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La politica ai tempi del bilancio: Piciocchi urla alla “manovra infame”. Mesmaeker e Ghio: «Più rispetto e meno insulti. Chi ha svuotato le casse ora fa la morale»

Scontro all’ultimo comunicato stampa tra maggioranza e opposizione dopo il confronto nella Sala Rossa di Tursi: l’ex vicesindaco e assessore al bilancio per 8 anni, ora a capo del gruppo di minoranza Vince Genova, usa toni gridati per censurare il provvedimento. I capogruppo di M5S e Avs gli ricordano che fino a due mesi fa aveva lui le chiavi della civica cassa e rilanciano: «Chi ha avuto per anni la responsabilità del bilancio dovrebbe forse interrogarsi su dove fossero finiti quei soldi di cui oggi ci si scopre orfani, anziché vestire i panni della vittima e urlare al furto»

Pesante strascico di polemiche dopo il Consiglio comunale che oggi ha approvato (coi soli voti del centrosinistra) la variazione di bilancio del comune di Genova. In questo supplemento di lite tra maggioranza e opposizione non sono volati i numeri, ma gli aggettivi pesanti da parte di Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova, ex vicesindaco e, per 8 anni, assessore al bilancio, che – in una nota – tra le altre cose ha definito “infame” la manovra proposta dalla nuova giunta, votata oggi a maggioranza.

Pesantissime e ben oltre il limite del bon ton istituzionale le parole del capogruppo di Vince Genova: «Quella presentata oggi in Consiglio comunale – ha detto – è una manovra ingannevole, che tradisce i genovesi e tenta di cancellare otto anni di buona amministrazione». La sua, ovviamente. «Non solo avete mentito – ha proseguito – ma avete anche nascosto ai cittadini l’ennesimo regalo amaro: l’aumento della Tari per il prossimo anno, infilato tra le righe di una manovra che definire infame è dir poco». L’aumento della Tari è stato smentito sia ieri dalla sindaca Silvia Salis sia oggi in aula dal vicesindaco Alessandro Terrile. Nessun aumento della tassa sulla spazzatura è comparso oggi, in effetti, nella manovra di bilancio. Ma Piciocchi ha insistito: «Questa Giunta si è già distinta come quella delle tasse, delle bugie e dello scaricabarile. Avete diffuso solo messaggi allarmistici e catastrofici, spaventando i genovesi» ha concluso.

Una reazione, la sua, che ha suscitato non poche sopracciglia sollevate in maggioranza, dove c’è chi ha cominciato a cercare sul regolamento se per “infame” serva una censura d’aula o basti una sbuffata.

Marco Mesmaeker, capogruppo M5S, ha indossato i panni del moderatore zen e, evitando di restituire l’aggettivo al mittente («potremmo, ma non lo facciamo»), ha invitato il collega di minoranza a un uso del dizionario più sobrio e più idoneo a un contesto istituzionale. «Noi non ci abbassiamo al livello dell’ex facente funzione che scientemente oggi ha insultato la Sindaca e la sua Giunta. Certo, sarebbe facile fare lo stesso gioco e tacciarli di infamia, ma no… noi non cadiamo in quella trappola. Però, un consiglio, anzi due, sentiamo sia doveroso darli a lui e alla sua compagine: meno espressioni inopportune quando si prende la parola nella casa dei genovesi; più onestà quando si parla di bilanci. Anziché concionare di buona amministrazione, Piciocchi legga attentamente i numeri: all’indomani delle elezioni, abbiamo aperto i cassetti e scoperto una voragine. Letteralmente. E sono debiti da far tremare i polsi! Qualcuno rammenti all’ex vicesindaco bocciato dai cittadini che mancano all’appello quasi 50 milioni di euro. E qualcuno gli ricordi che non è con i giochi di prestigio che si salva il sociale, che si mette in sicurezza il territorio provvedendo a viabilità, decoro urbano, pulizia. Non è con gli scivoli in XX Settembre o con la focaccia e le trenette al pesto in piazza à-la-Toti che si risanano i conti di Amt tutelando i lavoratori e i loro stipendi. Non è con i fuochi d’artificio che si aiutano le fasce deboli lasciate sole da una destra che solo oggi se ne ricorda. Non è con i costosissimi e fallimentari Genova Jeans o con gli Euroflora noti da un lato per le vendite truccate e dall’altro per la devastazione dei Parchi di Nervi, che si assumono maestre d’asilo o si aiutano i commercianti strozzati dai supermercati amici della destra cittadina e regionale. Potremmo andare avanti a lungo, ma ci fermiamo qui per pietà! Concludiamo però dicendo che oggi, noi, siamo costretti a rimediare a 8 anni di pessima gestione della cosa pubblica con Genova passata alla storia per la Tari più costosa d’Italia ma per una delle differenziate meno performanti. E che dovremo fare anche i conti con la manovra finanziaria più ridicola a memoria d’uomo: chi ha venduto al privato il Palazzetto per 14 milioni di euro salvo poi ricomprarlo per 29 milioni di euro? Non noi».

«Esprimiamo sconcerto per i toni utilizzati, a partire dall’uso del termine ‘infame’ nel titolo: un linguaggio inaccettabile nel confronto politico, tanto più quando si parla di provvedimenti dolorosi ma necessari per il bene collettivo – aggiunge Francesca Ghio, capogruppo di Avs -. Chi oggi grida allo scandalo dimentica, o finge di dimenticare, che la manovra approvata nasce da una situazione finanziaria gravissima lasciata in eredità dalla precedente amministrazione, che ha portato il Comune sull’orlo del dissesto. Abbiamo scelto di non tagliare i servizi essenziali — asili, assistenza ai disabili, trasporto scolastico – e per farlo siamo stati costretti a interventi straordinari, come un piccolo aumento temporaneo, ci teniamo a sottolinearlo, dell’IMU per le abitazioni con canoni concordati. La maggioranza ha agito con responsabilità e trasparenza, senza sottrarsi al peso delle decisioni difficili. Quindi a chi insulta, urla sguaiatamente e rallenta i lavori dell’aula dando vita a siparietti indecenti e rumorosi suggeriamo di collaborare, invece, alla ricostruzione di una città che per otto anni ha vissuto solo di annunci e proclami. Noi ci siamo assunti la responsabilità di una scelta difficile, proprio perché vogliamo ricostruire su basi solide e vere, non sulle illusioni. Perché chi ha svuotato le casse oggi fa la morale, ma noi siamo qui a cercare di rimettere in piedi Genova. E la ricostruzione della città passa anche da questo: dire la verità, assumersi le proprie responsabilità, fare scelte difficili e rifiutare la propaganda di chi oggi protesta, ma ieri taceva di fronte agli sprechi e alla cattiva gestione. Siamo disponibili a discutere di tutto, ma non accettiamo che si trasformi un dibattito serio come quello su questa manovra finanziaria in uno scontro urlato, offensivo e denigratorio».

Se i toni sono questi, prepariamoci a una lunga stagione di accuse, rimpianti e memorie selettive. Ma, in fondo, lo diceva anche Totò: è la somma che fa il totale. E nel bilancio del Comune il totale oggi ha fatto (meno)49 milioni. Da recuperare.

A chi sia diretto il genovesissimo “Che faccia Giga” (citazione di Govi) proveniente da fuori campo nella vignetta realizzata con l’Ai, decidetelo voi.


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