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Nel carcere di Pontedecimo nasce il lavandeto della rinascita: formazione per i detenuti e un’area più accogliente per i figli

Inaugurato alla Casa circondariale di Genova Pontedecimo un progetto che unisce sostenibilità, reinserimento sociale e tutela dei legami familiari. Con 200 piante di lavanda, un estrattore per oli essenziali, ciliegi, gazebo e giochi inclusivi, gli spazi dell’istituto diventano luoghi di formazione e incontro

Un lavandeto dentro il carcere, un’area colloqui all’aperto più accogliente per le famiglie e un progetto che prova a trasformare la cura dell’ambiente in una possibilità concreta di formazione, responsabilità e futuro. È stato inaugurato oggi alla Casa circondariale di Genova Pontedecimo l’intervento sostenuto da Timossi Beverage & Food Solution nell’ambito della campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso promossa da AzzeroCO2 e Legambiente. L’iniziativa mette insieme rigenerazione ambientale, percorsi professionalizzanti per le persone detenute e attenzione ai legami familiari, in particolare nei colloqui tra madri detenute e figli.

Il progetto si sviluppa su due piani paralleli. Il primo riguarda la realizzazione di un lavandeto all’interno dell’istituto penitenziario, con la messa a dimora di 200 piante di lavanda e la fornitura di un estrattore per la produzione di oli essenziali. Non si tratta soltanto di un intervento di verde, ma del nucleo di un percorso formativo affidato all’associazione Seconda Chance, realtà non profit impegnata a livello nazionale nel reinserimento lavorativo delle persone detenute. Attraverso la coltivazione, la cura delle piante, la trasformazione e la produzione di derivati, il lavandeto diventerà uno spazio di apprendimento professionale, ma anche un esercizio di continuità, disciplina, attenzione e responsabilità.

I prodotti realizzati saranno messi a disposizione dell’associazione che gestisce le attività interne, contribuendo ad accrescere il valore sociale dell’intervento. L’obiettivo dichiarato è offrire competenze spendibili, costruendo un ponte tra il tempo della detenzione e il possibile reinserimento lavorativo. In questo senso la lavanda diventa materia viva di un percorso più ampio: non solo pianta ornamentale o produttiva, ma strumento per rimettere in moto capacità, autonomia e fiducia.

Il secondo intervento ha riguardato l’area colloqui all’aperto, spazio particolarmente delicato perché utilizzato anche dalle mamme detenute durante gli incontri con bambini e bambine. Qui sono stati piantati 10 alberi di ciliegio ed è stato installato un gazebo per creare zone d’ombra nei mesi più caldi. Sono stati inoltre collocati giochi inclusivi e sensoriali, realizzati in plastica riciclata post consumo, dentro un processo di economia circolare. L’intento è rendere il luogo meno duro, più adatto ai bambini e capace di proteggere, almeno in parte, la qualità del tempo familiare durante la detenzione.

All’inaugurazione hanno partecipato Fabio Gregorio, consigliere del Comune di Genova, Paola Penco, direttrice della Casa circondariale di Genova Pontedecimo, Nicoletta Marzi, responsabile marketing e comunicazione del Gruppo Timossi, e Nicola Merciari, responsabile commerciale dell’area sostenibilità di AzzeroCO2. La presenza di istituzioni, impresa, mondo associativo e direzione penitenziaria restituisce il senso dell’operazione: il carcere non come spazio separato dalla città, ma come luogo in cui la rete territoriale può costruire interventi utili sia alle persone detenute sia alla comunità.

Per Timossi Beverage & Food Solution, azienda nata nel 1952 e oggi punto di riferimento nella distribuzione per il settore alberghi, ristoranti e catering, il progetto rientra in un percorso più ampio di responsabilità sociale d’impresa. Barbara Sanna, responsabile pubbliche relazioni e referente per i criteri ambientali, sociali e di buona governance del Gruppo Timossi, spiega che iniziative come questa rappresentano un modo concreto di intendere la sostenibilità come creazione di valore per il territorio e per le persone. L’azienda, sottolinea, punta a integrare in modo strutturale nelle proprie strategie principi ambientali, sociali e di buona governance, sostenendo progetti capaci di produrre effetti positivi e duraturi.

La campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso nasce proprio con questa impostazione: usare la cura della natura come strumento di inclusione e rigenerazione. Nicola Merciari, per AzzeroCO2, evidenzia come il progetto di Pontedecimo metta in relazione biodiversità, competenze e valori, producendo un impatto sul piano umano, ambientale ed economico. In carcere, questa idea si traduce in spazi che servono a imparare un mestiere, ma anche a proteggere relazioni essenziali, come quelle familiari. La rigenerazione fisica degli ambienti diventa così parte di un percorso di reintegrazione sociale.

La direttrice Paola Penco legge l’iniziativa dentro la finalità rieducativa della pena e nel rapporto tra carcere e territorio. Il lavandeto, afferma, offre uno strumento concreto di formazione e riscatto professionale, insegnando il valore della cura e restituendo dignità attraverso nuove competenze. La riqualificazione dell’area colloqui, invece, risponde a un’esigenza altrettanto centrale: tutelare i legami affettivi e il diritto alla genitorialità, garantendo ai bambini uno spazio verde, accogliente e sereno in cui incontrare le proprie madri. Quando il rispetto per l’ambiente incontra l’impegno sociale, osserva la direttrice, la trasformazione degli spazi diventa metafora di una possibilità di rinascita.

Anche Fabio Gregorio sottolinea il valore civile dell’intervento. Il carcere, dice, non deve essere considerato soltanto un luogo di pena, ma uno spazio in cui costruire percorsi, relazioni e possibilità. Per questo è decisivo che non resti isolato dal tessuto cittadino, ma continui a dialogare con istituzioni, imprese, associazioni e comunità. Il consigliere comunale ringrazia la direzione e il personale della Casa circondariale di Pontedecimo, evidenziando l’importanza di aziende e partner che scelgono di investire in progetti capaci di generare valore sociale, ambientale e umano.

L’intervento inaugurato oggi ha quindi un valore che va oltre la sistemazione di due aree. Il lavandeto e lo spazio colloqui all’aperto parlano della stessa idea: anche dentro un luogo di privazione della libertà possono nascere cura, apprendimento, responsabilità e relazioni più protette. Non cancellano la pena, ma provano a darle una prospettiva. E mostrano come la sostenibilità, quando non resta una parola astratta, possa diventare lavoro, educazione, genitorialità e reinserimento.


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