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Tari 2026, nessun aumento deciso ma pesano gli errori del passato, Terrile: «Paghiamo le scelte mancate delle giunte Bucci»

In Consiglio comunale il consigliere Filippo Bruzzone (Lista Salis) denuncia il vuoto impiantistico lasciato in eredità dal centrodestra. Il vicesindaco: «Costi in aumento, ma faremo di tutto per non scaricarli sulle famiglie»

Nessun aumento della Tari previsto nei documenti attualmente in discussione in Consiglio comunale, ma l’allarme lanciato nei giorni scorsi resta sul tavolo. A sollevarlo ufficialmente, durante la seduta di oggi, è stato Filippo Bruzzone, consigliere della Lista Salis, che ha interrogato la Giunta per chiarire le prospettive sulla tariffa rifiuti per il 2026.

«Serve un’operazione verità», ha dichiarato Bruzzone, sottolineando come i timori di aumento della Tari siano il risultato diretto delle scelte mancate dalle precedenti amministrazioni Bucci. «Negli ultimi otto anni – ha accusato – non è stato fatto nulla per chiudere il ciclo dei rifiuti. Oggi spendiamo 30 milioni l’anno per smaltirli fuori comune, e questi costi finiscono sulle spalle dei cittadini».

Il riferimento è al ritardo accumulato nella realizzazione degli impianti previsti nel piano industriale AMIU del 2018, tra cui il biodigestore e l’impianto di trattamento meccanico-biologico (TMB), quest’ultimo ancora bloccato a Scarpino.

A replicare è stato il vicesindaco Alessandro Terrile, titolare della delega alle partecipate, che ha cercato di ristabilire la verità dei fatti:
«L’interrogazione consente di fare chiarezza su un tema molto importante. Innanzitutto, voglio rassicurare che nei documenti economico-finanziari all’esame del Consiglio non è previsto alcun aumento della Tari per il 2026. La preoccupazione è nata da una previsione contenuta nella relazione previsionale approvata da AMIU a maggio, che, seguendo i criteri imposti da Arera, ha ipotizzato un possibile incremento del fabbisogno in base ai costi storici degli ultimi due anni. Ma si tratta di una simulazione contabile, non di una decisione politica».

Terrile ha poi aggiunto:
«È vero che i costi di smaltimento sono cresciuti, e non possiamo ignorarlo. Ma non possiamo nemmeno dimenticare perché sono aumentati: perché negli ultimi anni non si è fatto ciò che andava fatto, ovvero realizzare gli impianti previsti da piani industriali già approvati. Il biodigestore non è mai stato avviato, il TMB è ancora in sospeso, e la discarica di Scarpino non ha ancora completato il proprio percorso di riattivazione. Questo vuoto impiantistico ha generato costi altissimi e oggi, purtroppo, ci troviamo a pagarne le conseguenze».

Infine, il vicesindaco ha confermato l’impegno della nuova amministrazione per evitare che l’aumento dei costi si traduca in aumenti in bolletta:
«Siamo già al lavoro per individuare soluzioni sostenibili e condivise, che permettano di contenere l’impatto sulle tariffe. Lo faremo in dialogo con AMIU, con i sindacati e con tutti gli attori coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti. Il nostro obiettivo è quello di mettere finalmente in campo le azioni strutturali rimaste ferme per troppo tempo, non solo per evitare rincari, ma per costruire un sistema efficiente e moderno, all’altezza di una grande città come Genova».

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