Il Comune punta sul turismo LGBTQIA+: «Inclusione come motore di sviluppo»

In aula l’interrogazione del consigliere Pd Edoardo Marangoni. L’assessora Tiziana Beghin: dai Stati Generali europei del turismo LGBTQIA+ di Milano una rotta per Genova: destination management dedicato, formazione e certificazione dell’ospitalità, Pride Week strutturata e misurazione dei risultati

Il Comune mette a fuoco una strategia per il turismo LGBTQIA+. In Consiglio, l’interrogazione del consigliere Edoardo Marangoni ha chiesto di capitalizzare gli esiti dell’Europe Summit for LGBT Tourism – Inclusion between East and West (Milano, 30 settembre–1° ottobre), puntando su pratiche trasferibili a Genova. Tre le ragioni indicate: il cambio di clima politico e amministrativo in città; la necessità di garantire il pieno godimento dei diritti a residenti e visitatori; il potenziale economico del segmento, sostenuto da dati di mercato.

Rispondendo, l’assessora Tiziana Beghin ha definito l’appuntamento milanese «un momento di analisi strategica» sottolineando che l’inclusività è «non solo un dovere etico, ma un volano per i flussi turistici». Citando analisi presentate al summit, Beghin ha ricordato come città che investono in accoglienza registrino incrementi molto marcati delle presenze, mentre contesti restrittivi subiscono crolli.
Le linee operative per Genova
- Destination management LGBTQIA+: una cabina di regia cittadina che coordini politiche, promozione e servizi, oltre il singolo evento.
- Formazione e certificazione: programmi per operatori dell’ospitalità e del commercio, con standard di accoglienza e marchi per le strutture inclusive.
- Comunicazione e sicurezza: informazioni chiare e multilingue su servizi, norme anti-discriminazione, contatti utili e percorsi consigliati.
- Eventi “leva”: trasformare il Genoa Pride in una settimana diffusa di appuntamenti culturali, sportivi e musicali; valutare la candidatura a grandi eventi inclusivi.
- Misurazione: attivare un osservatorio con indicatori su arrivi, permanenza media, spesa e reputazione online, in partnership con player del turismo.
«Investire in questa direzione significa puntare su una Genova più giusta, più aperta, più europea e più attrattiva» ha concluso Beghin, annunciando l’intenzione di avviare i primi passi su protocollo cittadino, formazione, rete di strutture certificate e calendarizzazione degli eventi.
Marangoni rilancia una serie di azioni concrete, chiedendo che Genova «diventi meta attrattiva» grazie a interventi culturali e di accoglienza:
- Rete “friendly” diffusa. «Attivare una rete friendly dell’accoglienza e della movida, a partire dalle realtà già attive che resistono e spesso subiscono vandalizzazioni a sfondo omolesbotransofobico.»
- Museo della storia LGBTQIA+. «Costituire un Museo della storia del movimento di liberazione e orgoglio LGBTQIA+, a partire dal “primo Pride d’Italia” (Sanremo, 5 aprile 1972). La mostra Arcigay – Sanremo 1972 gira l’Italia ma a Genova non è mai stata esposta (se non nella loro sede): potrebbe essere il primo segno, il primo tassello del museo.»
- Archivio cittadino di documentazione. «Creare il primo Archivio di documentazione LGBTQIA+, recuperando e valorizzando anche materiali dell’Archivio storico degli ospedali psichiatrici di Genova (Borzoli), con cartelle che toccano anche storie di persone LGBTQIA+. Il Comune faccia da connettore tra università ed ex ospedali/archivi per salvare e mettere a sistema questo patrimonio.»
- Partnership accademiche. «Attivare collaborazioni con atenei che già operano negli archivi degli ex ospedali psichiatrici (come Università di Siena e di Arezzo), coinvolgendo docenti – in particolare docenti donne con competenze sul tema – per un progetto scientifico e culturale stabile.»
«Genova è città aperta per vocazione: nessuno deve rinunciare a visitarla o viverla per paura di non essere libero» conclude Marangoni. «Queste proposte sono segnali concreti per un turismo più inclusivo, una memoria condivisa e una crescita che unisce cultura, diritti ed economia»
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