere amministrativo deve difendere la libertà di stampa perché non sai mai quando sarà il momento che questa libertà serva anche a te».
Al termine, un consigliere per ciascun gruppo ha preso la parola, contribuendo a una condanna trasversale dell’attentato e a un rinnovato impegno a presidio delle libertà costituzionali richiamate in aula.
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