Italia e Mondo 

Notte di tensione in mare per la Global Sumud Flotilla: «L’esercito Israeliano sta arrivando»

Le navi cariche di aiuti umanitari verso Gaza entrano nella zona ad alto rischio. Droni in volo, imbarcazioni non identificate si avvicinano, l’allerta cresce

È stata una notte carica di paura e incertezza per la Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria diretta verso la Striscia di Gaza. Le imbarcazioni, che hanno sempre navigato in acque internazionali senza entrare in quelle israeliane, sono ormai prossime all’area in cui le precedenti flottiglie furono intercettate o attaccate.

Intorno alle 2:30 di stanotte, la spedizione ha annunciato sui propri canali social di essere entrata nella «zona ad alto rischio», denunciando un aumento dell’attività dei droni e preparandosi a ogni scenario. «Siamo in stato di massima allerta», hanno scritto gli attivisti, confermando che tutte le navi hanno attivato i protocolli di emergenza.

Navi seguite e telecamere oscurate

Secondo quanto riferito dai partecipanti, alcune imbarcazioni non identificate, con le luci spente, si sarebbero avvicinate alla flottiglia per poi allontanarsi. Intanto, diverse telecamere di sicurezza installate a bordo sarebbero state messe fuori uso. «Abbiamo visto l’esercito israeliano che si avvicina e ci stiamo mettendo in posizione», ha dichiarato in un video l’eurodeputata Benedetta Scuderi (Avs), a bordo di una delle imbarcazioni, con indosso un giubbotto di salvataggio. «Non sappiamo quando potremo riaprire le comunicazioni», ha aggiunto.

La posizione dell’Italia

La fregata Alpino della Marina militare italiana ha emesso un secondo e ultimo avviso ufficiale al limite delle 150 miglia nautiche dalla costa di Gaza, dichiarando che non oltrepasserà quel confine. Fin da ieri pomeriggio, la nave si era resa disponibile a imbarcare eventuali persone intenzionate a lasciare la spedizione.

L’attesa e i piani di Israele

Secondo media israeliani, la flotilla potrebbe raggiungere le coste entro la notte tra mercoledì e giovedì, in coincidenza con Yom Kippur, giornata sacra di digiuno. Il piano dell’Idf prevede l’intercettazione in mare aperto e il trasferimento dei partecipanti nel porto di Ashdod, per poi condurli al carcere di Ketziot. Sono state già predisposte unità speciali, oltre 600 agenti, ambulanze di terapia intensiva e ospedali in stato di allerta.

«Non ci fermiamo»

Nonostante le minacce e le pressioni, la spedizione ha ribadito la propria determinazione: «Siamo a meno di 145 miglia da Gaza. Restiamo vigili, ma non ci lasciamo scoraggiare. Continuiamo la navigazione per portare aiuti e solidarietà al popolo di Gaza».


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